Accantonando pregiudizi e luoghi comuni, la maturità culturale raggiunta nei nostri tempi mi fa considerare che “chi rispetta la vita si fa cremare” e non ci sono argomenti di Fede Cristiana che contrastano con questo rito. Certo la Chiesa non incoraggia la cremazione, ma, nel 1963 Papa Paolo VI, con apposita bolla, dichiarò la libertà della pratica della cremazione perché “non tocca l’anima e non impedisce all’Onnipotenza Divina di ricostruire il corpo”. Nel 1968, con decreto “Ordo Exsequiarum”, la S. Congregazione per il Culto Divino stabilì definitivamente la concessione del rito e delle esequie cristiane a coloro che avessero scelto la cremazione, pur riconfermando il rispetto per il patrimonio del passato a proposito della sepoltura dei cadaveri. Come espresso da un discorso di Papa Paolo VI, pronunciato nell’ottobre dello stesso anno: “Dovrà dirsi saggia riforma quella che sarà in grado di armonizzare convenientemente il vecchio con il nuovo”. Rito di antichissima tradizione, quella della cremazione appare oggi anche come una pratica di concezione moderna, una efficace soluzione ai problemi territoriali, igienici ed urbanistici. Non a caso, già nel 1996, nella esperienza trascorsa insieme agli amici dell’Amministrazione Marrone, con la delega ai servizi cimiteriali, mi impegnai al regolamento cimiteriale dove evidenziavo l’occorrenza e la veduta in un futuro della cremazione come soluzione unica dei problemi che affliggono i Cimiteri di Positano e di Nocelle. Oggi a distanza di un po’ di anni, nonostante che l’idea della cremazione trovi ancora nel nostro paese difficoltà ad affermarsi, vuoi per ragioni di inutile quanto assurda scaramanzia e superstizione, vuoi perché in genere si ama poco affrontare questi temi e quindi l’informazione seria è totalmente assente. Leggo e sento però, che un numero sempre maggiore di persone, soprattutto al nord, sceglie nel pieno rispetto dei sentimenti religiosi, questa pratica considerandola una scelta razionale, ecologica, che rispetta la vita, non sottrae spazio o risorse ai vivi e non inquina la terra, l’aria e l’acqua. Rispetto all’inumazione, la cremazione evita infatti la possibilità dell’inquinamento delle acque che per effetto dell’interramento possono venire alterate fino alla sorgente, ragione per la quale molti igienisti ritengono i cimiteri pericolosi.
Inoltre, c’è un enorme risparmio economico per gli eredi, considerato i costi e le disonestà che ruotano attorno alla sfera affettiva di chi perde una persona cara, e ancora, il sottrarsi a disumani riesumazioni di corpi aggrediti negli anni da vermi e microrganismi vari.
Alcune informazioni (n.d.r.):
· l’articolo 79 del nuovo regolamento di Polizia Mortuaria approvato con D.P.R. 10 Settembre 1990 n°285, la cremazione di ciascun cadavere deve essere autorizzata dal Sindaco del Comune in cui avviene il decesso sulla base della volontà espressa in vita dal Defunto o da deliberazioni dei parenti più prossimi secondo l’art.74 del Codice Civile.
· La circolare del Ministero della Sanità n°24 del 24 Giugno 1993 riferita allo stesso regolamento di Polizia Mortuaria, prevede la possibilità, su richiesta degli aventi diritto, di procedere alla cremazione anche dei resti mortali.
Quando sarà, io Giuseppe D’Urso 12.03.55 - cod. fisc. DRSGPP55C12G932U, mi farò cremare. Questa è già una sufficiente dichiarazione, e grazie a Positanonews, ho tanti testimoni.