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30/08/2008

POSITANO, BENIAMINO CALDIERO E IL TEATRO DELL´ARTE NEL TEATRO NO

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Da Milano al Giappone  per la prima volta in Sud Italia, prima di una tournee in Europa, questa sera a Tutto in una notte ci sarà anche "Parlamento+Bilora" uno spettacolo teatrale dove si potrà vedere Beniamino Caldiero, nato il 2 ottobre 1972 a Napoli, padre di Positano, Michele, noto imprenditore della moda che tutti conoscono, e madre marocchina, torna dopo un ventennio in  Costiera Amalfitana, infatti fra esperienze teatrali in Spagna, Francia, Giappone  vive ormai fuori dalla Costa d'Amalfi. Prima a Marbella in Spagna poi ora a Milano dove collabora dal 2007 collabora con Kuniaki Ida e Marina Spreafico come insegnante alla Scuola di Teatro Arsenale "Mi sono strasferito a Marbella a 18 anni perchè li avevo nonna e mia madre Chafika Tazi - spiega Beniamino Caldiero -, ho cominciato a studiare scienze politiche in Campania a Salerno poi per caso ho cominciato a fare teatro a Murcia, studiando regia e poi a Siviglia ho fatto recitazione e sono rimasto li a lavorare al CAT, Centro Andaluz de Teatro, e da li poi sono andato a a Parigi dove ho frequentato  l ' Ecole Internationale de Theatre Jacques Lecoq dal 1996 al 1998." La sua traiettoria professionale come attore di teatro, di cinema, e regista si svolge tra l'Italia, la Spagna e la Francia. Nel 2002 crea la compagnia Petits Errors , con Anton Valen, clown del Cirque du So/eil ed Yves Vacher. Dal 2003 al 2005 dirige un centro di studi teatrali in Spagna, La Factoria Teatro dove alterna la sua attività di attore e regista con quella di pedagogo. Ha lavorato anche nel cinema con Louise Berdejo, nominato al premio Goya, e Borja Caldeaga nominato al premio Oscar.. "Questo spettacolo è nato come un incontro fra due teatri, quello del No Kyogen e quello della commedia dell'arte,  in pratica abbiamo recitato teatro della commedia nel teatro No e con questo spettacolo siamo stati i primi occidentale a recitare nei teatri nazionali No in Giappone, a Kyoto, Nago, Tokyo, Osaka ed altri."  Questa sera alle 21,30 sarà da non perdere il Teatro Arsenale, “Parlamento + Bilora”, con la regia di Kuniaki Ida  L´opera di Ruzante, diretto dal regista giapponese Kuniaki Ida, con Beniamino Caldiero, Angelo Crotti, Salvatore di Natale e Angela Battistello. Un grande classico dell´autore padovano rivisto da un grande maestro del Sol Levante, fondatore in Italia di una delle più importanti scuole di mimo teatrale. A cura dell´Associazione Kuniaki Ida. Questo spettacolo dopo il Giappone per la prima volta viene rappresentato in Italia e poi dopo Positano a Madrid. Un momento molto importante per Positano per un giovane che ha varcato i confini del mondo con la sua arte.

Michele Cinque

 

 

PARLAMENTO + BILORA

 

Di Ruzante

Regia  Kuniaki Ida

Con  Beniamino Caldiero, Angelo Crotti, Salvatore di Natale, Laura Pozone, Angela  Battistello

Costumi  Ambra Rinaldo

Scenografia e luci Kuniaki Ida

Assistente alla regia Girolamo Lucania

Produzione  Teatro  Arsenale - Associazione Kuniaki Ida

 

 

 

Questo spettacolo, creato su  commissione del Ministero di Cultura Italiana e della Japan Foundation, è stato rappresentato con straordinario successo nei teatri nazionali giapponesi di tradizione:  Tokyo, Nagoya, Kyoto ed Osaka. Il progetto prevedeva il confronto tra il genere del Kyogen, antica farsa giapponese che risale al 1300, e la Commedia dell’arte. Un’occasione unica di confronto: Kuniaki Ida, il regista dello spettacolo,ha scelto due classici, il Parlamento e la Bilora del Ruzante, per  illuminare le caratteristiche comuni di queste due forme  teatrali solo apparentemente distanti.

La grande particolarità di questo incontro è che per la prima volta nella storia attori non giapponesi hanno recitato negli spazi del Teatro NO.

Lo spettacolo è stato creato seguendo la necessità di comunicare con un pubblico di cultura e lingua differenti, pertanto la sua comprensione non si basa sul solo linguaggio orale ma sull’immagine ed il movimento. Seguendo la tradizione della Commedia dell’Arte, alcuni attori usano maschere, create da Amleto Sartori (il famoso mascheraio dell’Arlecchino servitore di due padroni di Strehler) concentrando così tutto lo spettacolo sul solo gioco dell’attore.

 

 

Kuniaki Ida

Laureato al Toho College di Tokio, Kuniaki Ida ha fatto parte in seguito del prestigioso Kobo Abe Studio, il centro di ricerca diretto dal grande scrittore. Ha studiato teatro tradizionale giapponese No e Kyogen. Si è poi diplomato alla Scuola Internazionale di Teatro Jacques Lecoq di Parigi nel 1975. Dal 1976 risiede prevalentemete in Italia, a Milano, dove ha fondato e diretto la Scuola Internazionale Kuniaki Ida. Dal 1989 è insegnante presso la Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi”.

Come regista di spettacoli teatrali e musicali e insegnante di teatro ha lavorato in numerosi paesi tra cui Italia, Giappone, Corea, Portogallo, Germania, Sud Africa, Hong Kong, India, Francia, per varie istituzioni: la Japan Opera Foundation, la Nikokai Opera di Tokio, il Teatro Nazionale Coreano, l’Ecole

Régionale d’Acteur di Cannes, l’Academia Contemporanea de Espectaculo di Porto. È stato uno dei

fondatori del Teatro Arsenale e dell’omonima Scuola di Teatro.

 

 

 

 

 

 

PARLAMENTO + BILORA

Due dialoghi in lingua rustica di Angelo Beolco detto Ruzante

tratto da Ruzante, “ Teatro” a cura di Ludovico Zorzi.

 

Il tratto più originale dell´arte ruzantina è segnato, per generale consenso della critica, dai  Due dialoghi in lingua rustica, che la legenda degli antichi frontespizi definisce  “sentenziosi, arguti e ridiculissimi”. Si direbbe che nella visione essenziale di questi dialoghi il Ruzante sia finalmente riuscito a definire, con vigore di sintesi, i caratteri peculiari della sua poetica e della sua visione del mondo. Il primo dialogo che reca il titolo aggiunto di Parlamento di Ruzante che iera vegnú de campo, é un potente scorcio demistificatorio della realtà della guerra: il ritorno di un villano dalla peripezia bellica, stracciato, coperto di malattie e di pidocchi, il racconto di un lungo allucinato terrore e di una sia pure embrionale presa di coscienza.

Il secondo dialogo noto con il titolo di Bilora, si intreccia sulla vicenda del contadino protagonista: il suo soprannome designa in pavano la faina, la donnola, animale a cui la voce popolare attribuisce un istinto subdolo e sanguinario. E sanguinario, torvo e obliquo è il personaggio, natura ben diversa da quella del protagonista dell`altro dialogo; come è ben diversa la fine del dramma, che si chiude, - unico nel teatro ruzantiano e in tutta la commedia cinquecentesca - con un omicidio. Due tipi ( il reduce militare ed il profugo civile), sui quali il determinismo sociale incombe con esiti dissimili. Al colmo della sua vergogna, l`eroe del primo dialogo evade in un impossibile sogno di rivalsa; al fondo dell`umiliazione, il protagonista del secondo ritrova la sua natura elementare e conclude con un gesto, a suo modo, conseguente. Bilora non ha altra via di uscita che l`accettazione di se stesso e della propria contusa violenza.

Il secondo dialogo rappresenta una tappa ulteriore nell`inventario dei “disastri della guerra”. Dopo il rimpatrio desolato del reduce, la tragedia della disgregazione familiare, imperniata sul rapporto tra il mondo povero ed angusto del contadino (ancora più povero dopo il passaggio degli eserciti invasori) e quello, a lui ostile perché aperto a svariate possibilità materiali, del borghese cittadino, profittatore della ricchezza accumulata dalla metropoli, rimasta impune dalle offese nemiche. Il contadino Bilora se ne viene a Venezia a ripigliarsi la moglie che vi è andata a convivere con un vecchio gentiluomo; costui, sicuro della propria impunità sociale, non gliela vuole rendere, e anche la ragazza si mostra incerta tra la miseria e la vigoria sessuale del marito e gli agi e l`impotenza bavosa del vecchio; e allora Bilora lo aspetta sulla via, e appena quello esce di casa complice l`ubriachezza e l`ombra notturna, lo ammazza a coltellate.

La costruzione della commedia fa leva sugli istinti e sulle passioni elementari che vi si affrontano, la fame, il bisogno economico e sessuale, la violenza come mezzo di sopraffazione e di immediato soddisfacimento. Vi è in entrambe la tragedia dei contadini inurbati. Forse respinti dallo spettro degli stenti che li attendevano al ritorno sui fondi devastati, forse trattenuti dal miraggio di un esistenza più facile, agevolata dalle varietà delle occasioni, questi poveretti finivano per abbarbicarsi nei quartieri più miserabili del conglomerato urbano, deteriorando nei ripieghi di una sopravvivenza senza esito una condizione umana già compromessa dal peso di schiaccianti umiliazioni fisiche e morali. Il ricorso all`inganno, alla menzogna, all’ illusione costituisce per questi personaggi il mezzo più facile per tentare di salvare la propia dignità offesa, di giustificare ai loro stessi occhi la propria sorte umiliata; ma è anche un modo di eludere una realtà che sovrasta la loro capacità di interpretarla.

 

 

 

Angelo Beolco detto “Ruzante”

Angelo Beolco detto “Ruzante” nasce a  Padova nel 1502 e muore nella stessa città nel 1542.

L`opera:

La Pastoral, La betia, Due dialoghi, Primo dialogo (Parlamento del Ruzante che iera vegnú da campo), Secondo dialogo (Bilora), La Moscheta, Dialogo Facetissimo, La Fiorina, L`Anconitana, La Piovana, La Vaccaria, Le orazioni, Prima oratione, Seconda oratione, Le lettere, Lettere all`Alvarotto, Lettera giocosa, Lettera al Duca d`este.

 

La fortuna del Ruzante culminò nella seconda metà del cinquecento, dopo l`applauso dei contemporanei che celebrarono il suo duplice genio di autore ed attore paragonandolo a Plauto e  Roscio e decretandogli clamoroso successo a Padova, a Venezia e a Ferrara. Nei settant´anni che corrono tra il 1548, quando fu pubblicata per la prima volta una sua commedia, ed il 1617, in cui apparve l´ultima edizione, le ristampe si succedettero con frequenza. Famosissimo e nominatissimo sono gli attributi che precedono il suo nome sui frontespizi. Poi nei secoli successivi la  fama rapidamente decadde, la notorietà si ridusse a cognizione di pochi eruditi: i compilatori dei grandi repertori settecenteschi della nostra letteratura gli dedicarono appena qualche riga. Le cause di un oblio tanto repentino si sono volute variamente spiegare, sia con la decadenza della Commedia dell´arte, i cui attori avevano attinto alle commedie del Ruzante come a una durevole fonte di ispirazione e contribuito a tramandarne la memoria, sia con l´influsso della cosiddetta questione della lingua, che diminuì grandemente l´interesse dei ceti colti verso la letteratura dialettale.   

 

 

 

 

 

 

 

 

 






Inserito da:
Michele Cinque - direttore@positanonews.it

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