
Furore, Costiera Amalfitana.
Matteo Merolla firma una bella riflessione sul periodico Furore, edito
dall'associazione Aliante, diretto da
Donato Bella, con Michelangelo Mansi, che ha fatto da "levatrice" del giornale. A Furore, mentre il dibattito politico in vista delle elezioni comunali di primavera ferve, tra proclami magniloquenti, programmi mirabolanti ed emerite fandonie, tra una ridda di illazioni, grida ed adunate sediziose a base di pesci del Baltico, tra insinuazioni false e tendenziose, ecco le elucubrazioni notturne di un malato d’insonnia fuori dal coro. Da quasi un trentennio (ndr. dal giugno 1980) i consociati della “Lista del Ponte” reggono incontrastati le sorti della cosa pubblica di Furore. Il loro leader maximo è il Prof. Raffaele Ferraioli, vulcanico e dinamico artefice dell’inarrestabile ed indiscutibile trasformazione del centro collinare costiero, elevato da anonimo aggregato toponomastico ad epicentro di rinomanza sopranazionale, laddove “il paese che non c’era” è divenuto addirittura “il paese albergo”. Politico padre padrone da amare od odiare senza mezze misure, iperdecisionista per antonomasia, l’erede del Prof. Vincenzo Florio è stato il precursore dei sindaci condottieri e capitani di ventura, ovvero di quella nuova stagione politica che ha decretato l’ascesa e l’affermazione di carismatici primi cittadini quali De Luca a Salerno, Chiamparino a Torino, Cofferati a Bologna. Per dirla in termini nazional-popolari: un autentico “one man show” alla Fiorello Del resto i numeri gli danno ragione: 409 posti letti disponibili su una popolazione di 831 abitanti, 10 bed & breakfast, 16 case vacanza, 8 affittacamere, 5 alberghi ed altrettanti ristoranti, 2 agriturismi e 3 bar, laddove, in precedenza, c’era solo il “Deserto dei Tartari” e, nondimeno, l’unica spartana mescita di vino chiudeva alle 19:30 perché il titolare doveva andare a seguire il telegiornale della sera. Cantautore per vocazione – come, peraltro, quasi tutti i suoi concittadini che, forse, in virtù della conformazione ad abitato sparso dei luoghi, indi poco inclini a promuovere la coesistenza, la musica, da sempre, prediligono scriversela e cantarsela da soli – Raffaele Ferraioli ha profuso ogni sua energia ed ogni sua capacità intellettiva per l’elevazione della sua “Terra Furoris”, tanto ostinatamente rincorrendo i suoi sogni. Si, i suoi sogni, poiché il suo manifesto elettorale altro non era che materializzare le sue visioni oniriche, le sue folgoranti intuizioni programmatiche, le sue ammalianti fantasticherie. Ciò potrà apparire irragionevole e folle ma, di certo, rappresenta quanto è concretamente avvenuto nel primo decennio di legislatura: ogni sforzo era sotteso a rende possibile l’impossibile, il tutto in un antesignano “Yes we can” di Obamiana memoria. Non a caso, per il cancelliere tedesco Otto Von Bismarck: “La politica è la dottrina del possibile.”. Di questo sublime fantasticare, il sogno massimo era l’ascensore scavato in roccia che consentisse di unire il sovrastante centro abitato con il Fiordo e, quindi, con il mare, tanto finalmente conformando Furore agli altri rinomati centri balneari della Costa. Questo anelito vitale, purtroppo, sarà in parte represso dalle ottuse preclusioni della Soprintendenza e degli pseduo-ambientalisti di giornata ma, principalmente, sarà abiurato nientemeno che dal suo stesso progenitore già distratto dal fantasmagorico progetto dell’Inn Resort: come un novello Kronos (ndr. divinità greca, Saturno per i romani) che divora i suoi stessi figli. Del resto, secondo alcuni, “Bisogna trovare il proprio sogno perché la strada divenga facile. Ma non esiste un sogno perpetuo. Ogni sogno cede il posto ad un sogno nuovo, e non bisogna volerne trattenere alcuno.” Eppure, a ben considerare, l’impatto delle opere esterne dell’ascensore era di gran lunga meno invasivo e deleterio per il paesaggio delle strutture alberghiere sorte a contrada Sant’Elia, eppure, insolitamente ed inesplicabilmente, quest’ultime sono state edificate con quel placet che la Soprintendenza aveva, invece, precedentemente negato per l’ascensore, boh, chissà…! Per quale motivo non si è lottato allo stesso modo dell’Inn Resort per un progetto che aveva benefici economici ed implicazioni sociali ben più importanti ed irrinunciabili per la popolazione di Furore? Per quale ragione la cittadinanza, unica depositaria della sovranità popolare che, infatti, delega di volta in volta a suoi amministratori, non venne all’epoca adeguatamente informata e coinvolta nelle nefande vicende che portarono alla mancata realizzazione dell’ascensore? Nella misura in cui si scendeva e, tuttora, si scende in piazza e si manifesta per la più banale delle quisquilie, come mai all’epoca, data l’entità della questione, non fu indetta un’assemblea popolare; avviata una sottoscrizione di firme; arrischiato un corteo; azzardato un blocco stradale; promossa un’astensione collettiva dal voto alle elezioni politiche? Perché questo sogno imprescindibile di carnale congiunzione con il luogo emblema di Furore venne anzitempo accantonato e tralasciato? Quali furono gli ignoti ed incomprensibili fattori che condussero ad un siffatto indolente e rinunciatario comportamento? Forse non si sognava più, ovvero si sognava altro che aveva poco a che fare con il bene della collettività? Allo stato, senza enfatizzazioni, l’avvenire del “paese albergo” è ineluttabilmente connesso alla realizzazione del collegamento meccanico con il Fiordo, tanto consentendo sia agli ospiti delle varie strutture ricettive locali, che ai residenti, di accedere agevolmente al litorale marino, il tutto senza l’ausilio degli spossanti autoveicoli ed, oltremodo, affrancati da estenuanti peregrinazioni lungo l’intasata e tortuosa statale amalfitana ed, ancora, prosciolti dalla rogna del posteggio. Con un semplice servizio interno di pullman navette, poi, non occorrerà nemmeno realizzare orribili e devastanti parcheggi, laddove, ancora, non è da tralasciare, ai fini dell’economia gestionale, l’estensione di tale servizio anche ai potenziali bagnanti della limitrofa Agerola. A primavera inoltrata, come al solito, la ponderata e saggia volontà del popolo sovrano decreterà l’elezione degli amministratori comunali che si merita, vale a dire dei migliori possibili, i quali questa volta, indipendentemente da chi abbiano ad essere, per il fausto avvenire di Furore non potranno non esimersi dal sognare di realizzare l’ascensore per il Fiordo e tanto, eventualmente, quantunque non abbiano ad avere avuto la primogenitura di tale fantastico sogno..Matteo Merolla, periodico Furore