
ANNA MARIA ASPRONE I vetri sono stati sostituiti ad Aqaba. E, nel porto giordano, abili mani hanno fatto sparire anche tutti i segni lasciati dalle raffiche di kalashnikov, sparate da una banda di pirati che il 25 aprile ha assaltato nell’oceano Indiano la Melody, la nave della Msc, mentre era 180 miglia a nord di Port Victoria, la capitale dell’arcipelago delle Seychelles. L’attacco è stato sventato, i pirati quasi tutti catturati, ma la paura è sbarcata a Napoli, insieme ai mille passeggeri del transatlantico, ieri mattina quando, verso le 7,30 i marinai hanno lanciato le cime e poi, una volta completate le manovre d’attracco, la Melody è stata ormeggiata al molo 5. È finita così, nello scalo marittimo partenopeo, la crociera della paura che, come «tema», avrebbe invece dovuto avere i tornei di bridge, che si sono svolti durante i 21 giorni di navigazione. A cominciare dal 17 aprile, quando la nave è salpata dal porto di Durban in Sudafrica per un tour che toccava Mauritius, Seyshelles, Egitto, Giordania, Napoli e Genova dove è giunta questa mattina. Invece c’è stato il terribile imprevisto del 25 aprile, il blitz di sei pirati somali che, su un barchino, armati di tutto punto, hanno tentato di espugnare l’imbarcazione dell’armatore sorrentino Aponte. «Non ci sono eroi ma solo una squadra che ha funzionato come una macchina perfetta», ha commentato il comandante della «Melody», Ciro Pinto, sfuggendo per un attimo alle mille domande dei giornalisti per correre ad abbracciare sua moglie Cira e le sue figlie arrivate per lui al porto, da Sant’Agata sui due golfi dove vivono. È stato proprio il tempestivo intervento del comandante, che ha coordinato nelle operazioni di difesa della nave l’equipaggio e la security israeliana, ma anche la pronta reazione dei passeggeri, ad impedire che la “crociera del bridge” si trasformasse in tragedia. È stato, infatti, di soli due passeggeri, feriti lievemente dai vetri infranti dai colpi dei kalashnikov, il bilancio dell’incursione dei pirati. Un’atmosfera ovattata ha accompagnato lo sbarco di gran parte dei mille passeggeri della Melody. Accolti dal direttore generale della Msc Crociere, Domenico Pellegrino i turisti con trolley hanno abbandonato la nave, senza il contorno festoso, tipico di un happy-end da post-crociera. Uscendo dal cancello, neozelandesi, australiani, tedeschi, inglesi e italiani (a bordo i nostri connazionali erano 134, tra passeggeri ed equipaggio, su oltre 1.500 persone) si sono infilati a viso basso nei bus turistici, che li aspettavano per portarli in tour a Pompei. Sono scesi anche i membri dell’equipaggio, amministrativi, fotografi, cantanti, animatori, marinai e chef, dopo sei mesi di imbarco. Quasi tutti originari della penisola sorrentina. Sul molo ad attenderli mamme, fidanzate e bambini. «Ora che sono a casa posso lasciarmi andare e dire che ho avuto davvero paura» racconta Elena Irollo, 19 anni animatrice. Stessa paura anche per Maria Grazia D’Alessio, 27 anni, da sei mesi sulla Melody. «Lavoro alla reception e come tutto l’equipaggio, ho cercato di tranquillizzare i passeggeri. Al momento dell’assalto ero in cabina. Mi ha telefonato il mio ragazzo che era sul ponte per avvisarmi». Con lei scendono due imprenditrici australiane, Gail Hyett e Vicki Douch: «Abbiamo sentito colpi a ripetizione ma sembravano fuochi d’artificio. Poi, abbiamo visto gente che gridava e l’equipaggio ci ha ordinato di chiuderci in cabina. Siamo stati al buio per ore». Felici per la conclusione di un’insolita luna di miele, Vera e Roberto De Simone, entrambi di Viareggio. «Sono maresciallo dei carabinieri - dice Roberto - e ho apprezzato come il comandante, il personale di bordo e la security hanno gestito l’emergenza. Certo non potevamo salvarci solo con le sedie lanciate da due francesi». «Io ero sul ponte, ho sentito i colpi e ho visto i vetri in mille pezzi» aggiunge Marina Marrica, napoletana. «Noi credevamo fosse un fuori-programma di fuochi d’artificio - dicono Chiara Farnacci e Tiziano Barbafiore, rispettivamente soprano e tenore che si stavano esibendo durante il concerto sul ponte - Abbiamo avuto molta paura e le ore passate al buio in cabina aspettando che tutto tornasse alla normalità sono sembrate eterne». Ma c’è stato anche chi ha saputo «gestire» la paura. «Stavo giocando con alcune amiche a bridge - dice Joan Lee, turista neozelandese - quando il cameriere ci ha detto di andare in cabina perché c’erano i pirati, gli abbiamo risposto: “Tra poco, dobbiamo prima finire la partita”». (Il Mattino)
inserito da A. Cinque