SALERNO - L’ultimo grave incidente accaduto nel luglio scorso sulla statale Paestum–Agropoli (la caduta di un tir sui binari ferroviari) ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica il gravissimo scandalo dello svincolo di Battipaglia. Da quasi mezzo secolo, all’uscita dell’autostrada, a Battipaglia, potenti quanto inutili piloni di cemento armato formano intorno a sé un paesaggio spettrale che ricorda molto le sequenze di un film di fantascienza. I milioni di automobilisti che, da anni, percorrono esterrefatti l’uscita di Battipaglia osservano quel paesaggio lunare che fa rassomigliare i piloni ad ogive di missili conficcati nel terreno da una tribù di extraterrestri. Dopo aver percorso una rotatoria improvvisata per necessità, una piccola stradina, che a stento consente il passaggio di un tir, immette la colonna infinita e continua di mezzi sulla strada per Paestum.
FINANZIATA DALLA REGIONE - Per scoprire le ragioni di questa grande opera pubblica che avrebbe dovuto risolvere il problema del traffico in direzione delle spiagge del Tirreno e della Magna Grecia, Paestum e Elea, bisogna sentire Gaspare Russo, all’epoca, presidente della giunta regionale della Campania. «Per me – esordisce Gaspare Russo - lo svincolo di Battipaglia ha sempre rappresentato il "buco nero" della strozzatura del traffico meridionale che, in estate, provoca effetti negativi anche nelle comunicazioni internazionali». L'ex presidente Russo, che della storia di quest’opera pubblica infinita, mai completata in più di quarant’anni, conosce ogni passaggio, specialmente nella fase iniziale, ricostruisce le varie fasi individuando le numerose responsabilità cancellate,oggi, dal tempo. Ecco il racconto inedito dell'ex governatore: «Nel 1984 la giunta approvò il Piano regionale triennale di sviluppo per la soluzione dei problemi del traffico sorti dopo l’apertura della Salerno Reggio Calabria. Per lo svincolo di Battipaglia furono stanziati 30 miliardi di lire che avrebbero dovuto finanziare la realizzazione di un ingresso degno di questo nome per accesso alla strada per Paestum. Allora da tutto il Paese, in nome del turismo e della cultura, diventava impellente la richiesta di aprire i collegamenti con la Magna Grecia salernitana».
In effetti, tutte le belle intenzioni naufragarono insieme «sulle miserie burocratiche e i conflitti istituzionali che videro impegnati comuni, regione e provincia a cui si aggiunsero subito dopo le numerose vertenze giuridiche».
LE RESPONSABILITA' - Di chi fu la responsabilità allora, chiediamo infine a Russo? «Un po’ di tutti: dopo i primi lavori si sviluppò un contenzioso giuridico che coinvolse i proprietari dei terreni espropriati; seguito quasi in contemporanea dalle numerose imprese che più volte ingaggiarono vertenze contro l’ANAS». Nel racconto c’è il ritratto dell’Italietta (e della Campania) che apriva cantieri delle opere pubblica sapendo che spesso non sarebbero stati completati. Ma la Campania di Bassolino - che ha avuto a disposizione centinaia di milioni di euro dall’Unione Europea - come mai non ha trovato i fondi per realizzare un strada per Paestum degna di questo nome? È un interrogativo che si pongono tutti senza trovare (finora) uno straccio di risposta.
Ugo Di Pace inserito da michele de lucia
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