
Due anni e sei mesi di reclusione è la condanna inflitta a due operai accusati di aver sversato liquami prelevati in pozzi neri in mare a poca distanza dalla Grotta Azzurra di Capri. La sentenza è stata emessa oggi dal giudice monocratico di Napoli Luigi Buono che ha accolto le richieste del pm Federico Bisceglia della sezione ecologia della procura di Napoli. Il giudice ha condannato inoltre i due imputati, dipendenti della ditta Ecology srl, al pagamento di una provvisionale di 100 mila euro al Comune di Capri e 100 mila euro al Comune di Anacapri. Salvatore Criscuolo e Salvatore Guerriero, i due imputati condannati oggi, furono sorpresi dai carabinieri la notte del 17 agosto scorso mentre, dopo aver eseguito i lavori di spurgo del pozzo nero del ristorante «Il Riccio», riversavano in mare il contenuto dell’autobotte. I liquami, secondo gli esami dell’Arpac, sono stati classificati come rifiuti speciali non pericolosi. Le spiegazioni fornite dai due imputati, ovvero che lo sversamento in mare fu conseguenza di un improvviso guasto che provocò la fuoriuscita dei liquami, non è stata ritenuta convincente né dal pm Bisceglia né dal giudice Buono. Il pm, in particolare, ha ipotizzato che i due «coprissero» altri responsabili sottolineando inoltre che, a suo avviso, se gli imputati avessero collaborato alle indagini molto probabilmente sarebbero stati licenziati dalla ditta. Bisceglia, che aveva chiesto per entrambi 2 anni e 9 mesi di reclusione, ha inoltre evidenziato il grave danno prodotto dalla vicenda alla economia turistica di Capri. Criscuolo e Guerriero sono stati condannati per violazione delle norme introdotte in materia ambientale dalla legge varata lo scorso anno in seguito all’emergenza rifiuti in Campania. Le indagini proseguono per accertare altre eventuali responsabilità e omissioni che avrebbero favorito lo sversamento illecito. A quanto si è appreso, l’inchiesta di Bisceglia mira anche ad accertare presunte false certificazioni relative a sversamenti, in realtà mai avvenuti, in discariche da parte della stessa ditta. A tale proposito il magistrato sta esaminando la documentazione esibita oggi in aula dai difensori degli imputati per verificare alcune anomalie riscontrate nei certificati rilasciati dai responsabili delle discariche.