
Attimi di paura ieri mattina all’Alcatel, dove i dipendenti hanno allestito da giorni un presidio in attesa che si chiarisca la cessione dell’azienda. Cinque lavoratori sfuggiti ai controlli, sono saliti ai piani superiori dell’azienda e, indossando magliette inzuppate di benzina, hanno minacciato di trasformarsi in torce umane se non fosse stata riaperta la trattativa con l’azienda e il governo. • In pochi minuti sul posto sono arrivati carabinieri e polizia, il sindaco, Giovanni Santomauro, e una miriade di politici per cercare di convincere i lavoratori a desistere dalla minaccia. Dopo un intervallo di tempo apparso lunghissimo, i cinque - un interinale e quattro a tempo pieno - fortunatamente si sono spogliati delle magliette inzuppate di benzina ma comunque non hanno lasciato il presidio, promettendo di rimanere asserragliati in azienda sino a quando non si sbloccherá la vertenza. • Intanto è stato fissato il prossimo 15 settembre a Roma, su richiesta della Provincia di Salerno, un summit al ministero delle attivitá produttive a cui parteciperanno i rappresentanti delle parti sociali, il sottosegretario Stefano Saglia, gli assessori provinciali Anna Ferrazzano e Generoso Andria, e l’assessore regionale alla ricerca, Nicola Mazzocca. L’assessore Ferrazzano ha ricordato di avere sollecitato ed ottenuto, unitamente all’assessore Andria, il tavolo istituzionale a seguito di una concertazione con il sottosegretario al lavoro, senatore Pasquale Viespoli. «Ferma restando l’impossibilitá per la Provincia di interferire con decisioni attinenti a specifiche strategie aziendali - dichiara la Ferrazzano - sará impegno dell’ente cercare soluzioni alternative possibili per evitare ulteriori impoverimenti del tessuto industriale della nostra provincia». L’incontro romano sará preceduto da una riunione al comune di Battipaglia con un consulente tecnico del ministero del lavoro. • L’Alcatel, che dá lavoro a 500 persone, negli ultimi incontri aveva giá comunicato la vendita alla "BTP s.r.l" di Pier Luigi Pastore (60%) e ad una cordata di una decina degli attuali dirigenti di Battipaglia (40%). Un piano indigesto per le organizzazioni sindacali e soprattutto per i lavoratori, che lo ritengono fallimentare prevedendo uno slittamento della chiusura soltanto di pochi anni. Tutto ciò ha fatto saltare i nervi ai dipendenti, che non si spiegano le ragioni per le quali Alcatel vuole chiudere lo stabilimento pur avendo un bilancio positivo. Protestano anche contro il governo perché non si sarebbe imposto nei confronti della multinazionale francese e non avrebbe sborsato i soldi necessari per convincerla a rimanere, salvaguardando i posti. Carmine Galdi