
Nonostante le primarie non si siano ancora fatte, nonostante le contrarie dichiarazioni a Positanonews del segretario del PD Morando sabato scorso a Piano di Sorrento, di cui abbiamo parlato nella sezione penisola sorrentina, mentre impazzano i sondaggi fra Vozza e Allodi, sembra tutto deciso per la provincia di Napoli. E a dir questo non solo i "rumors" di corridorio o i blog ben informati. Ma la pagina di politica dell'inserto del Corrierre della Sera il Corriere del Mezzogiorno di oggi, a firma di Simona Brandolini che qui riportiamo. Allora è vero che il
miglior alleato di Bassolino si chiama Silvio Berlusconi. Il
premier in vista delle Europee vorrebbe mettere in campo i pezzi
da novanta dei governi nazionale e locali del Pdl. Dunque
ministri, ma anche presidenti di Regione, che, secondo la legge
vigente, dovrebbero dimettersi per potersi candidare al
Parlamento di Strasburgo. Ebbene Berlusconi starebbe pensando
ad una modifica normativa che assicuri il doppio incarico per i
governatori. Ora, sarà perché Bassolino ai doppi incarichi è
abituato (sindaco-ministro del Lavoro nel governo
D'Alema), fatto sta che al termine della trasmissione
Annozero di giovedì scorso, nel-l'intrattenersi con alcuni
cronisti, si sarebbe lasciato sfuggire: «Se fanno la legge, non
ho problemi». Insomma il presidente si vuole candidare alle
europee. Deve mettere a frutto le tante ore passate a studiare
inglese. Ma non vuole tradire la parola data: resto per
terminare il mio lavoro. Se dovesse lasciare a un anno e mezzo
dalla fine del mandato avrebbe più problemi all'interno
della propria coalizione che all'esterno. Dunque la
scappatoia potrebbe essere questa. Anche se esiste una seconda
opzione: lo statuto regionale appena varato permette
all'esecutivo di Santa Lucia di rimanere in piedi anche
senza Bassolino. Fino al 2010 le redini della Regione le
terrebbe il vicepresidente Antonio Valiante. Il governo potrebbe
impugnare lo statuto? Certo. A chi conviene, però, visto che
Formigoni e Galan già scaldano i muscoli? Ma la strada per
l'Europa non è comunque liscia. Uno scoglio è rappresentato
da un altro statuto, quello del Pd nazionale. Stando alle
regole del partito «gli iscritti non possono far parte
contemporaneamente di più di un'assemblea elettiva e di un
organo esecutivo, tranne i casi in cui questo sia strettamente
richiesto da una delle cariche istituzionali ricoperte».
Ovviamente ci sono le deroghe, decise caso per caso. Il caso
Bassolino è da manuale. Ha un peso specifico che si avvicina al
35 per cento racimolato in piena emergenza munnezza per le
politiche nella sola Napoli. Capolista Massimo D'Alema. Lo
ripete da mesi, il governatore. L'ha detto anche ad
Annozero: «Al Nord il Pd ha sempre perso, con o senza
immondizia per strada. A Napoli e in Campania ha continuato a
vincere, con o senza immondizia ». Un'equazione
incontestabile. Che non tiene conto, però, dell'effetto
Mezzogiorno nel voto settentrionale. Roba da politologi, non
politici, direbbe il governatore. Alla base della
resurrezione bassoliniana ci sono le primarie del Pd in
Provincia di Napoli. Per carità Bassolino si è tenuto ben
lontano dallo schierarsi apertamente per uno dei tre candidati
in campo: Nicolais, Allodi, Vozza. Fino alla fine voleva che
andasse diversamente. Che la società civile questa volta uscisse
alla scoperto. Ma i suoi uomini già stanno lavorando per
l'ex ministro. Per tirare la volata a Gino domenica 22
marzo. Dunque l'accordo è stato stretto. E dovrebbe
prevedere Nicolais candidato della neonata coalizione di
centrosinistra alla Provincia, il dalemiano Enzo Amendola alla
segreteria provinciale del partito, Bassolino in Europa.
Altro che odio profondo, altro che rottura insanabile, salta un
altro turno l'assessore Andrea Cozzolino che a Strasburgo
già pensava da tempo. Sul fronte provinciale, ma casertano,
sembra assai complicato evitare il commissariamento dopo le
dimissioni di Sandro de Franciscis. Ma si sta tentando il
possibile. Se si dovesse votare, il Pdl in accordo con
l'Udc dovrebbe presentare Domenico Zinzi. A questo punto
anche per la provincia di Napoli cambierebbe lo scenario.
L'Unione di centro ritirerebbe Gennaro Ferrara, per
lasciare libero un posto al Parlamento europeo per Giuseppe De
Mita.