FERRAGOSTO IN COSTIERA AMALFITANA: MAIORI FESTEGGIA SANTA MARIA A MARE.
I festeggiamenti cominciano nove giorni prima con l’alzata del “Quadro”, al centro del Corso Regina, di fronte alle “scale sante” che portano alla “Rocca” dove sorge la Collegiata. E’ una tela a doppia faccia del 1991, firmata da Francesco Ciusa ed eseguita a somiglianza di quelle precedenti che portano il nome di Gaetano Capone, la prima, e di Manfredi Nicoletti e Gaetano Conforti, la seconda. Il dipinto originale, infatti, fu ideato e realizzato a fine Ottocento da Capone, caposcuola del movimento napoletano dei “Costaioli” (così furono chiamati, all’epoca, i pittori maioresi), che si ispirò all’Assunta di Tiziano, tuttora a Venezia in Santa Maria Gloriosa dei Frari, e ad una oleografia del Bertini posseduta, in copia, dalla sua famiglia. Lo si custodiva nella Chiesa di San Domenico ma l’alluvione del 1954 lo mandò completamente distrutto. Lo rifecero, quattro anni dopo, Nicoletti e Conforti (entrambi usciti dai corsi accademici di Domenico Morelli) e per grandezza e per pennello è stato sempre considerato uno dei più belli e dei più pregevoli “panni” che si hanno in Costiera Amalfitana. L’opera - che raffigura la Vergine Maria mentre, al di sopra del panorama di Maiori, sale verso il cielo circondata da un coro di Angeli – venne sostituita nell’annuale funzione per preservarla dal logorio del tempo e conservarla, nel suo “ elevato pregio artistico”, come inalienabile “patrimonio morale di tutta la cittadinanza”. I Maioresi, infatti, hanno per protettrice l’Assunta, la cui ricorrenza cade il giorno di ferragosto, ma la venerano con il nome di Santa Maria a Mare per via della statua (che la raffigura e che si custodisce in una nicchia a centro dell’abside) “pescata”, otto secoli fa, nel mare della rada. “La è di cipresso benché credesi di cedro del Libano – scrisse lo storico Filippo Cerasuoli nelle sue Scrutazioni – e si presenta di greca fattura, di stile orientale, di appariscente freschezza, ma di incontestabile longevità, in ammanto dorato, sostiene il Bambino nel braccio manco”. Secondo la leggenda, si trovava a bordo di una nave che, colta da una grande tempesta, fu costretta ad alleggerire il carico “gettando in mare molti colli di mercanzie, fra cui delle balle di cotone in una delle quali era racchiusa la lignea scultura. La quale, il terzo dì, fu tirata a riva nella sciabica di alcuni pescatori che, stupefatti e palpitanti di gioia per la straordinaria e miracolosa scoperta, strepitosamente l’annunziarono al paese”. Accorse, subito, una folla di fedeli, che prese la Statua e, “giusto il tempo per superare l’emozione della sorpresa, con una devota processione, fra cantici, grida di giubilo, entusiasmo inesprimibile, la condusse nella Chiesa Parrocchiale per collocarla sulla tribuna dell’altare maggiore”. Il 13 agosto del 1769, la Madonna ed il Bambino, per decisione del Capitolo di San Pietro in Vaticano e per legato del Conte Alessandro Sforza vennero solennemente “fregiate di due corone d’oro” a riconoscimento degli strepitosi miracoli operati e delle tante grazie elargite” non solo alla gente del luogo. Un avvenimento che ancora lo si ricorda con un solenne rito religioso che, quest’ anno, celebrato dal Vescovo di Velletri, Mons. Vincenzo Apicella, aprirà ufficialmente pure le manifestazioni civili in programma sino a tutto lunedì 17 agosto con luminarie, concerti bandistici, spettacoli di musica leggera e fuochi d’artificio. Naturalmente, s prevede il gran pienone per cui c’è un gran da fare, soprattutto da parte delle Forze dell’ordine, per prevenire ogni possibile intralcio allo svolgimento della festa che ha il suo momento clou sabato sera con la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo di Amalfi-Cava Orazio Soricelli, e la processione per le vie cittadine. La quale, da qualche tempo, per non intralciare il traffico sulla Statale Amalfitana ha dovuto rinunziare al tratto della Litoranea e limitarsi solamente alla benedizione delle barche e del mare dallo spiazzo che copre la foce del torrente. Non ha cambiato in nulla invece, la “corsa” che i portatori, tra l’applauso della folla ed il suono a distesa delle campane, fanno fare alla Statua per la scala ripida e tortuosa del Santuario. A parte quello religioso e vacanziero, c’è ancora un altro motivo per venire a Maiori nei giorni di ferragosto. E’ di natura gastronomica, fa da richiamo soprattutto ai buongustai, ed è costituito dalle esclusive “Melanzane alla cioccolata”di pura marca locale. Una ghiottoneria vecchia di secoli (per la cui preparazione ci vuole una buona dose di pazienza ed un variegato assieme di spezie) che, una volta, si poteva gustare solamente in famiglia e che, appena resa comune, è entrata prepotentemente a far parte, come dessert, del menù dei ristoranti e degli alberghi. Tanto più che le “Melanzane”, così preparate, oramai le conoscono un po’ tutti e c’è, addirittura, chi ne viene a fare una vera e propria scorpacciata. Magari, proprio la sera di ferragosto mentre, da un accogliente terrazzo fiorito, si gode l’accattivante spettacolo dei fuochi a mare.
Luigi de Stefano
POSITANO, A FERRAGOSTO, RICORDA IL MIRACOLOSO ARRIVO DELLA MADONNA BIZANTINA
E’ tutto pronto, giù alla marina, per la festa patronale del quindici agosto. Niente di eccezionale che possa turbare i caratteristici connotati di quell’ambiente di sempre (che non sai se definire familiare o da salotto, civettuolo oppure di èlite) ma solo il “palchetto” per la banda musicale e, intorno, un diffuso ricamo di luci multicolori. Si festeggia l’Assunta e la ricorrenza, vecchia di oltre un millennio, affonda le sue radici in un lontano “memorabile avvenimento” che incise, profondamente, nella vita religiosa e civile del paese. Si racconta, infatti, che nell’VIII secolo, quando in Oriente infieriva la persecuzione iconoclasta promossa dall’imperatore Leone Isaurico, giunse al largo di Positano una nave che nascondeva, tra la cospicua mercanzia assestata nella stiva, una “tavola bizantina” con l’effige della Madonna. Ad un tratto, “si intese una voce imponente comandare Posa Posa la quale trasse il nocchiero ad approdare ed a lasciare in quel lido il prezioso quadro affinché la gente lo portasse nella propria Chiesa per custodirlo e venerarlo”. Era la Chiesa di San Vito – come racconta lo storico locale Errico Talamo - ma, un giorno i fedeli “non più lo ravvisarono sull’altare; di che al sommo meravigliati e stupiti, avendolo con ansia ricercato, lo ritrovarono poggiata su di un cespuglio di mortella, e lietissimi lo ripresero e lo riportarono nel luogo primiero. Dipoi, si diedero alacremente ad edificare in quel posto una Chiesa che, in un tempo non lungo, portarono al suo totale compimento, che è appunto quella che ora si vede in riva al mare”. La storia della “Madonna venuta dal mare”, però, non finisce qui in quanto si arricchisce di un altro episodio miracoloso che, nell’immediato dopoguerra, diede lo spunto per una “rievocazione” a carattere spettacolare con un largo impiego di uomini e di mezzi ed una grossa partecipazione anche di vacanzieri. Tra gli altri, vi assistette anche lo scrittore americano John Steinbeck che così la descrisse: “Molto tempo fa, dice la leggenda, pirati saraceni saccheggiarono la città e portarono via anche il quadro della Vergine. Ma, appena salpati, una visione miracolosa li atterrì a tal punto che riportarono indietro l’immagine. Ogni anno, il 15 di agosto, si rappresenta di nuovo l’avvenimento, con scontri furiosi e grande concitazione. Durante la notte, pirati seminudi attaccano la città difesa da armati positanei in corazza. Poi, i pirati entrano in Chiesa., rubano l’immagine e spariscono nel buio. Questo è il momento culminante. Non appena essi sono scomparsi nell’oscurità, la vivida immagine di un Angelo fiammeggiante appare in cielo. Lo sorregge il pallone di sbarramento dell’Air Force che il generale Marck Clarck concesse alla città divenendo, così, il padrino del miracolo. Indi, i pirati tornano con le loro barche, restituiscono l’immagine alla Chiesa e tutti esultano e si divertono”. E la gente, per assistervi, riempiva le terrazze, i balconi, gli slarghi, le strade, i poggi, le scalinatelle, i battelli ancorati nella rada, perché, oramai, era diventato un appuntamento ricorrente che soprattutto i turisti italiani e stranieri si accanivano a non perdere per nessuna ragione. Oggi, comunque lo “Sbarco dei Saraceni” appartiene al passato e la “Festa” ha riacquistato il suo tradizionale ed esclusivo carattere religioso anch’esso ricco di tanto mistico folklore. Come l’alzata del “Quadro” che si fa la mattina della vigilia, a ridosso del Campanile, subito la dopo la Messa pontificale celebrata dall’Arcivescovo Orazio Soricelli, ed il corteo di barche del tardo pomeriggio che rievoca l’arrivo a Positano della preziosa Icona bizantina. Parte dalla Torre di Grado, costeggia i lidi la Gavitella, Laurito, San Pietro, Arienzo, la Porta, lo scoglio “Mamma e Figlio”, Fornillo; approda alla spiaggia grande per ricondurre la “Pala” nella Chiesa Madre. Come, inoltre, la Processione della Statua della Madonna che, sabato sera, raggiunge il Molo, dove il Vescovo di Aversa, Mons. Mario Milano, presiederà la solenne Concelebrazione Eucaristica e, ancora, i concerti del complesso bandistico in programma alla “rotonda” (così è chiamata la piazzetta ai margini dell’arenile) che paesani e villeggianti vengono volentieri ad ascoltare e ad applaudire standosene comodamente seduti ai tavoli dei bar e dei ristoranti o, addirittura, nelle sdraio poste sulla spiaggia. A Mezzanotte, infine, i fuochi d’artificio che partono dal mare e riempiono di colori il cielo ed il golfo. Uno spettacolo unico e affascinante che difficilmente si potrà dimenticare.
Luigi de Stefano