
Lavori pubblici che invece di mettere in sicurezza dal dissesto idrogeologico servono per sprecare soldi e creare pericolo. Un pò come potrebbe succedere a Positano in Costiera Amalfitana con l'oasi Vallone Porto. Ma è successo a Capri. Doveva essere un intervento di messa in sicurezza del porto turistico di Marina di Caterola, a Capri, salvaguardando gli alberi d'alto e medio fusto. È stato invece un intervento beffa, con l'abbattimento di decine di lecci e pini che, paradossalmente, rende ora il costone più fragile e più esposto al rischio di frane. Il porto turistico di Marina di Caterola, a Marina Grande di Capri, e' stato sequestrato dai carabinieri per violazione delle norme paesaggistiche. Il provvedimento - come riportano oggi alcuni organi di stampa - e' stato emesso dal gip Raffaele Piccirillo perche', nel corso dei lavori per la messa in sicurezza, pagati dalla Regione con i fondi dell'Unione europea (l'intervento e' costato un milione e mezzo di euro), contrariamente alle disposizioni della Soprintendenza, sono stati tagliati numerosi alberi di alto e
medio fusto, soprattutto pini e lecci. Cinque le persone destinatarie di altrettanti avvisi di garanzia: tra loro il segretario generale del Comune, Paolo Rispoli, per il quale si ipotizza anche il reato di falso aggravato in atto pubblico. A una lettera di spiegazioni della Soprintendenza rispose che era tutto in regola e che le prescrizioni erano state rispettate. I lavori dovevano essere un intervento di messa in sicurezza del porto turistico: ora - viene sottolineato - con l'abbattimento di decine di lecci e pini il costone e' stato
reso piu' fragile e piu' esposto al rischio frane.L'intervento beffa è stato documentato dai carabinieri, che hanno inviato un ponderoso dossier al pm Antonio D'Alessio e all'aggiunto Aldo de Chiara, che coordina la sezione Reati ambientali. Il pm, a sua volta, ha chiesto e ottenuto dal gip Raffaele Piccirillo il sequestro preventivo del porto (ampio circa diecimila metri quadri) e della parete rocciosa che lo sovrasta, alta un centinaio di metri. L'intervento, costato un milione e mezzo di euro, è stato finanziato dalla Regione con i fondi dell'Unione europea.