Tamara Selli aveva tentato il suicidio anche a maggio: era sotto controllo psichiatrico
«Non ho speranze di poter vivere bene». Tamara Selli, 34enne di Roma, non faceva altro che ripetere queste parole. A tutti. Allo psichiatra che l’aveva in cura, alla sua compagna di cella, alle guardie carcerarie. Ne era convinta. Pensava di non poter avere un futuro. Così ha deciso di farla finita e l’altra notte si è tolta la vita impiccandosi con una maglia ad una grata della sua stanza. La donna che divide la cella con lei, dormiva: ha poi dichiarato di non essersi accorta di nulla. A lanciare l’allarme è stata difatti una guardia carceraria che ha visto il corpo senza vita della giovane detenuta penzolare durante i controlli notturni. Questa volta neanche l’immediato intervento dei soccorritori dell’Humanitas, a bordo di un’ambulanza rianimativa, è servito a salvarle la vita: la giovane donna aveva già esalato il suo ultimo respiro. Soltanto agli inizi di maggio (il 2, per l’esattezza) aveva provato ad impiccarsi utilizzando maglie e lenzuola. Ma, allora, riuscì a salvarsi. Invece, questa volta, è accaduto tutto nel giro di pochi istanti. Tamara era in cura da uno piscologo e da un psichiatra. Proprio le scorse settimane i due specialisti avevano riferito al direttore della penitenziario, Alfredo Stendardo (nella foto), che le sue condizioni erano migliorate e che ben presto avrebbe superato il suo momento «no». Ma, nonostante le rassicurazioni dei medici, la detenuta continuava ad essere tenuta sotto stretta vigilanza da parte delle agenti di polizia penitenziaria su disposizione della direzione: Tamara era una «osservata speciale», per evitare che compisse di nuovo il folle gesto. Ma, a quanto pare, tutte queste precauzioni non sono servite a nulla. Anche su questo, ora, si dovrà fare chiarezza. La donna era detenuta in esecuzione ad una serie di ordini di carcerazione emessi dalla procura di Roma per reati di diversa natura: furto, rapina, ricettazione. E aveva un lungo curriculum. Da otto mesi era stata trasferitaa Fuorni, e aveva qualche altro anno da scontare. Troppi per una ragazza giovane e, nonostante l’età, in piena fase depressiva. Sul suo suicido è stata ora aperta un’inchiesta. La donna la mattina prima di morire aveva avuto un colloquio con i suoi parenti. E pare che abbia fatto discussione con loro. Gli inquirenti stanno ora cercando di capire se le sia stato detto qualcosa che l’abbia mandata nuovamente in tilt. Oppure se, dietro quel folle gesto, ci sia semplicemente uno stato di depressione. Fatto è che, su quanto accaduto, si sta cercando di fare chiarezza. (pe.car., Il Mattino)