“Rapían gli amici una favilla al Sole a illuminar la sotterranea notte”, scriveva il poeta Foscolo “perché gli occhi dell'uom cercan morendo il Sole”.
Probabilmente per i trapassati non fa alcuna differenza ma per chi resta il sepolcro è generatore e al tempo stesso custode di antichi affetti e di presenti consolazioni.
E’ per custodire quei resti e per alloggiarli sotto decorose lastre di marmo, che esistono i cimiteri. Luoghi sacri al pari delle chiese, forse di più ancora perché si prega chi si è conosciuto di persona. Di Dio, ahimé, finora nessuno può dire altrettanto.
Nonostante la mia posizione di dubbioso cattolico miseramente non praticante, non faccio fatica a ripescare dalle mie non recenti reminescenze di catechesi quel passo dell’eterno riposo che invoca il risplendere della luce perpetua per i defunti: “e splenda ad essi la luce perpetua”, appunto. Pur essendo una invocazione chiaramente metaforica, gli uomini che hanno spesso sostenuto la religione ben oltre i confini della spiritualità, hanno dotato ogni lapide dei loro cari di una luce, appunto perpetua, che chi conosce il latino sa che significa “eterno, immutabile”.
Il brillare di quella piccola luce rappresenta molto più di una speranza. E’ una questione di rispetto per i propri cari scomparsi, prima ancora che per una fede.
Si potrebbero lasciare i nostri defunti privi della loro piccola luce eterna ? No. Ma a Minori, paese sempre un passo avanti a tutti, evidentemente si.
Improvvisamente, Domenica 7 Dicembre nella nostra necropoli al buio dell’oltretomba si è aggiunto quello provocato da un blackout elettrico.
I morti non hanno protestato, è evidente.
D’altronde i casi sono questi: se esiste un paradiso dopo la morte la loro posizione è ben più lieta della nostra e quindi non stanno tanto a preoccuparsi della gestione del camposanto. Viceversa, se al termine dei nostri giorni non vi è più nulla, allora nessuna protesta poteva giungere, né scritta né orale.
A lamentarsi sarebbero dovuti essere i minoresi, quelli ancora vivi. I primi giorni questi avranno creduto in un inopinato guasto, ma dopo una settimana di buio pesto qualcuno avrebbe dovuto, diamine, protestare con energia. Non ho notizie al riguardo. Ma ciò non stupisce il cronista. Il minorese è, infatti, popolo assai paziente, che, allenatosi negli ultimi decenni ad ingoiare qualsiasi storpiatura, anche in questo caso si è limitato ad osservare dal basso il buio pesto del camposanto, al massimo mugugnando qualche malumore.
Chi, specie gli anziani, di sera alla croce blu simbolo del luogo sacro, volgeva un’ultima preghiera prima di prender sonno, è dovuto andare a memoria. Più avvezzi alle tenebre, narrano le cronache di paese, sono stati gli abili ladri che hanno benedetto il buio per praticare la poco nobile attività del furto.
Ma a cosa dobbiamo, in sintesi, questo solenne black-out ?. Ad un improvvisa fuga della ditta appaltatrice, raccontano le cronache di paese. Che, è singolare, con premurosa solerzia si era fatta già versare la quota per l’anno a venire. Sparita la ditta si è spenta la luce perpetua e a niente è valso il solerte fax con il quale l’amministrazione comunale invocava il soccorso dell’ente nazionale per l’energia elettrica.
Quanti giorni sarà durata, vi chiederete, questo oscurità ? Troppi. Comunque, nel frattempo, ad onor del vero va detto che il paese esultava festante al suono delle zampogne per la novena ed esplodeva gli immancabili fuochi pirotecnici per onorare i santi Lucia ed Agnello. Queste tenebre non hanno dunque turbato più di tanto il regolare ossequio delle feste comandate.
Nonostante internet, l’uomo sulla luna, i satelliti e i computer superveloci, sconfiggere le tenebre al cimitero di Minori è stata un’impresa assai ardua, tanto che è sembrato un dono della provvidenza il viaggio in Vaticano delle più alte e devote cariche del paese, in questo caso bisognose più che mai di indulgenza divina per il ritorno della luce perpetua. E’ noto, infatti, che fu Dio in persona ad esclamare “Fiat lux” (Genesi, 1,3, traduzione in greco dell’ebraico: "Vayomer Elohim yehi-or vayehi-or", "Dio disse sia fatta la luce e la luce fu"); luce per i vivi, si intende, ma in questo caso anche per i morti.
Quale intervento migliore di quello divino poteva risolvere la questio ? E, infatti, a testimonianza che è nella fede che si trovano le soluzioni alle questioni più complesse, la luce, la sera di martedi 16, contestualmente al pellegrinaggio in santa sede di cui sopra, è tornata al cimitero di Minori.
Ora anche il Natale può giungere sereno. Per i vivi e per i morti.
(mi si perdoni qualche eventuale piccola inesattezza, le fonti in questi casi sono sovente approssimative)
Christian De Iuliis
www.christiandeiuliis.it