
Show di Renzo Arbore premiato ad Amalfi il 4 ottobre con il premio smeraldo con tutto lo staff di Indietro Tutta Dal maestro Mazza a Riccardino, Marisa Laurito, Luciano De Crescenzo, ed ancora
il Pensatore, insomma tutto il cast di una trasmissione di successo che si sono confrontati sul futuro della televisione italiana.La sua Orchestra italiana, che ha suonato il 5 ottobre, viaggia a pieno ritmo e quest’estate ha fatto decine di serate riempiendo piazze e arene Paradossalmente, però, mai come in questi giorni la sua giacchetta viene tirata da più parti sul versante televisivo. Più d’uno ha evocato il suo nome come eventuale presidente Rai ”di qualità” (lo ha fatto il critico del Corriere Grasso, lo ha fatto il Foglio), lo ha fatto ieri Giovanni Minoli, direttore di Rai educational, mentre gli consegnava il Premio Smeraldo, al termine di una tre giorni tutta dedicata a Arbore e alla sua carriera ospitata ad Amalfi e sigillata ieri sera da un concerto trionfale in un’altra piazza piena.
Renzo riceve, commosso ringrazia, apprezzamenti per Fiorello poi un ricorda a Gaetano Afeltra il giornalista della costiera amalfitana arrivato ai vertici del Corriere della Sera, senza precedenti fra Positano, se si esclude Fiorentino che ha lavorato alla Rai e Massimo Capodanno, e Ravello, specifica ironicamente che il riconoscimento per lui vale per ”celebrazione” e non come ”commemorazione” per l’opera svolta, ma sa che l’offerta è un atto insieme di stima e di rottura. «Si tratta di meravigliose voci clamanti nel deserto, non prese in considerazione neppure per scherzo dal Palazzo, non c’è stato neppure un uomo politico che abbia pensato di riprenderle. Credo che a suscitare repulsione sia l’idea di un tecnico alla guida della Rai».
L’osservazione vale in quanto tale, nel senso che Renzo il presidente della Rai non lo farebbe mai e poi mai ma l’idea, anche da parte di Minoli, ha il sapore della provocazione contro quella che il dirigente Rai chiama «l’ignavia e l’irresponsabilità dei dirigenti del servizio pubblico». E aggiunge: «Da quindici anni la scelta cade su vertici qualunque, senza specificità professionale e paralizzato l’evoluzione della tv di qualità proprio nel momento in cui la crescita esponenziale di Sky (i cui intrioti sono aumentati di dieci volte) segnala una richiesta di contenuti da parte del pubblico».
Insomma, Arbore come simbolo della tv intelligente in un momento in cui è proprio l’intrattenimento a segnare i guasti maggiori, la crisi più forte. Questi tre giorni di premio, fra dibattiti, proiezioni, incontri sono serviti anche a lui per riprendere confidenza. Minoli lo ha stuzzicato in privato: «Ma se qualcuno mi invitasse a lavorare non direi di no», ha risposto Renzo. E che ne abbia voglia lo dimostra un’improvvisata rievocazione di Quelli della notte e non solo, realizzata nella Sala Ibsen, con una nutrita pattuglia di reduci arboriani. Marisa Laurito, Maurizio Ferrini, Mario Marenco, Gegè Telesforo, Dario Salvatori, Gianni Mazza, persino il suo capoufficio dei tempi di via Asiago, Maurizio Riganti.
Renzo li schiera accanto a sè sul palco e comincia a dirigere l’orchestra. Senza prove, senza rete, secondo la sua regola di improvvisazione della parola, come se si trattasse di fare del jazz. E i ”ragazzi” rispondono come se non fosse passato qualche decennio. Ferrini tutto pelato ha la solita faccia di romagnolo sveglio e esilarante, Marenco è sempre un architetto stralunato che per l’occasione tira fuori dalle tasche un foglietto degno dei tempi di Alto gradimento. Lo battezza ”il completo”, lista assurda e insensata di cose, nomi, numeri, tram detta a suo modo. Formidabile, tutti a ridere.
E Renzo stesso è il primo a restarne stupito: «Però abbiamo ancora tanta energia» commenta. Chissà che questo viaggio ad Amalfi, città di Flavio Gioia, non sia servita a fargli ritrovare la bussola della tv (sperando che la trovino anche quelli che decidono).