Erano settimane che Debora Serracchiani non rilasciava un'intervista. Anche perché, osserviamo noi, ogni volta che lei apriva bocca, qualcun altro nel Pd scatenava una polemica. Ora, quella che è sicuramente uno dei principali sostenitori della mozione congressuale di Dario Franceschini (ma guai a parlarle di "ticket") decide di farlo con Affaritaliani.it. Rispondendo a chi oggi attacca Walter Veltroni ("Quando decideva, c'erano anche loro"), e difendendo il coraggio di Franceschini nel prendere in mano il partito. Soprattutto, Debora oggi parla di programmi: economia e lavoro, i suoi temi preferiti. Su cui mostra di avere delle idee molto decise, e forse non troppo popolari nel partito.
Il 17 agosto a Cortina lei ha partecipato a un dibattito con Rosy Bindi. L'ex ministro della Famiglia ha ribadito le sue critiche a Walter Veltroni (e indirettamente a Dario Franceschini) per non aver difeso abbastanza il governo Prodi e per le successive scelte elettorali. Lei lo ha difeso.
"Rosy Bindi, ha indicato Veltroni come responsabile di tutti i mali del Partito Democratico. E non sono assolutamente d'accordo. Inoltre ha collegato la linea (che lei considera fallimentare) di Veltroni, a quella di Franceschini. Secondo la Bindi, fu Veltroni a far cadere il governo Prodi. Io mi permetto di ricordarle che quell'esecutivo riusciva a governare con difficoltà. Non per colpa di Prodi, ma perché i numeri non ci consentivano di farlo come avremmo voluto o potuto".
Nella stessa occasione, lei ha sostenuto che Veltroni ha sbagliato a far "saltare" solo la propria poltrona...
"A me sembrava che la Bindi colpevolizzasse solo Veltroni, escludendo il resto della dirigenza. E invece c'erano tutti, non è che fossero in ferie. Bindi compresa. Il segretario (Veltroni, ndr) avrebbe dovuto fare riguardo al partito delle scelte più forti, e non c'è riuscito. Non solo per colpa sua. A Franceschini, va riconosciuto il merito di aver preso le sorti del partito in un momento molto difficile, quando non mi sembra ci fosse la fila per la segreteria. Lo stesso candidato-ombra che c'era da un po' di tempo, Pierluigi Bersani, non mi sembra si sia fatto avanti allora".
Congresso e programmi: tutte e tre le mozioni si concentrano sulla precarietà del mondo del lavoro. Anche lei ritiene che in Italia ci sia un eccesso di contratti a tempo determinato e atipici?
"Abbiamo l'idea che l'Italia sia il paese più precarizzato d'Europa. In realtà non è così. Il problema è che qui i contratti precari, quelli atipici o a tempo determinato, sono troppi e durano a lungo. C'è poi un vuoto d'assistenza nel momento in cui il lavoro si perde e se ne cerca un altro. Nelle nazioni in cui il precariato è molto più forte, penso a quelle del Nord Europa, questo periodo funziona molto bene. Perché c'è assistenza economia e alla formazione".
E allora, che fare?
"Rivedere il mercato del lavoro in Italia con interventi strutturali: non limitare gli ammortizzatori sociali nei periodi d'emergenza, ma estenderli anche alle figure che restano senza assistenza quando perdono il lavoro. Ormai la precarizzazione è un dato di fatto. Non possiamo pensare di tornare tutti al 'tempo indeterminato'".
La scorsa settimana si è conclusa vittoriosamente la vertenza degli operai dell'Innse di Milano. Analoghe forme di lotta con presìdi sono in corso vicino Roma e a Cascina. Che deve fare il Pd con queste proteste? Appoggiarle? Condannarle? Ignorarle?
"Il partito è assolutamente vicino a tutte le persone che lottano per il proprio posto di lavoro, specie quando lo fanno in forme pacifiche. Il Pd deve però essere vicino anche agli imprenditori, soprattutto in un momento così difficile. A volte i piccolissimi imprenditori sono indistinguibili dal lavoratore. Non bisogna poi pensare che esistano lavoratori di serie B che non riescono a mantenere il proprio posto di lavoro perché non lottano abbastanza. Ci sono presìdi che magari durano mesi. E però ci sono aziende che possono salvarsi, e allora è giusta la presenza costante non solo dei lavoratori ma delle istituzioni... E altre per cui non è possibile".
Gabbie salariali. Solo una boutade estiva?
"Certi 'colpi di sole' non vanno sottovalutati. Il Pd deve respingere con decisione, come ha fatto, queste proposte inaccettabili che creano inutili divisioni. Le soluzioni sono altre. La contrattazione di secondo livello è lo strumento utile per superare le sperequazioni esistenti. Perché non si può negare che il costo della vita sia diverso. Ma da qui alle gabbie salariali...".
Alcuni dirigenti della Cgil si sono schierati con Bersani e si stanno impegnando per la sua campagna.
"... E altri lo stanno facendo con noi. Nella lista che stiamo preparando con David Sassoli, Rita Borsellino, Francesca Barracciu, Sergio Cofferati, c'è una forte presenza di sinistra sociale, del lavoro e dell'occupazione".
Proprio in queste ore si dice che se Bersani vincerà, proporrà la presidenza del PD a Carlo Azeglio Ciampi. Lei sarebbe d'accordo?
"Ciampi è stato un grande presidente della Repubblica e un tecnico molto capace. Non tocca a me condividere quest'eventuale scelta di Bersani. Peraltro, non è una decisione che Bersani, nell'eventualità che vinca, prenderà da solo. Credo che chiunque sarà eletto segretario non prenderà decisioni da solo".
Secondo lei, dunque, la presidenza del PD deve scaturire da un accordo con i candidati sconfitti?
"Fare queste previsioni adesso non fa bene a nessuno. Ora dobbiamo fare il congresso parlando all'Italia".
Lei è candidata alla segreteria del Friuli Venezia Giulia ma è anche in ticket con Franceschini per la guida nazionale...
"Questo ticket con Franceschini è una boutade che ci portiamo avanti da un po'. Né io, né lui abbiamo mai parlato di ticket".
Quindi non è automatico che in caso di vittoria, lei diventi vicesegretario?
"Nella vita non è automatico niente. I miei passi li faccio uno alla volta. Ora voglio fare bene il parlamentare europeo. Ma voglio anche restituire al mio territorio ciò che mi ha dato. E posso farlo solo diventando segretario regionale. Altri obiettivo non ne ho. Chiunque vinca, mi impegnerò per il partito".
Un mese fa, Franceschini ha proposto che i Ds conferiscano i propri beni al Pd. E' d'accordo?
"Assolutamente sì. Mi sembra anche una questione di correttezza".
Domandone finale. Il regista Tinto Brass le ha appena proposta di fare un film con lui. Che cosa ne pensa?
"(ride, ndr) La Serracchiani è europarlamentare e si sta impegnando in politica. Proprio non mi ci vedo in quel ruolo".
tratto da affaritaliani.it inserito da michele de lucia