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14/04/2009

parliamo di vita...risorta

 

Dio ,grazie all’incarnazione di Gesù , ha scelto“di aver tempo per l’uomo” , donandosi per sempre nello Spirito senza il tempo. Il tempo allora, per chi si decide per Cristo,non è più un tempo quantificato, una successione lineare o circolare di momenti puntuali, ma viene a d essere un tempo qualificato,il cosiddetto  KAIPOS, uno spazio vuoto che viene riempito dall’eterno, un tempo  cioè determinato dal senso.

In questa ottica la parola Resurrezione diventa la  ri-soluzione, il filo conduttore  di una grande speranza. Infatti il verbo italiano risolvere viene dal latino resolvere che significa  sciogliere,ma nel senso di semplificare un legame o un intrico,andare a chiarire una cosa complicata. Quindi la Resurrezione se vissuta come lo scioglimento dell’enigma della vita, costituisce per il credente il fulcro del cristianesimo:Cristo risorgendo, ha ammazzato la morte, ha sconvolto tutte le aspettative e le logiche umane, è passato attraverso la morte, uscendone però vivo.( è il primo e l’unico a fare ciò e ha aperto la strada a noi , se crediamo).

 Ecco dunque il senso di “ottavo giorno”con cui viene spesso denominata dalla liturgia della Resurrezione. Cioè giorno della trasformazione,quello che “non conosce tramonto”, il Giorno dopo i 7 giorni della settimana dell’uomo, di forte valenza simbolica , in quanto allude  anche ad un equilibrio cosmico finalmente ri-trovato.

Cristo ha percorso  il nostro stesso tragitto esistenziale per poi però superarlo nella resurrezione dell’ottavo giorno,appunto, che diventa  così anche l’icona del superamento  fisico della morte.

Allora la Resurrezione di Cristo non è per niente  la semplice rianimazione di un cadavere, ma diventa  una nuova creazione ,nasce un uomo “nuovo”non più destinato alla morte,ma ad una vita indistruttibile. Perché di vita si tratta e questo andrebbe gridato dai tetti , secondo me,richiamando l’attenzione di ognuno al suono di trombe angeliche,prima sul racconto storico e da lì sull’”evento straordinario” che è sotteso in esso.

“Avere la possibilità di “toccare” Cristo risorto con gli occhi della fede e “vedendo” , poi  di credere: “Cristo lo si tocca meglio con la fede che con la carne. Toccare Cristo con la fede!

Questo è toccarlo veramente. Pensate a quella donna che soffriva di emorragie:con fede si accostò, con la mano toccò la veste, con la fede l’onnipotenza. Ecco cosa vuol dire toccare. In quel momento, il Signore veniva compresso dalla folla, , ma da una sola era toccato. Perciò disse:” Chi mi ha toccato? I discepoli stupefatti perché da ogni parte la folla lo comprimeva, dissero:

 La folla  ti stringe da ogni parte e tu dici :chi mi ha toccato? .Ed Egli:Sì, qualcuno mi ha toccato. ( Lc.8,43-48).Ecco, la folla ti schiaccia ma non ti tocca. Chi ti ha toccato? Solo colei che ha creduto.”( S.Agostino)

Noi non abbiamo la possibilità di toccare Cristo, ma abbiamo la possibilità di leggere il testo per vedere  quello che si dice di Lui,facendo così un primo passo, e poi, approfondendo, poter“vedere che dentro di noi” tutto diventa nuovo:  allora c’è la vera resurrezione dalla personale cecità. E proprio questo è successo ad Emmaus, ai due discepoli ( osserviamo che  uno dei due è senza nome e rappresenta perciò  ognuno che legge)

E proprio dai testi si legge che per designare la resurrezione di Gesù ,la Scrittura ricorre soprattutto a due concetti:al verbo transitivo egeireiv che significa risuscitare  e al verbo avastavai che significa far alzare .Hanno entrambi un senso metaforico,sono nuovi rispetto al loro uso precedente:indicano, l’agire di Dio che come creatore ri-crea in modo inaudito. La resurrezione di Gesù manifesta proprio che Dio è il ri-creatore che interviene nel reale,  nella tua realtà , nella realtà della morte e lo può fare solo perché questa realtà così lontana da Lui,che è solo Vita,è stata assunta da Cristo e da Lui  portata a Dio Padre,ma per essere vinta e trasformata nuovamente in vita. E tutto  questo, straordinariamente , vale anche per il corpo. C’è quindi  una corporeità della resurrezione, che non significa materialità secondo i nostri parametri , ma  significa che l’uomo è riferito alla realtà del suo vissuto umano e che  questo  suo riferimento può avvenire unicamente col corpo. E’  la totalità che risorge e in questa“realtà corporale”  interviene Dio attraverso Cristo:con la resurrezione il cielo entra nella sfera del tempo e un frammento del mondo , del tuo mondo , arriva al cielo. Una  Resurrezione che in modo incompleto è già anticipata nella tua vita se credi,e che puoi  già sperimentare in te di continuo, ogni volta che risorgi da un dolore, da una crisi esistenziale,da una morte spirituale  in cui coraggiosamente scegli di rimanere vivo.

Trudy Borriello

e-mail :trudy.vitolo@fastwebnet.it

 

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