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15/12/2008

VIOLENTO´ E BRUCIO´ VIVA BIMBA, SI UCCIDE IN CARCERE LECCE

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LECCE - Ha posto fine alla propria esistenza con un atto violento, impiccandosi. La stessa violenza che uso' nell'agosto di otto anni fa quando, con un branco composto da altre quattro persone, sequestro' ad Andria una bimba di appena otto anni, Graziella Mansi, e le diede fuoco dopo aver tentato di stuprarla. Si e' conclusa cosi', nel carcere di Lecce, la vicenda umana di Vincenzo Coratella, di 27 anni.

La scorsa notte ha preso la cintura del suo accappatoio fissandone una estremita' a una sbarra del letto a castello e impiccandosi con l'altra. Il suicidio, secondo il medico del carcere sarebbe avvenuto verso l'1. Circa tre ore piu' tardi il corpo e' stato notato dagli agenti di polizia penitenziaria che hanno dato l'allarme. Secondo quanto si e' appreso negli ambienti penitenziari, il giovane era da solo in cella.

Oltre a lui, per quella storia che scosse l'opinione pubblica per la sua efferatezza furono condannati con sentenza definitiva della Cassazione nel 2004 gli altri quattro autori della violenza, tutti giovani del posto: a Pasquale Tortora, di 28 anni, giudicato con rito abbreviato, furono inflitti 30 anni di carcere, agli altri (oltre a Coratella, Giuseppe Di Bari, 27 anni, Domenico Margiotta, di 25, e Michele Zagaria, di 29 anni), l'ergastolo.

Del branco era Tortora l'elemento chiave in quella vicenda, secondo quanto emerse nel corso del processo, ma anche l'elemento piu' debole. Per entrare a far parte del gruppo fu sottoposto a un vero e proprio esame: dovette rubare parti di alcune automobili, per dimostrare di essere un duro. Ma forse cosi' duro non lo era. Fu l'unico, nel corso di una perizia psichiatrica, a palesare pentimento per quanto era accaduto.

''Non vedo l'ora di andare a processo per prendere l'ergastolo. Ho sbagliato - disse - e chi sbaglia paga per tutta la vita''. Ma a pagare per la crudelta' di quel branco in quell'agosto del 2000, nei boschi a ridosso di Castel Del Monte, maniero federiciano nel territorio di Andria, fu soprattutto la piccola Graziella.

Tortora la attiro' con uno stratagemma: ''vieni, ti voglio mostrare una cucciolata di cani'', le disse. La bimba, che pure i genitori descrissero come creatura riservata e non propensa a dare confidenza, lascio' la bicicletta vicino a una fontana dove era andata per riempire un secchio d'acqua e lo segui'.

 Ma una volta nel bosco trovo' gli altri quattro aguzzini. Qui avvennero i tentativi di stupro, le inutili richieste di aiuto della bambina, soffocate a calci, le sue urla di terrore e di dolore quando fu posta su un letto di foglie secche e data alle fiamme con un accendino.

Tortora fu fermato subito dopo il ritrovamento del corpo carbonizzato; in un primo momento disse agli investigatori di aver agito da solo, ma poi non resse e fece i nome dei suoi complici.

Tra questi Coratella, che fu tra l'altro riconosciuto da un agricoltore come uno dei due giovani che egli vide quel pomeriggio correre in un podere vicino al luogo dell'omicidio.

Quando fu emessa la sentenza, i genitori e gli altri parenti l'accolsero con soddisfazione. Dal momento della tragedia l'intera comunita' di Andria si strinse intorno a loro, ma la consolazione piu' grande probabilmente la ricevettero nel novembre del 2000, quando furono ricevuti in udienza particolare da papa Giovanni Paolo II. Ebbero li' la possibilita' - spiego' allora il Vaticano - di ricevere la benedizione del Pontefice come ''consolazione cristiana per i loro cuori, straziati dalla tragedia che li ha colpiti''.

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