Accessi bloccati per oltre due ore, disagi per mille visitatori in attesa. Protestano i tour operator
SUSY MALAFRONTE Pompei. Cancelli chiusi per mille turisti. Due ore e passa ad aspettare prima di poter vivere il sogno Pompei. Americani, giapponesi, inglesi e studenti francesi in fila a Porta Marina Superiore, piazza Esedra e piazza Anfiteatro fino alle 10.30 quando, gli addetti alla vigilanza, hanno aperto i varchi che collegano il mondo reale con la magica città sepolta. Il ritardo, annunciato, è stato provocato dalla riunione sindacale indetta dai lavoratori della Cgil, Cisl e Uil per la consultazione sull'ipotesi del contratto integrativo di ministero siglato il 28 maggio. Alcuni autisti di pullman turistici, irritati per la chiusura del sito, hanno fatto dietro-front imboccando la superstrada per Sorrento. Cambio di itinerario, anche, per i crocieristi americani che non potevano permettersi il lusso di perdere due ore di tempo nel programma di visita, «avrebbero rischiato di veder salpare la nave da crociera senza di loro», ha spiegato un accompagnatore. Acqua ghiacciata, gelati e succhi d'arancia hanno aiutato i turisti irriducibili ad attendere l'apertura del sito archeologico. «Pur di visitare le meraviglie dell'antica città romana - dice Anne, una giovane insegnante inglese - sono disposta anche a sopportare questo caldo fastidioso». «È un'esperienza unica e irripetibile che non posso permettermi di perdere», sottolineato Cindy, studentessa americana di archeologia in viaggio studi in Italia. Un coro di lamentele, per l'ennesima chiusura del sito, si è alzato dagli operatori turistici il cui business economico ruota intorno all'indotto scavi. «Nella sola giornata di oggi due gruppi di trenta e cinquanta stranieri hanno cancellato la prenotazione nel mio ristorante. Ho saputo da altri colleghi che anche loro hanno perso dei guadagni. In un periodo di crisi economica anche perdere un solo cliente si ripercuote sui mancati incassi. Chi ci ripaga? Siamo appena all'inizio dell'alta stagione turistica e già fanno slittare le aperture del sito. Di questo passo, visti i precedenti degli anni scorsi, ci dobbiamo aspettare un'estate all'insegna dei ritardi, dei disagi e dei mancati guadagni». Sul fronte sindacale, intanto, i lavoratori, che hanno avuto modo di visionare l'ipotesi del contratto integrativo di ministero, hanno votato a favore dell'approvazione definitiva. L'assemblea sindacale è stata convocata dai vertici nazionali di Cgil, Cisl e Uil per portare a conoscenza dei lavoratori di come cambieranno i trattamenti economici in virtù delle turnazioni con l'approvazione del nuovo contratto. Altre assemblee sindacali si svolgeranno, con tempi e modalità diverse, in tutti i musei e i siti archeologici italiani. Questa volta, dunque, la chiusura del sito non è attribuita all'annoso e intricato braccio di ferro che, da anni, è in atto tra lavoratori e amministrazione. La rivendicazione dei lavoratori di straordinari non retribuiti, di accordi sottoscritti e disattesi, di mancati pagamenti dei fondi di produttività, almeno per il momento, sono assopiti. Ma è di questo che gli operatori turistici sono preoccupati. «Temiamo - dicono - che l'eterna vertenza scavi che da anni costringe i lavoratori a riunirsi in assemblea, con la conseguente chiusura degli scavi, vada a penalizzare le nostre attività già messe in ginocchio dalla crisi. Poniamo la nostra fiducia nel buon senso dei sindacati, dei lavoratori e degli amministratori che, arrivando ad un punto d'incontro, non dovranno mai più chiudere gli scavi e costringere i turisti a lunghe attese o, peggio ancora, a scappare via». (Il Mattino)
inserito da A. Cinque