
Il pubblico ministero Gabriella Nuzzi ha proposto appello contro la sentenza numero 450 dello scorso 18 luglio del Gup Giuliano Rulli che ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di Raffaele Ferraioli e altri 39 imputati, poi diventati 11, in relazione alla vicenda del Furore Inn, albergo in costiera amalfitana a cinque stelle realizzato con fondi pubblici al posto di una piscina e struttura sportiva ricettiva che inizialmente doveva essere comunale. Secondo la tesi della Procura di Salerno i protagonisti della vicenda avevano simulato la nascita di una struttura pubblica, dietro la quale, però, si nascondevano interessi privati. E tutto questo, secondo l'accusa, utilizzando indebitamente finanziamenti pubblici. Ma la sentenza del gup Rulli ha prosciolto tutti gli indagati dalle accuse più gravi: malversazione, truffa aggravata, riciclaggio. Prescritti invece gli abusi e gli altri reati. Il pm aveva chiesto di applicare la prescrizione ad un copioso numero di capi di imputazione: alla fine ne erano rimasti in piedi soltanto tre, quelli forse più importanti, che contavano in tutto 11 indagati (un numero comunque esiguo, se si considera che la richiesta di rinvio a giudizio riguardava 38 persone). Al termine del suo intervento il magistrato aveva lasciato l'aula, dove iniziavano le arringhe degli avvocati del collegio difensivo (formato, tra gli altri, dagli avvocati Giani, Carbone, Fusco, Botta, Vicidomini, Pecoraro, Della Monica, Rizzo, Lentini, Bassolino, Polizio). Arringhe terminate quando il gup Rulli è entrato in camera di consiglio per poi emettere il verdetto: proscioglimento e sentenza di non luogo a procedere per tutti gli imputati, o con formula piena o per intervenuta prescrizione. Nello stesso tempo il giudice ha disposto il dissequestro di quelle parti dell'albergo sigillate dalla Procura e lo sblocco dei conti correnti.
La tesi della Procura era che il Furore Inn Resort, albergo che si è distinto in questi ultimi anni per una gestione d'eccellenza in costiera amalfitana, creando un polo di lusso dopo Positano, Praiano, Amalfi e Ravello, era stato edificato «grazie ad un sofisticato sistema fraudolento volto a simularne la natura di opere pubblica, in luogo di un impianto sportivo destinato alla comunità di Furore». Per riuscire in questo intento sarebbe così nata una società ad hoc, la Futura srl, poi trasformata in spa, «riconducibile al 51% a Raffaele Ferraioli, sindaco di Furore (e socio ed amministratore di diverse società operanti nel settore turistico-alberghiero) e, per il residuo 49%, ad Aniello Lanzara, titolare di una impresa edile, la Falpec spa, con sede a Castel San Giorgio». Le indagini, secondo il pm, avrebbero così svelato «una serie di gravissime e persistenti violazioni della normativa urbanistico-edilizia, nonchè della disciplina di tutela paesistico- ambientale e di protezione sismica vigenti compiute dagli organi comunali e regionali competenti, mediante l'adozione di atti e provvedimenti amministrativi falsi ed illegittimi ». Il tutto veniva smontato dal Gup che, senza arrivare al processo ordinario, fra prescrizioni e assoluzioni nel merito proscioglieva tutti, ieri l'appello del Pm.
Michele Cinque