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23/04/2008

Ravello, Sigilgaida Rufolo, il “Falconiere” e la rinascita dell’antico nell’arte italiana

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La straordinaria scultura raffigurante Sigilgaida Rufolo, capolavoro dell’arte duecentesca dell’Italia Meridionale, opera di Nicola di Bartolomeo da Foggia, e il “Falconiere” saranno esposti fino a giugno alla Mostra “Exempla”, inaugurata a Rimini il 20 aprile. Due opere, conservate nel Museo del Duomo di Ravello, che esaltano la modernità federiciana tesa al recupero della classicità e del naturalismo come si evince anche nel trattato “De arte venandi cum avibus” in cui l’imperatore svevo aveva invitato gli artisti ad essere attenti al dato naturale in modo tale da rappresentare “le cose che sono, come sono”. I caratteri iconografici avvicinano la donna ad una basilissa bizantina, i capelli sono raccolti in lunghe trecce, il viso è reso con un dolce modellato, in grado di definire i tratti somatici e di rivelare una matrice classica riscontrabile anche nel falconiere che, in abito elegante, tiene stretto nella mano un falco mentre ai suoi piedi un cane addenta la preda . La mostra esamina alcuni aspetti della ripresa dei modelli classici nell’arte italiana medievale, partendo dall’epicentro della cultura federiciana di Castel del Monte per seguire le tappe del ritorno all’antico di Nicola Pisano e di coloro che crebbero al suo fianco, come Arnolfo di Cambio e Giovanni Pisano. La prima parte della rassegna è dedicata all’arte che prende forma con Federico II, con qualche testimonianza normanna. Si tratta per lo più di sculture, con nuove ipotesi di attribuzione, di codici e di cammei. E’ stato possibile mettere a confronto diretto opere federiciane con i modelli classici, la maggior parte provenienti dalla regione Puglia, dai quali traggono ispirazione. I confronti si evidenziano anche nel caso di Arnolfo di Cambio, perché alla figura della “Donna con l’anfora” della Galleria Nazionale di Perugia verrà affiancato un rilievo romano rappresentante una “Ninfa” vista da tergo, proveniente dai Musei Vaticani, che se non costituisce il diretto precedente della figura arnolfiana, quanto meno è una testimonianza molto eloquente della sua derivazione dall’antico. Laddove non è stato possibile visualizzare certi parallelismi, spostando materialmente le opere originali, si è fatto ricorso a calchi o a immagini fotografiche. L’esposizione si chiude con una delle formelle di Andrea Pisano del campanile di Santa Maria del Fiore, raffigurante emblematicamente uno scultore, Fidia, intento a modellare una scultura classica, gentilmente concessa in prestito dal Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, e con la superba Madonna col Bambino di Andrea Pisano, concessa dal Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto. La mostra, realizzata in collaborazione con i Musei Vaticani, verrà dedicata a Federico Zeri nel decimo anniversario della morte, come omaggio al grande e indimenticabile maestro che fu per quattro volte ospite del Meeting di Rimini.I contenuti stessi della mostra corrispondono pienamente alla sfaccettata complessità degli interessi di Zeri, che spaziavano dall’antichità classica, all’arte del Duecento e oltre. Solo un anno fa la Sigilgaida riscuoteva un enorme successo alla mostra “Set in Stone: The Face in Medieval Sculture”, tenutasi al Metropolitan Museum di New York. Oggi siamo sicuri che questa meravigliosa figura femminile con diadema “una delle più belle sculture di tutta l’arte occidentale, di certo fra le più significative del Duecento d’Italia”, come ha scritto il compianto Raffaello Causa, costituirà uno dei capolavori più ammirati di questo straordinario percorso.

                                                                                                                                   Luigi Buonocore




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