
La foto con il Gheppio sulle spalle di Claudio D'Esposito, presidente del WWF della Penisola Sorrentina, è un simbolo che sta facendo il giro dei media della costa d' Amalfi, Sorrento e della Campania. Il suo nome scientifico è Falco tinnunculus, ma tutti lo conoscono come gheppio. Ed è il più piccolo rapace che nidifica in Penisola sorrentina e in Costiera amalfitana, recuperato e reso libero dopo venti giorni. Questa volta il recupero è andato a buon fine, ma il bracconaggio è sempre in azione. Infatti il bilancio della scorsa primavera è stato drammatico: molti uccelli di specie protette sono stati rinvenuti con ferite da arma da fuoco. Ma in Campania sono stati chiusi i Centri Recupero del WWF e della LIPU, che per decenni hanno svolto l'importante compito di “casa provvisoria” per gli animali in difficoltà, e l’unica struttura autorizzata a recuperare Fauna Selvatica è rimasta l’ASL Na 1 - Frullone dove non è sempre facile portare gli animali feriti. Il gheppio recuperato era con una zampetta malmessa quando è stato portato in salvo dai volontari del Wwf Penisola sorrentina, che hanno deciso di affidarlo alle cure del zoologo Adriano Argenio presso l'oasi del Wwf di Conza, provincia di Avellino. Per venti giorni è stato rinselvatichito (perché ormai non era in grado neanche più di mangiare da solo), e riabilitato alla predazione. Vola gheppio, vola! “Si è trattato stavolta di un caso di imprinting” - racconta Claudio d’Esposito, presidente dell'attiva associazione ambientalista - ovvero di un animale selvatico che, abituato alla presenza umana sin da piccolo, ha acquistato dimestichezza con l’uomo e non è poi più in grado di badare a se stesso. Si fa spesso l’errore in buona fede di prelevare giovani nidiacei credendoli in difficoltà o abbandonati dalla madre ma, il più delle volte – ribatte d'Esposito - si tratta di animali che istintivamente e naturalmente si allontanano dal nido continuando ad essere accuditi dai genitori. Ed è proprio questa una fase delicatissima della crescita degli animali selvatici: dopo l’abbandono del nido i genitori insegnano ai giovani le tecniche di sopravvivenza e di predazione. Una volta prelevato dal sito un giovane animale e portato via, diventa poi cosa ardua, se non impossibile, sostituirsi alla madre ed insegnargli tutte quelle cose che gli potranno consentire di tornare a vivere in libertà”.