
Scongiurato l’incubo dell’isolamento nella fase cruciale di una stagione turistica tra le più infauste degli ultimi trent’anni, gli amministratori comunali della costiera sono ora in prima linea per prevenire ulteriori disagi nella mobilità causati dalla friabilità della roccia del costone che sovrasta la Statale sorrentina. Il vice sindaco di Meta, Graziano Maresca, è pronto a guidare la levata di scudi contro i vertici del Genio civile, della Protezione civile regionale e dell’Anas. «Non è possibile rischiare l’incolumità degli automobilisti in transito e compromettere l’economia della penisola sorrentina – spiega Graziano Maresca - Con le amministrazioni comunali degli altri centri della zona dobbiamo coordinare iniziative idonee a fronteggiare l’inerzia degli enti preposti alla bonifica dei costoni in maniera radicale. Non siamo più disposti ad accettare provvedimenti tampone anche perché c’è una concreta disponibilità di fondi Por che si rischia di perdere». Il nodo cruciale è legato proprio alla scarsa attenzione lamentata dai sindaci verso l’emergenza infinita di un’area ad alto rischio frane e conseguenti distacchi di blocchi calcarei. Gli interventi di bonifica attuati tra il 1990 e il 2000 hanno attenuato solo parzialmente i frequenti dissesti. Lo stato di pericolosità del costone roccioso, peraltro, è noto fin dall’epoca della costruzione della Statale 145. Le frane più frequenti, tuttavia, si sono manifestate a partire dagli anni Cinquanta, da quando, cioè, è cominciata la devastante opera dell’uomo su un territorio già di per sé vulnerabile. Il fronte del costone che sovrasta la Statale sorrentina, da Castellammare a Meta, è solo l’evento più evidente della emergenza infinita che investe il vasto territorio della penisola sorrentina. Un recente studio del geologo Ettore Mastrogiacomo ha individuato quattro tratti a rischio: tra Pozzano e Vico Equense, tra Punta d’Orlando e la stazione vicana della Circum, tra il parco Schioppa e la galleria che collega il ponte di Seiano sul Rivo d’Arco, tra Punta Scutolo e l’ingresso di Meta. I primi dissesti risalgono addirittura all’epoca della realizzazione della strada, ricavata nella parte terminale della montagna. I primi smottamenti si verificarono nel 1832, all’inizio dei lavori. Poi, numerose frane fino al 1842, quando fu aperto il tratto che raggiunse Sorrento. Anche il recente passato è caratterizzato da frane e distacchi di blocchi calcarei, con ripercussioni talvolta drammatiche con morti e feriti. L’ultimo evento luttuoso è datato 10 gennaio 1997, con il distacco della collinetta nelle immediate vicinanze dell’ex stabilimento «Calce & Cementi», che determinò la chiusura della SS 145 per 48 giorni. E oggi? È puntuale e attento il monitoraggio dei tecnici del Genio civile, della Protezione civile e dell’Anas? È l’interrogativo che si pongono gli amministratori comunali e, inevitabilmente, anche gli abitanti di Sorrento e dintorni che sabato mattina hanno dovuto sopportare sette ore di paralisi nella mobilità. C’è un altro interrogativo ricorrente, legato alla localizzazione del distacco del masso di circa un metro cubo precipitato sulla carreggiata di Punta Scutolo: perché nel corso degli interventi di bonifica degli ultimi anni, quel piccolo tratto era stato lasciato privo di gabbia paramassi? Al di là delle considerazioni che hanno alimentato la preoccupazione degli operatori turistici nella mattinata di sabato, gli amministratori comunali di Sorrento e dintorni rivendicano le opportune iniziative per scongiurare ulteriori emergenze nella mobilità di una zona turistica che alimenta la quasi totalità della propria economia attraverso la Statale sorrentina.
Antonino Siniscalchi, Il Mattino
I costoni della Sorrentina? Non sfuggono alle norme che regolano la proprietà di qualsiasi bene reale. Toccano al proprietario tutti gli oneri relativi a quel bene». Sebastiano Wancolle, dirigente dell’area tecnica e di esercizio dell’Anas Campania, risponde così quando gli si chiede se i costoni della statale Sorrentina, 15 chilometri che si snodano tra rocce a strapiombo e mare, verranno nuovamente ispezionati. Mi scusi, dottore, agli automobilisti preme sapere se quando imboccano la Sorrentina sono a rischio o no, l’Anas che dice? «Dico che l’onere dei controlli e della messa in sicurezza tocca al proprietario, e l’Anas ha la gestione del nastro statale e delle sue pertinenze, non ha competenza sul resto». E i costoni non sono pertinenze del nastro stradale, immagino. «No, le pertinenze sono ad esempio i muretti e le barriere, l’Anas non può assumere le competenze e le responsabilità che toccano ad altri». Insomma, a chi tocca mettere in sicurezza la Sorrentina, da sempre soggetta a pericolosissime frane e cadute massi? «Il proprietario è il Demanio, in questo caso le Regioni. Infatti mi risulta che la Regione Campania, attraverso l’ufficio del Genio Civile, compie periodicamente dei controlli. Rileva se c’è qualche masso in bilico, se le pareti tengono, e così via. Quell’area geografica subisce molto le aggressioni degli agenti atmosferici. Su quei costoni c’è anche un’attività periodica della Protezione civile. Certo, spesso lavoriamo in sinergia. E se una frana interessa il manto stradale provvediamo a rimuovere i detriti e a ripristinare la viabilità». Dopo i lavori imponenti svolti a cavallo degli anni 90-Duemila, sa a quando risalgono le ultime ispezioni ai fini di assicurare una viabilità sicura? La Sorrentina in questo periodo è percorsa da 20 mila vetture al giorno. «Gliel’ho detto, mi risulta che le ispezioni sono periodiche».Quest’ultimo masso solo per un caso non ha fatto vittime. Come mai, in quel tratto di costone non c’erano reti? «Ripeto, altri gli enti che si sobbarcano l’onere dei controlli».(Carla Di Napoli il Mattino)