Rinviato a giudizio il sindaco di Tramonti Armando Imperato. Voleva impedire, secondo l’accusa, alla lista avversaria, guidata dal candidato Alfonso Arpino, di candidarsi. Arpino ora fa parte della minoranza con Errico Taiani, Enrico Fierro, Antonio Amodio, Antonio Ferrara, tutti parti offese che si stanno costituendo parti civili con gli altri undici consiglieri non eletti. Il Gip Vincenzo Di Florio del Tribunale di Salerno ha fissato l’udienza per il 22 novembre 2006, l’accusa è prevista per gli articoli 56 e 323 codice penale perchè quale ufficiale di governo, come sindaco del Comune di Tramonti, e nello svolgimento delle relative funzioni rifiutava la tempestiva sottoscrizione di sei certificati attestanti l’iscrizione nelle liste elettorali di altrettanti candidati alla carica di consigliere comunale inseriti nella lista denominata “Uniti per Tramonti” per la tornata elettorale del 13 giugno 2004. Secondo il Gip il sindaco di Tramonti Armando Imperato, che doveva firmare questi certificati, proprio nelle ultime ore della presentazione della lista, “compiva atti idonei a cagionare intenzionalmente al candidato sindaco ed ai candidati alla carica di consigliere comunale della lista contrapposta un danno ingiusto costituito dall’esclusione delle relative candidature, che ne sarebbe derivata.”. Secondo le ricostruzioni il sindaco avrebbe cercato di firmare gli ultimi sei certificati elettorali dei candidati indicando che dovessero presentarsi uno alla volta, tanto da far sforare il tempo massimo per la presentazione delle candidature, operazione che spettava al rappresentante di lista dell’attuale minoranza, che era Mimmo Guida, e non come avrebbe voluto il sindaco, di un candidato alla volta, fu solo con la firma della segretaria comunale Maria Rosaria Milo all’ultimo momento che ha firmato, pur non essendo competente, perchè aveva chiesto consiglio al presidente della commissione elettorale di Amalfi. Il procedimento e il 7052/04 rg 6925/05 gip e si annunciano battaglie. Dunque altri guai penderebbero su Imperato e la sua amministrazione a poche settimane dalla vicenda delle case popolari.
Mi. Ci.