
Un altro po’ di crema, signora?". Franco Massimo Lanocita è apparso in
giacca da chef con tanto di nome ricamato sul taschino ma privo del
caratteristico toque, al momento del dolce tra i tavoli del Convento
San Michele, con la sacca a poche, ripiena di crema pasticcera, pronto
ad offrire la "grazia di Dio" a conclusione della originale cena che ha
inaugurato la rassegna enogastronomica della seconda edizione di
"Quello che passa al Convento". • Grande successo per la
manifestazione ideata da Vito Puglia e ospite di Marco De Simone. Menù
sopra le righe quello proposto da Vito Cinque, proprietario dell’hotel
San Pietro di Positano in Costiera Amalfitana e dall’avvocato Franco Massimo Lanocita,
presidente del Cda del conservatorio "G.Martucci" di Salerno. Tra i
circa trenta ospiti seduti ai tavoli del S. Michele si è notata la
presenza del commissario straordinario fresco di nomina, attualmente
alla guida della nostra massima istituzione musicale, il Maestro Fulvio
Maffia, con a fianco il docente di direzione di coro Antonello
Mercurio. Allo stesso tavolo il prossimo chef vip, il professore Emilio
"Lillo" D’Agostino, che si esibirá ai fornelli il 13 marzo. Accolti da
un aperitivo a base di spiedini di frutta e prosecco, la cena è
iniziata con una finissima zuppa di zucca gialla dell’orto positanese
con crostoni di pane cafone, per poi proseguire con baccalá cotto
all’olio extravergine, con broccoli di Agerola, insaporiti con cigoli
di maiale, e cipollotti glassati. Poi è arrivato in tavola il piatto
cult di Franco Massimo: totani con patate alla praianese. Un totano di
Kg.4,3 religiosamente rosso pescato nelle acque di Positano, prima di
chiudere con un dolce povero ma di estremo gusto, ricoperto con crema
pasticcera la cui pentola è stata sapientemente ripulita "a mano"
dall’avvocato salernitano, e guarnita con una mela annurca ripiena di
uva passa e pinoli. Applausi scroscianti per i due assolutamente non
improvvisati chef, in particolare dall’imprenditore Claudio Tarantino,
dalla catalizzatrice della scherma in cittá, Martina Castellana e da
Sergio Paravia.Paola Primicerio