
Opera di Maria Daidone - Luce bianca nel nero, tecnica mista, part.
Grande evento al Vomero.
E’ stata inaugurata stasera, in un nuovo spazio, che porta una titolazione nettamente singolare, “DA A – Concept Store”, in Via Solimena, 82/A, sulla collina del Vomero, a Napoli, la mostra “Frammenti” con opere recentissime, in tecnica mista, della bravissima artista Maria Pia Daidone, che resterà aperta dall'11 giugno sino a sabato 4 luglio 2009.
All’inaugurazione enorme successo con tantissimi “addetti ai lavori”, tra cui collezionisti, artisti, galleristi, appassionati.
La mostra “Frammenti” è stata concepita, voluta, organizzata, gestita e curata dall’attiva e competente Fara Petrarca, che, tra l’altro, segnala: “Maria Pia Daidone è nata a Napoli, dove vive e insegna. La sua formazione artistica e accademica che spazia dalla scenografia alla pittura è riconoscibile in tutte le sue opere. Carta, legno, fogli vengono ad arte trasformati e “messi in scena”. Opere sempre diverse, ma che hanno tratti riconoscibilissimi, immerse nella contemporaneità, ma che hanno un rimando all’arcaico, forse proprio perché semplici e viscerali. “Frammenti” di un percorso chiaro e definito pur nella sua varietà, nel suo divenire.”
Alla serata è stata presente una casa di vini: “Podere Veneri Vecchio” (Via Veneri Vecchio, 1 – Contrada Foresta – Castelvenere, Benevento; 081.519.82.42, www.venerivecchio.com ), la cui attenzione è rivolta alla fertilità della terra e al rispetto delle viti, dell’uomo e dell’ambiente. Nelle proprie cantine non vengono usati trattamenti stabilizzanti dei vini ed i vini rossi non sono filtrati.
Maria Pia Daidone ha concepito un’immagine per un’etichetta per una serie limitatissima di 20 bottiglie, già da collezione, per questa casa vinicola.
Una nota della “Podere Veneri Vecchio” segnala che “Un vino deve esprimere la variabilità e l’imperfezione della terra e del clima da cui proviene ed identificarsi con l’interpretazione e il carattere del suo produttore.” ed un’altra, esplicitamente, sottolinea: “Fare” un vino è un po’ come raccontare, narrare una storia; “berlo” significa entrare nella storia di quel vino, nella sua memoria con la propria storia …”
Sono stati presentati anche quattro vini: NIGRUM, TEMPO DOPO TEMPO, RUTILUM, PERDERSI E RITROVARSI, quest’ultimo è un vino pregiato che nasce da un raro e prezioso “terroir”, dove le viti sono ancora coltivate “franche di piede”, ossia sulle proprie radici.
Le opere di Maria Pia Daidone dettagliano incidenze icastiche del mondo antico collegate a particolari specificità antropologiche contemporanee in una teoria di qualità di accenti in cui emergono sintetiche redazioni figurali ed una sequenza di animali, simboli pseudoiconici, segni aniconici, personaggi zoomorfi, feticci piumati, biomorfismi, fortemente eloquenti, per una fantasia realizzabile, per un'altra realtà possibile, senza con questo scomodare gli alieni.
Il campionario zoomorfico della Daidone è singolare verifica e distintiva prova di sorgiva creatività.
Le tracce di abbreviazioni magiche squillano nell'intuito della memoria ed anche nell'acutezza del ricordo accorpata all'ansia germinativa del fare, ma intendono anche rivelare voglia di libertà, respiro della scoperta e volontà immaginativa, allargata e convinta.
Le valigie del ricordo di Maria Pia Daidone, anche appuntate per formare essenze totemiche fabulistiche, tra sorprendenti macro-stampelle, del tutto impreviste, ospitano indizi e sottili amenità plastiche, che, insieme, riescono a combinare passato e presente ed a collegarlo ad un orizzonte futuro, alimentato da una produzione inconscia di viaggi, ricordi, migrazioni letterarie.
Inconscio ed immaginazione siglano sostanziali sineddochi visive.
Se i totem incorporano l'dea di casa-albero, le valigie premiano il senso della volontà, la voglia del viaggio, la scoperta del mondo, mentre le macro-stampelle risultano modelli di sintesi di immaginazioni gigantesche, di ingradimenti a dismisura del gioco e dell'ironia.
In un'autonoma visione stilistica, parabola di stimoli mitici e sensi misterici, Maria Pia Daidone determina la sua cifra artistica.
Intende estroflettere brani dell'inconscio per incontrare il governo misurato e partecipe del “concept”, che, filtrando il tutto, indica un rilevante interesse per un itinerario d'aggancio naturalistico con presenze, mai sgradevoli, di inventate figure animali, rese simpatiche da un prorompente e sostanziale ingegno inventivo.
Ma che dire delle inconsuete sedie, che accolgono sagome, ormai “stanche” di ergersi bi-faccialmente nel contesto spaziale eletto dell'artista, che accettano, sul piano della seduta, terracotte, condensate di nero o riassunte di rosso, segnate da inverosimili voli di tempi e di leggeri uccelli, o lustrate nelle trasparenze di un giallo paglierino, che ospitano, in una dolce e pallida filigrana, motivi sereni e antichi, figurine animali amabili e sottili, con qualche noticina conturbante.
Anche le sfoglie semi-rigide che compongono una “zolla” di cartone, con uno strato trattato a cartapesta, accettano impronte graffite ed orme e segnali di esotiche, strane e diverse iconografie animali.
Insomma, su qualsiasi supporto operi, l'artista vien fuori con il suo interesse e la sua passione per il mondo animale e per le frontiere futuribili su cui “gioca” dimensionando ambiti accettabili di naturalità possibili.
Anzi, nei suoi lavori, presentati al XXXV Premio Sulmona, ha giocato con il nero che “mette” luce, tanto da far risaltare altri colori ed emergenze segniche; insomma, il nero adottato è specchio convinto, sui cui si staccano emozioni, ma può essere considerato anche “lago di ebano” su cui scivolano consapevoli nuances, preziosi riverberi e capillari incidenze figurali.
Comunque, le ultimissime redazioni pittoriche dell'artista ed, in particolare, sagome dal sapore magico, di freschissima datazione, su cui insistono anche segni, segnacoli, segnature e fremono graffi, incisioni, strofinature, accostamenti di sacro e profano, raccolgono le vertigini del nostro tempo e ci rimandano a tempi antichi, in cui un graffito si interpolava come primo significativo elemento segnico-simbolico di interpretazione e di comunicazione sociale.
Le elaborazioni di Maria Pia Daidone provengono dall'icasticità del mondo remoto e si offrono nella prerogativa di un sistema di dettagli antropologici contemporanei di rilievo.
La gamma molteplice di determinazioni dell'artista consacra un “plafond” visivo di caratura storica, che accoglie nella sua estensione rilievi epocali e caratteri attuali.
Sono, inoltre, proposte interessanti composizioni di proporzioni medie, che possono inserirsi negli ambienti della casa, che viviamo tutti i giorni; varie opere troverebbero degna collocazione funzionale e s'integrerebbero, magnificamente, nelle dimensioni domestiche. Alcune ultime elaborazioni, in particolare, vivono sull'onda di alcuni colori, quali l'ocra, il nero, il blu, il rosso, eletti dall'artista a momentanei vettori cromatici della sua lunga ricerca, che già appassiona, da tempo, collezionisti ed attenti critici di rilievo nazionale.
Da ricordare, inoltre, che partecipa, dall'agosto 2005, all'attività espositiva del “Movimento Iperspazialista”, che vede, attualmente insieme, i seguenti 23 artisti: Luisa Bergamini, Giovanni Boldrini, Fabrizio Campanella, Alessandro Carlini, Isabella Ciaffi, Maria Pia Daidone, Andrea Damiani, Anna Donati, Umberto Esposti, Maria Cristiana Fioretti, Giovenale, Cesare Iezzi, Ettore Le Donne, Giuseppe Masciarelli, Gian Battista Morana, Nabil, Giovanni Neroni, Innocenzo Odescalchi, Antonio Paciocco, Giorgio Pahor, Monica Pennazzi, Alessandro Perinelli, Massimo Pompeo.
In conclusione, indichiamo che è attiva tra Campania e Molise, tra Napoli e Cantalupo nel Sannio, in provincia di Isernia, qui solo dal 2006, e segnaliamo, infine, che la speciale ed unica “Sagoma-Totò”, dedicata al grandissimo artista, consegnata, a giugno 2005, alla figlia Liliana de Curtis, all’accorsata “Neoartgallery” di Roma, notata nelle varie tappe espositive delle mostre-ricordo di Totò, entrerà a far parte del costituendo museo dedicato al “principe del sorriso”, in prossimo allestimento al Palazzo dello Spagnuolo, nella zona dei Vergini, esattamente a Via Vergini n. 19, a Napoli.
Maria Pia Daidone ha esposto in vari centri e spazi, svariate sedi e gallerie, diverse dimore e residenze ed in alcuni prestigiosi musei, quali il “Museo Mineralogico Campano - Fondazione Discepolo”, di Vico Equense (Na), nel 2003, con la mostra “Sagome per un Trittico”; al Museo Archeologico “Silio Italico”, sempre a Vico Equense (Na), nel 2004-5, con la mostra “Sagome Mediterranee”; al “Museo dei Tarocchi”, di Riola di Vergato (Bo), nel 2007, con la partecipazione alla rassegna “22 Artisti per 22 Arcani”; al Museo di Zoologia dell’Università Federico II di Napoli con l’interessante mostra “Zoophantasy”, da fine novembre 2008 sino in proroga agli inizi di marzo 2009.
Grazie ad avvedute soluzioni allocative, è stato possibile visionare una sceltissima selezione di opere, magicamente integrate in uno spazio di notevole interesse.
Grazie ad una nostra intuizione, corroborata dall'adesione convinta e partecipe di Antonio Ariani, direttore scientifico del Museo Zoologico, ha trovato riscontro un'impagabile mostra di commovente bellezza.
Le opere di Maria Pia Daidone dettagliano incidenze icastiche del mondo antico collegate a particolari specificità antropologiche in una teoria di qualità di accenti in cui emergono sintetiche redazioni figurali ed una sequenza di animali, di simboli pseudoiconici, tratti aniconici, personaggi zoomorfi, feticci piumati, singolari biomorfismi, fortemente eloquenti, per una fantasia credibile, per un realtà presumibile.
L'inventario zoomorfico presentato è un'inconsueta verifica ed una distintiva prova di sorgiva creatività.
In fondo, i riassuntivi profili, le fatate impronte, le arate tracce e le accennate scie dell'esclusivo ventaglio zoomorfico di Maria Pia Daidone riproducono il dolce lascito della seduttiva e sottilissima decalcomania della sua anima, àncora magnetica ed ala capace di superare limiti.
Maria Pia Daidone è un’artista da seguire.