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08/07/2009

Ravello 24-25 luglio - Sesto Convegno di Studi: San Nicola da Myra sulla scia di San Pantaleone da Nicomedia

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Ravello, Costiera amalfitana. Nel 2004 l’Associazione Culturale Duomo di Ravello, presieduta allora come oggi da Don Giuseppe Imperato, cominciava nel silenzio un viaggio all’interno di uno dei fenomeni più complessi della cristianità: la santità. Il convegno inaugurale, dedicato alla figura del santo protettore di Ravello, Pantaleone, intese approfondire la conoscenza della straordinaria figura del martire di Nicomedia sotto il profilo storicoagiografico, iconografico e medico. Gli è che il santo patrono e il suo culto rappresentano “un vasto campo semantico in cui cogliere, a livello culturale, quei processi e quei percorsi di elaborazione di autocoscienza civile e sociale che la storiografia tradizionalmente ha indagato nei suoi aspetti politico-istituzionali o socio economici”. Con queste premesse, tese a collocare ogni azione di culto nel contesto evolutivo di cui essa è espressione e prodotto, l’indagine si è allargata negli anni ad altri santi – Barbara, Trifone, Cosma e Damiano, Caterina d’Alessandria – la cui memoria è ben attestata nella documentazione locale o nelle manifestazioni della devozione popolare. Quest’anno, invece, il convegno avrà per tema: “San Nicola da Myra, dal Salento alla Costa d’Amalfi: il mito di un culto in cammino”. Titolo a parte, il culto del vescovo di Myra – antica città della Licia in Turchia – sembra davvero essere stato caratterizzato da un lungo peregrinare per poi normalizzarsi nel corso dei secoli XII e XIII. Dopo i saluti di rito e l’introduzione di Mons. Giuseppe Imperato si comincerà con la lezione agiografica di Gennaro Luongo, ordinario di Agiografia presso l’Università “Federico II” di Napoli, il quale, come di consueto ai convegni ravellesi, passerà in rassegna le fonti letterarie antiche e medievali sul santo, con un prevalere delle seconde a partire forse dalla Vita scritta da Michele Archimandrita in un’epoca che l’Anrich individua nella prima metà del IX secolo. Dalla tradizione agiografica greca e latina si passerà al culto del Santo in area russa, attestato già dalla fine del IX secolo e diffusosi ad ampio raggio anche in seguito alla composizione della cosiddetta Leggenda di Kiev tra 1110 e 1120. Della venerazione di S. Nicola in Russia, così come del tema San Nicola: il protettore celeste delle comunità russe in Italia e di San Nicola negli scritti della figlia dell’ultimo ambasciatore dello zar di Russia a Parigi si occuperanno rispettivamente Padre Vladimir Kuciumov, Parroco della Chiesa ortodossa russa di S. Nicola a Bari, Michail Talalay dell’Accademia russa delle Scienze e l’orientalista Maria Pia Pagani. A completare il quadro sulle attestazioni di culto in area greco-ortodossa sarà il contributo dello scrittore Armando Santarelli che si occuperà della funzione ecumenica del messaggio nicolaiano della Chiesa Ortodossa, in particolare della Grecia e dell’Athos, frutto di un’esperienza spirituale vissuta nella repubblica monastica atonita, a cui lo scrittore laziale ha dedicato anche una pubblicazione. Ritornando alla penisola italiana, si partirà dal culto del santo a Venezia con la relazione di Padre Aleksij Yastrebov, parroco della Chiesa ortodossa russa di Venezia, per poi focalizzare l’attenzione sull’area italomeridionale ed amalfitana in particolare. Anche in Costa d’Amalfi, infatti, il culto nicolaiano ha avuto una certa diffusione, attestata da diversi toponimi e da numerosi edifici di culto a lui dedicati, già prima che le sue reliquie giungessero nel 1087 da Myra a Bari. Padre Vincenzo Criscuolo, relatore generale della Congregazione per le Cause dei Santi, si occuperò del culto di San Nicola a Minori e della presenza di un Convento a Lui dedicato nella località Forcella, di giurisdizione ravellese fino al XIII secolo e al quale lo stesso Criscuolo ha dedicato un’agile pubblicazione, abbondante di riferimenti documentari. Maria Carla Sorrentino, topografa antichista, rivolgerà la sua attenzione al monastero di San Nicola di Gallocanta di Vietri sul Mare: centro di irradiamento del culto basiliano e dell’eremitismo in Costa d’Amalfi, la cui prima apparizione in un documento è del 996. Infine, giungendo a Ravello e a come i Ravellesi onorarono il vescovo di Myra, si segnalano i contributi di Giuseppe Gargano, i Ravellesi e San Nicola: aspetti di vita sociale all’ombra della protezione dei naviganti e di Salvatore Amato, che ripercorrerà l’evoluzione del culto a Ravello attraverso alcuni indicatori, attestazioni onomastiche e toponomastiche, intitolazione di edifici e vicende connesse ai loro aspetti pastorali e socio-economici dal medioevo alla fine dell’età moderna. Alla società ravellese sono dedicati anche altri interventi. Mi riferisco ai rapporti tra patriziato, vescovado e cattedrale, intimamente legati nelle epoche immediatamente recedenti alle nostre.In questo contesto si inseriscono i contributi di Francois Widemann, Donazioni di diverse famiglie di Ravello alla Chiesa cattedrale, Maurizio Ulino, Armi e titoli dei Rufolo di Ravello e Filippo Cammarano Guerritore, Il Patriziato di Ravello nel Mediterraneo:evoluzione storica e giuridica tra il primo ed il terzo millennio. Esaurita la componente storico – cultuale, il convegno dedicherà ampio spazio alla tradizione innodica, liturgica, iconografica e medica. Così il monaco olivetano Dom Martino Di Martino si occuperà della fortuna di San Nicola nell’innodia medievale e umanistica e l’archivista Crescenzo Paolo Di Martino della Tradizione manoscritta dei Codici Nicolaiani. L’intera sezione pomeridiana del 25 luglio, invece, sarà dedicata alla riflessione storico-artistica con i contributi di Luigi Buonocore, luoghi di culto e Immagini di San Nicola da Myra nelle antiche diocesi di Ravello e Scala, Antonio Braca, presenze di san Nicola nelle opere d’arte della Costa d’Amalfi, Antonio Milone, aspetti dell’iconografia dei miracoli di san Nicola nell’Italia romanica, Valentino Pace, l’iconografia di san Nicola nel medioevo italomeridionale e Vincenzo Pacelli, le rappresentazioni di San Nicola nella pittura napoletana del ‘600. Non mancherà, infine, la relazione medico-scientifica del prof. Vincenzo Esposito, Direttore dell’Istituto di Anatomia e Museo anatomico - Seconda Università di Napoli, che quest’anno ci parlerà del tema: Contro nemici invisibili. Ancora una volta, insomma, le tematiche sono davvero molteplici e dimostrano quanto il culto di San Nicola si sia diffuso in maniera davvero capillare nella nostra terra, forse a testimonianza dello speciale patronato che il santo ha sempre esercitato su coloro che solcavano i mari. Quello stesso mare dove si sono incrociati i destini di amalfitani senza nome e senza tempo, sicuri, però, dell’ incessante tutela del vescovo di Myra. Salvatore Amato www.ravelloinfesta.it




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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