ROMA - La Cassazione dà il via libera al mantenimento del solo cognome materno nel caso di figli naturali, riconosciuti dal padre solo in un secondo momento, che hanno ormai maturato il diritto a "conservare o a non cambiare il cognome" con il quale sono conosciuti "nell' ambito delle proprie relazioni sociali".
Con questa inedita decisione (sentenza 12641 della I sezione civile), la Cassazione ha respinto il ricorso di un padre naturale, Francesco T., contro la donna - Rosa E. - dalla quale aveva avuto un figlio naturale nel 1997 e del quale solo successivamente aveva riconosciuto la paternità. L'uomo voleva che il bambino portasse il cognome paterno. Ma la Suprema Corte ha detto no.
Ad avviso della Cassazione è arrivato il momento di "tenere conto della emersione, nel sistema e nel costume sociale, di una tendenza a mettere in discussione la regola della automatica attribuzione del patronimico" nel caso dei rapporti di filiazione naturale, ovvero dei bambini nati al di fuori del matrimonio e riconosciuti tardivamente dal padre. In questi casi - afferma la Suprema Corte - si finisce col violare il diritto del bambino a continuare ad essere chiamato con il cognome materno con il quale, fin dalla nascita, il minore è sempre stato identificato.
"Nel caso di filiazione naturale - osservano gli 'ermellini' - non essendovi una famiglia legittima da tutelare, il cognome del figlio assolve (quanto meno in prevalenza) alla funzione privatistica, in virtù della quale il cognome è una componente dell'inviolabile diritto di ciascun uomo ad avere una propria identità personale".
E questo vale soprattutto nella fase "preadolescenziale o adolescenziale" dei bambini, quando i minori "potrebbero già avere acquistato una loro ben definitiva e formata identità" e subirebbero un "pregiudizio" assumendo il cognome paterno. Inoltre la Cassazione - a sostegno della sua netta apertura al "matronimico" - ricorda che l'Italia ha sottoscritto la Convenzione di New York del 1979, nella quale gli stati firmatari si impegnano ad "assicurare gli stessi diritti personali al marito e alla moglie, compresa la scelta del cognome".
Lo stesso Consiglio d'Europa e numerose sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo - insiste Piazza Cavour - "vanno nel senso della eliminazione di ogni discriminazione basata sul sesso nella scelta del cognome". Fatte queste premesse, la Cassazione esorta il Parlamento a varare una legge che prenda atto del tramonto del "modello patriarcale".
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Michele De Lucia