CASERTA (13 agosto) - «Bartolomeo era un uomo buono ma parlava, parlava troppo». Lucia Daniele, 70 anni, è ancora sotto choc per l’aggressione e la rapina di due notti fa che è costata la vita al figlio,
Bartolomeo Casparrino (che avrebbe compiuto cinquant’anni il 21 agosto) trovato a terra, nudo con addosso soltanto i calzini, legato mani e piedi dai tre aggressori con quelle fascette di plastica che si usano per raggruppare i cavi dei pc. Morto probabilmente soffocato con un cuscino, dopo essere stato percosso. «Si muovevano come se avessero già saputo cosa cercare», ha raccontato la donna. I rapinatori pensavano di trovare un tesoro, molto di più dei cinquemila euro che nascondeva in camera sua.
I timori dell’anziana sono legati a qualche parola di troppo sfuggita al figlio e alle frequentazioni passate, soprattutto una donna con la quale, «qualche volta si appartava di sera in casa», spiegano i familiari. «Mi sembra fosse dell’Est europeo, ma non l’abbiamo mai vista», si limita a dire la nipote Rita Zoglio (che ha un negozio di prodotti agricoli in paese assieme al marito Giuseppe Uscita).
L’uomo lavorava come bidello nella scuola elementare, che dista pochi metri dall’abitazione di via Santa Maria a Fratta, nel centro di Vairano Patenora in provincia di Caserta. Lei è viva, può raccontare quello che è successo, ma dei tre rapinatori riesce solo a dire che «parlavano in italiano, avevano il volto coperto».
«I soldi, dacci i soldi», le hanno urlato sbattendola a terra appena si è affacciata in corridoio poco prima delle tre, svegliata dai rumori della colluttazione che provenivano dalla camera da letto di Bartolomeo. Ha aperto la porta («che chiudeva sempre a chiave proprio perché aveva paura» spiega ancora la nipote Rita) e li ha assecondati, indicando il baule dove conservava i risparmi nascosti tra i vestiti. Pensava che fosse tutto finito, e invece ha scoperto il dramma: ha chiamato i soccorsi, ma per Bartolomeo non c’era più nulla da fare. Nessun segno di effrazione in casa. Sono entrati usando una botola che dava sul tetto, chiusa a malapena con un paio di tegole, per fuggire poi - secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri della compagnia di Capua e del comando di Caserta - dalla porta di ingresso al piano terra. Alcune impronte e qualche traccia organica gli unici indizi a disposizione degli inquirenti che, nel corso della giornata di ieri, hanno effettuato diverse perquisizioni in abitazioni di pregiudicati, senza escludere che qualche conoscente possa aver «suggerito» l’esistenza della botola.
L’anziana viveva nel terrore che qualcuno potesse scoprire quel gruzzoletto. Una vita insieme a Bartolomeo, lontani da tutto e tutti, quasi rintanati in quella casa presa in affitto per una manciata di euro nel centro di Vairano Patenora - un borgo di poco più di seimila abitanti a una sessantina di chilometri da Caserta - dopo la separazione, tre anni fa, dal marito Federico, «un padre-padrone» raccontano i nipoti. Tutti i giorni nei campi, con la terra a scandire i ritmi di vita.
Poi la libertà ritrovata ma non sfruttata, con una quotidianità che era rimasta frugale: niente lavatrice, solo i mobili indispensabili per arredare le due stanze e poco più, con l’ingresso trasformato in legnaia. Lo conosceva bene il preside della scuola elementare dove Bartolomeo lavorava dal 1982, Francesco Grillo, che parla di «un uomo buono e riservato». Il sindaco Giovanni Robbio, invece, invoca più sicurezza: «C’è una recrudescenza della criminalità anche in paesi, come il nostro, che sembrano delle oasi felici. Ci vogliono le ronde notturne»