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08/06/2009

IL MITO DI RAVELLO AFFOGA NEI VELENI.. ARTICOLO DE LA STAMPA

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Ravello, Costiera amalfitana. Questo articolo è uscito su La Stampa di Torino il primo giugno 2009 ed è stato contestato da Salvatore Di Martino sia perchè non è stato ascoltato, sia perchè i fatti che lo riguardano non darebbero una descrizione veritiera e completa della sua situazione, sia perchè è stato fatto in piena campagna elettorale. Con queste doverose premesse, come promesso ai nostri lettori della Costa d' Amalfi, lo rimettiamo in rete come rassegna stampa della nostra testata

Giuseppe Salvaggiulo da  La Stampa del 1 giugno

Per farsi la guerra non c'è posto al mondo meno adatto di Ravello perla della costiera amalfitana, "heaven on earth" - paradiso in terra - come scrivono gli americani sui libri degli ospiti negli alberghi, infonde solo armonia. E non a caso ha ispirato, nei secoli, Richard Wagner e Gore Vidal, Greta Garbo e Jackie Kennedy. Eppur si litiga. Accade da dieci anni e ora, quando pareva giunto il tempo della pace, hanno ricominciato come e più di prima. II campo di battaglia è sempre uno spicchio di terra su cui tra due mesi sarà pronto l'auditorium disegnato da Oscar Niemeyer. Ogni città al mondo sognerebbe un'opera firmata dal grande architetto brasiliano. Ravello, 2500 abitanti, l'ha avuta gratis. Progetto regalato da Niemeyer, lavori finanziati con 19 milioni dall'Ue. Ma qui, anziché far festa, si fa la guerra. Prima la contesa riguardava la costruzione dell'auditorium, contestata con decine di ricorsi, esposti, appelli. Adesso ci si divide sulla gestione: chi l'ha voluto, la Fondazione Ravello ne è esclusa. Chi l'ha osteggiato, il Comune, ne rivendica l'esclusiva. II rischio è che l'opera chiuda prima ancora di essere inaugurata. "Se tornassi indietro non ricomincerei questa avventura per nessuna ragione al mondo", sospira Domenico De Masi. Sociologo di fama, assessore alla Cultura negli Anni 90, ora presiede la Fondazione Ravello che organizza il festival e ne ha decretato il salto di qualità negli ultimi anni. "Abbiamo fatto di Ravello un piccolo posto svizzero con cordialità mediterranea, scegliendo un turismo internazionale, colto e ricco. Un miracolo", spiega. Il 42 per cento dei visitatori è straniero. Su 18 hotel, 5 sono a cinque stelle. "Ma da ottobre fa freddo, gli alberghi chiudono. Così nel 2000 ci venne l'idea dell'auditorium per farli lavorare d'inverno, con eventi culturali e convention, sul modello di Cernobbio". Fu De Masi a contattare il suo amico Niemeyer, che immaginò l'auditorium senza mai essere stato qui, tratteggiò uno schizzo visionario e lo regalò. Oggi quello schizzo, sorta di grande occhio di cemento e vetro spalancato sul golfo di Salerno, è diventato realtà: 400 posti a sedere, piazza panoramica, garage sotterraneo. Fin qui sembra una fiaba. Da qui in poi cominciano i paradossi. Per rendersene conto basta un aperitivo in piazza con Salvatore Di Martino, uomo forte della giunta comunale (fa il vicesindaco solo perché non poteva più fare il sindaco) e storico avversario dell'auditorium: "È un'opera inutile. Portare qui le convention? Una cretinata. Il progetto di Niemeyer? Abbastanza carino, comunque meglio nel plastico che nella realtà". Due anni fa, con lo slogan "No all'auditorium", Di Martino ha vinto le elezioni per 14 voti contro Secondo Amalfitano, sindaco uscente e sponsor dell'opera, che ora lavora nella Fondazione. Tra i due ci sono vecchie ruggini. Anni fa Amalfitano contribuì all'arresto di Di Martino, allora sindaco. Ora Di Martino ha chiesto alla Fondazione di cacciare il rivale, il quale protesta: "Mi stanno mobbizzando, vogliono la morte di Ravello". L'ultima puntata di questa infinita telenovela va in scena in questi giorni. L'auditorium è pronto e la Fondazione chiede al Comune di gestirlo: "Voi non lo volevate, noi sì e inoltre abbiamo le competenze giuste". Giammai, risponde il Comune: la proprietà è nostra e anche se eravamo contrari, ora non rinunciamo al "giocattolo". Cioè mezzo milione di euro l'anno di contributi pubblici, una quindicina di assunzioni più il business di bar e garage. Paradosso nel paradosso: il Comune è socio della Fondazione, insieme a Provincia, Regione e Montepaschi, ma con la Fondazione non vuole più collaborare. Separati in casa (e non solo in senso figurato: la sede della Fondazione è del Comune). Nell'ultimo anno De Masi ha scritto al Comune 8 lettere. "Nemmeno gli rispondo più", chiosa il vicesindaco. "De Masi pensi al festival, l'auditorium siamo in grado di gestirlo da soli". Tra i due corre un'antipatia palpabile. "De Masi ha portato qui Niemeyer? E io portai Gore Vidal, dandogli la cittadinanza onoraria, quando in Comune dicevano: no, è frocio". Per l'inaugurazione De Masi vuole invitare Napolitano e il presidente brasiliano Lula. Il Comune non ci pensa neanche e ha chiesto 400 mila euro per una tre giorni di concerti. La Regione, infastidita dalla diatriba, ha bloccato i fondi. Risultato: tutto fermo. Il Comune non ha i soldi per fare da solo. La Fondazione, sovvenzionata dal Montepaschi, ce li avrebbe ma è tagliata fuori. Dell'inaugurazione nulla si sa. La gestione, partendo così in ritardo, sarà fallimentare, almeno nei primi anni. E il grande occhio di Niemeyèr, anziché aprirsi sul mare, rischia di rimanere malinconicamente chiuso su Ravello. 3 domande a: Claudio Velardi, assessore della Regione Campania al Turismo e ai Beni Culturali, come vede l'ennesima querelle sull'auditorium ? "L'auditorium è un progetto grandioso, non è vero che è inutile. Ma bisogna gestirlo bene. Il Comune ha l'hardware, cioè la proprietà; la Fondazione ha il software, le competenze. Da soli, non combinano niente. Bisogna trovare una soluzione". Finora non ci sono riusciti. E al centro di tutto ci sono rivalità e vecchi rancori tra l'ex sindaco e l'attuale vicesindaco. "Si tratta di una baruffa non rimediabile tra due piccoli maggiorenti locali che si sfidano come Montecchi e Capuleti. lo intanto ho sospeso i fondi: serve buon senso, tutti facciano un passo indietro". Qual è il rischio? "Che l'auditorium diventi un'altra cattedrale nel deserto. Qui i fondi europei si spendono per restauri e opere pubbliche importanti, ma senza pensare al dopo: come gestirli, come renderli produttivi? Nessuno ci pensa prima, e dopo è troppo tardi".




Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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