A Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, si è tenuta la presentazione dell’ultimo libro di Marisa Papa Ruggiero “Le verità bugiarde”.
L’autrice, che dopo una formazione artistica a Milano e, poi, a Napoli presso l’Accademia di Belle Arti, ha insegnato Disegno e Storia dell’Arte, dedicandosi alla ricerca grafica e pittorica e successivamente alla scrittura creativa, inizia a pubblicare dal 1990.
Il primo volume è Terra Emersa, seguito da Limite interdetto, Origine inversa, Campo giroscopico, Persephonia, Il passaggio dei segni e, infine, Le verità bugiarde.
Ha introdotto e coordinato gli interventi di Ugo Piscopo, Dario Giugliano, Mimmo Grasso e Lucia Stefanelli Cervelli, che con l'attore Gianluca Masone ha dato voce ad alcune parti del testo, il bravo articolista, critico d’arte e sociologo Maurizio Vitiello.
Il libro, che già dal titolo scelto dall’autrice risulta emblematico, pone una serie di problematiche intellettuali, filosofiche, anche estremamente attuali, e la forma dialogica con cui è scritto lo rende un’opera di avanguardia teatrale.
Per Ugo Piscopo finito un mondo di racconti e di avventure possibili la nuova frontiera è del dicibile e dell’impossibile, di tutta tensione per tentare di sopravvivere e tentare di ricominciare.
Il materiale anche immaginario è fatto di astrattemi, concetti, idee e referenti astratti.
E con l’astratto si può costruire ad una potenza elevata.
Se oggi, continua Piscopo, assistiamo ad una neo-arcadia espressiva, per quanto riguarda arti figurative e poesia, che si può definire una vernice sul vuoto, qui, invece, il libro attua e rappresenta tutto ciò che è stato e a fondamento di esso è una ricerca tutta intellettuale.
L autrice spiega il titolo: le verità sono verità al plurale, perché sono disposte ad essere portate altrove a modificarsi.
Sono verità che possono essere continuamente sdoppiate, minime transitorie ragioni, che sono nelle dinamiche dell’arte, a cui non c’è soluzione al problema, ma continua ricerca.
Dario Giugliano parla per questo testo di scrittura noetica e afferma che è una scrittura d’arte, in cui una tensione filosofica, che si riverbera in tutto il testo, ci fa comprendere che le verità si avvitano su loro stesse senza mai fermarsi.
Non esiste una sola verità, ma più realtà; allora, ci poniamo in maniera passiva limitandoci alla visione di essa con il nostro occhio che guarda il mondo.
Al contrario l’autrice dimostra che la nostra visione può diventare attiva e capace di modificare la realtà.
La visione si fa così gesto.
Mimmo Grasso mette in evidenza la capacità dell’autrice di disegnare relazioni nascoste tra le parole, esalta lo stile poetico e la sua natura indagatrice.
Un’indagine che inizia già nel 2002.
La stessa numerologia binaria, presente già nel titolo e che compare anche nei testi in prosa aggiunti in occasione della visita alla mostra Transiti (2004) di Andrea Sparaco e Opere Visive (2007) di Mario Persico, diventa un tragitto ad arco tra due limiti.
E l’uomo è tra questi due limiti non conoscenti e non conoscibili.
Un dualismo che è, poi, tipico delle strutture della mente.
All’interno del testo la figura metaforica del labirinto che l’autrice definisce labirinto della mutevolezza da cui non si esce poiché apre e non chiude.
Il libro è spiraliforme e metafisico dove non vengono citati oggetti, dove l interesse è puntato non all’oggetto dello scavo, ma allo scavare.
Lucia Stefanelli Cervelli afferma che la poesia è luogo spudorato che accoglie tutti gli ossimori, è luogo non definito; la parola scrive il poeta.
Qui c’è una situazione ambivalente poiché è figlia del pensiero, cerca di creare identità imperfette perciò bugiarde.
Negando afferma l’impossibilità di dare un confine alla verità.
La teatralità, dramma del nostro essere nel mondo è un dialogo allo specchio, ma è uno specchio trasparente dove i misteri non si spiegano perché cessano di essere tali.
Il seme della verità è nel dubbio, che, forse, è l'unica certezza, conclude Maurizio Vitiello.
Andrea Sparaco, presente in sala per l'occasione, ha cercato nel testo ciò che accade tra le parole, negli interstizi tra le parole, ha mostrato all’autrice, una relazione fatta di disegni relativi al tema.
Maria Colucci