Il 15 marzo di quest’anno pubblicammo un articolo dal titolo: "L’Ausino deve rimborsare. I cittadini non dovevano pagare la depurazione". Per chi lo volesse rileggere http://www.positanonews.it/index.php?page=dettaglio&id=12038
All’epoca parlammo di una sentenza emessa dal Giudice di Pace di Amalfi, Dr. Walter Albora, a favore di Silvestro Cioffi, un giovane avvocato di Ravello. Il Cioffi presentò ricorso, in nome e per conto del proprio padre, per ottenere la decurtazione degli importi che figurano alla voce “depurazione” sulle bollette dell´acqua inviate dalla Società AUSINO S.p.A., nonché il rimborso dei versamenti effettuati negli ultimi cinque anni. Il pagamento non era dovuto perché né il gestore idrico né il comune di Ravello dimostrarono, carte alla mano, che esistesse un sevizio di depurazione delle acque reflue.
Nel mese di ottobre di quest’anno poi, una sentenza della Corte Costituzionale (n.335 dell’08/10/2008) chiarisce definitivamente, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, “l'illegittimità costituzionale dell'art. 155, comma 1, primo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), nella parte in cui prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti «anche nel caso in cui manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi”.
In parole povere: niente depuratore o depuratore inattivo, niente pagamento da parte degli utenti.
La sentenza chiarisce anche che è illegittimo prendere anticipatamente soldi dal cittadino e accantonarli in attesa di costruire o riattivare un depuratore.
Considerando la sentenza del Giudice di Amalfi, avvalorata poi da quella della Corte Costituzionale prima accennata, occorre fare almeno una considerazione: i liquami di Ravello e Scala, a detta dei rispettivi amministratori, convergono verso Atrani per la depurazione. Il fatto che Ravello non sia riuscito a provare alcuna depurazione nella causa vinta dal Cioffi, significa che nessuno dei tre comuni citati è attrezzato per la depurazione.
Allora alcune domande sorgono spontanee: il famoso e avveniristico “MUD”, tanto decantato nel comune di Atrani, è o non è un depuratore?
Quanti altri comuni della Costiera Amalfitana da decenni “spillano” quattrini dalle tasche degli utenti senza fornire il servizio?
La posta in gioco è diventata altissima. Se i cittadini si organizzano e richiedono i rimborsi delle quote versate illegittimamente negli ultimi anni, potremmo assistere allo svuotamento delle casse comunali e di quelle delle società appaltanti dei servizi idrici. A quel punto, solo un intervento del Parlamento Italiano potrebbe fermare l’onda d’urto.
Gino Amato