
don luigi saccone foto il mattino
Sono continuate per tutta la notte, ma senza esito, le ricerche di Luigi Saccone, 71 anni, vicario episcopale per la cultura della Diocesi di Pozzuoli e cappellano della sede Rai di Napoli, disperso da ieri in seguito alla collisione tra due imbarcazioni a largo di Capri di fronte Sorrento.
Le ricerche sono tuttora in corso. A perlustrare l'area ci sono due elicotteri, quattro motovedette della Capitaneria di Porto e altre due dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. La collisione si è verificata ieri pomeriggio, a cinque miglia dalla costa caprese. Un disperso e sette feriti il bilancio dell'incidente: ieri nella zona interessata sono stati ritrovati anche dei resti umani, ma del corpo del povero sacerdote per ora nessuna traccia.
Restano gravi le condizioni di Antonio Saccone, fratello di Don Luigi, rimasto ferito nella collisione e ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli; politraumatizzato, la sua prognosi è al momento riservata. Saccone è la più grave fra le sette persone rimaste ferite nello scontro. La notizia ha letteralmente raggelato Monte di Procida e Pozzuoli. La tragica fine di don Luigi Saccone e il ferimento dei sette montesi, nell'incidente al largo di Capri, ha lasciato di stucco l'intera comunità religiosa e marittima. «Siamo sconvolti, senza parole», lasciano trapelare dagli ambienti della parrocchia dell'Assunta a Monte di Procida.
«Don Luigi Saccone era un punto di riferimento per l'intera comunità spirituale montese e flegrea - dice Chiara Coppola, una delle fedeli che settimanalmente seguiva la «lectio» del sacerdote - Quest'anno ci aveva simpaticamente intimato di sospendere l'attività per l'estate perché non vedeva l'ora di tornare nel suo paesino natale, a Grottolella, in provincia di Avellino». Un prete di grande cultura, che amava il mare e che accettava volentieri gli inviti dei tanti amici e fedeli della comunità parrocchiale montese. Era stato per anni docente di religione e filosofia al liceo scientifico di Bacoli, per poi passare all'insegnamento universitario.
Era l'anima del Centro per la Vita Rossotto della diocesi di Pozzuoli. La notizia aveva cominciato a diffondersi attraverso le agenzie di stampa. «Ma che mi sta dicendo?», chiede sbalordito Arcangelo Pugliese, uno degli ormeggiatori del porticciolo di Acquamorta, dal quale ieri mattina era salpata la «Stella Maris», il cabinato lungo circa sette metri e mezzo. «L'Athos gialla di Luigi è ancora parcheggiata lì - continua - ma come è successo? Si sono salvati?».
Alle prime notizie frammentarie del ferimento lieve di cinque degli occupanti, si è subito aggiunta la preoccupazione per il disperso. «Che Dio gliela mandi buona - chiosa Arcangelo - disperso in quelle acque è una brutta situazione». «Luigi è un capitano esperto - aggiunge Gennaro Dorbini, un altro degli operatori portuali - deve essere accaduto qualcosa di improvviso e imprevedibile. Ha tanti anni di navigazione sulle spalle, non è possibile che abbia commesso errori». Una lunga esperienza come comandante di lungo corso a bordo delle navi della compagnia Tirrenia, altrettanta esperienza con la sua imbarcazione da diporto che cura come un gingillo, Luigi Scotto d'Aniello, meglio conosciuto col soprannome di «Badessa», gode di stima incondizionata negli ambienti marittimi flegrei. Ed è ancor maggiore la rabbia per il coinvolgimento in un drammatico incidente. Il Mattino