
BRUXELLES - Una "risposta senza precedenti" per affrontare una "crisi eccezionale": così José Manuel Barroso ha presentato il piano da 200 miliardi di euro varato dalla Commissione europea, al fine di rilanciare l'economia del Vecchio continente sull'orlo della recessione e di una crisi sociale di cui si vogliono a tutti i costi limitare gli effetti, a partire dalla disoccupazione. Dei 200 miliardi, che rappresentano l'1,5% del Pil europeo, 170 dovranno arrivare dai bilanci dei singoli Stati membri, ognuno chiamato a contribuire secondo le proprie possibilità e la propria situazione economica. Gli altri 30 miliardi proverranno invece sia dal bilancio dell'Unione europea - che attraverso i fondi strutturali e il fondo sociale europeo contribuirà a finanziare le misure a sostegno dell'occupazione - sia dalla Banca europea degli investimenti, che potenzierà i suoi prestiti soprattutto alle piccole e medie imprese che investiranno nelle tecnologie verdi.
- BARROSO, POCO CREDIBILE FARE MENO. Il piano di Bruxelles è più robusto del previsto. Finora si era parlato di un pacchetto da 130 miliardi di euro, che già alcune capitali europee erano pronte a digerire con una certa riluttanza. Ma la Commissione Ue ha deciso di spingersi oltre. "Duecento miliardi è una cifra realistica", ha detto Barroso, che si è rivolto direttamente ai vari Stati membri: "Devono convincersi a fare uno sforzo maggiore di quello che avevano previsto". Anche perché - lo ha ricordato pure il commissario Ue agli affari economici e monetari, Joaquin Almunia - la situazione economica è molto incerta, e nessuno sa con precisione quello che succederà da qui ai prossimi mesi. Dunque, proporre un piano di dimensioni più modeste per Barroso sarebbe stato "insufficiente e poco credibile". Col rischio di doverci rimettere le mani nel giro di poco tempo. Da Berlino e Londra arriva un primo giudizio positivo: "Un piano adeguato", ha detto un portavoce del governo tedesco mentre per il ministro Gb, Alistair Darling, si tratta della "replica del nostro piano".
- ALMUNIA, SENZA PATTO RISCHI PER EURO. Lo 'sforzo medio' richiesto ai 27 Paesi dell'Ue in termini di "stimolo fiscale" per la ripresa economica è dell'1,2%. E' chiaro - hanno spiegato Barroso ed Almunia - che ci sono tre gruppi di Paesi, a seconda della situazione economica e di quella di deficit e debito. Ci sono quindi Stati che hanno "ampi margini di manovra", altri che hanno "margini più ristretti" e un terzo gruppo di Paesi che potrà fare poco o nulla. In ogni caso per Almunia una cosa deve essere ben chiara: seppure sarà possibile allentare i cordoni del deficit per finanziare le misure anticrisi (fino a poter sforare - ma solo "di pochi decimali" e "non più di un anno" - il tetto del 3%) "il Patto di stabilità e di crescita continua ad esistere. E non viene per nulla messo tra parentesi". Viene solo applicato con tutte quelle forme di flessibilità già previste nella sua versione riformata nel 2005, che tiene conto delle "circostanze eccezionali". "Se si mettesse in discussione il patto - avverte Almunia - si avrebbero gravi problemi con l'euro. Perché non c'é euro credibile senza un patto credibile".
- LA CASSETTA DEGLI ATTREZZI. Per quel che riguarda i contenuti del piano proposto da Bruxelles, nessuna particolare sorpresa rispetto alle indiscrezioni circolate nei giorni scorsi. La gamma di misure suggerite dalla Commissione Ue vanno dalla possibilità di ridurre l'Iva per rilanciare i consumi (a patto che si tratti di tagli "temporanei e non generalizzati" e che siano privilegiati beni e servizi a basso consumo energetico), all'abbattimento del cuneo fiscale che grava sul costo del lavoro, soprattutto per i lavoratori delle fasce più deboli e nei servizi ad alta intensità di manodopera. Confermato poi il 'no' ad aiuti 'vecchio stile' - dunque a pioggia - al settore dell'auto: Bruxelles suggerisce invece di sostenere le industrie che producono auto pulite e investono in ricerca per sviluppare le tecnologie verdi. A questo scopo andranno anche 5 miliardi di euro sotto forma di prestiti della Bei. Incentivi poi al settore delle costruzioni (soprattutto ai progetti di case ecologiche), alle infrastrutture di interconnessione energetica e allo sviluppo della banda larga, per un totale di 5 miliardi di euro da prendere dalle risorse del bilancio Ue rimaste inutilizzate. La parola passa ora alle capitali europee. Il varo definitivo del piano infatti, spetta ai leader dei 27 Stati membri, che si ritroveranno a Bruxelles l'11 e 12 dicembre per l'ultimo vertice dell'anno
ansa inserito da Michele De Lucia
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