
DALL’INVIATO PETRONILLA CARILLO Angri. Ha partorito quindici volte ma ha deciso di «regalare» quattordici dei suoi figli a persone estranee. Caterina Annarumma, 70 anni, va su tutte le furie se le si chiede di raccontare la sua storia. «Basta, basta - dice arrabbiata - sono fatti miei. Sono passati tanti anni. Ora sono vecchia e malata». Il marito Nicola Stanzione, di cinque anni più grande di lei, le prende la mano e cerca di calmarla. «Te l’ho sempre detto che prima o poi questa storia sarebbe venuta fuori...». Poi aggiunge: «Mi raccomando... non usate mai la parola venduti. Lei non ha venduto i nostri figli... Li abbiamo ceduti. Anzi, abbiamo dato la possibilità a famiglie benestanti di poterli adottare. Se li avessimo venduti non vivremmo in questa baracca...». È l’anziana donna poi ad aggiungere: «Le famiglie ci facevano un piccolo «regalo» quando venivano a prendere i piccini. Soldi che servivano a pagare i debiti. L’unica che faceva affari era la levatrice... Ora è morta». Caterina si calma ma se la prende con una delle figlie, Marina, che ora vive a Torre del Greco e che, nel disperato tentativo di trovare gli altri fratelli, ha voluto raccontare la sua storia a «Visto» e anche di aprire un sito internet (www.ricercarelafelicità.it). «Ha combinato un guaio, ha combinato un guaio» continua a ripetere l’anziana donna. Poi si lascia andare ai ricordi. «Avevo diciassette anni quando ho partorito la prima volta - racconta - era una femminuccia. Ora vive a Pistoia. Io non ero sposata ancora. Veramente ero l’amante di Nicola. Lui era sposato e mi disse: fai quello che vuoi, io ho già una famiglia non riconoscerò mai questa figlia. Cosa dovevo fare? Dovevo ammazzare la bambina? Così la levatrice che mi aiutò a partorire mi disse che c’era una famiglia interessata a prenderla con se. Pensai che forse era soluzione migliore...Ho fatto tutto da sola». La storia tra Caterina e Nicola è andata avanti in clandestinità per 17 anni. Lei fu anche cacciata di casa dai genitori, additata come una «sfasciafamiglie», per un certo periodo si trasferì a Napoli dove incontrava il suo Nicola due o tre volte alla settimana. Fino a 18 anni fa quando, dopo il divorzio di lui, si sono sposati. «Il mio - ricorda l’uomo - fu un matrimonio combinato». Un matrimonio dal quale ebbe però sei figli. Così, ogni volta che Caterina restava incinta il problema era sempre lo stesso: l’impossibilità di mantenere il bambino e la necessità di... sbarazzarsene. «Pensavo di garantire loro un futuro migliore», commenta ancora la donna. E così i bambini lasciavano la sua casa: qualcuno a soli otto giorni, qualcun altro anche a 28 mesi. Quando pensa a quei momenti gli occhi le diventano improvvisamente lucidi. «La prima volta ho sofferto molto - dice - poi ho pensato che avrebbero avuto una vita migliore. Quando venivano a prenderli mi dicevano: ve li portiamo a vedere, così li vedete crescere. Ma non è mai tornato nessuno...». Caterina per un certo periodo ha tenuto le foto dei suoi figli, quattro maschi e dieci donne. Aveva anche un quaderno dove annotava i loro nomi, le date di nascita, il giorno in cui lasciavano la loro casa, i dati dei loro genitori adottivi. «Un giorno per rabbia ha istrutto tutto», ricorda. Ma nel racconto suo e del marito restano tante zone d’ombra. I due anziani parlano a ruota libera, parlano di finanza, di intoppi, di soldi, di problemi. E la sensazione è che ci sia molto di non detto. Caterina dice: «Quando ho dato via Natalina mi hanno dato 500mila lire. Secondo voi potevo vendere una figlia per sole 500mila lire? Mi hanno soltanto fatto un regalo...». «Oggi stanno tornando uno ad uno per conoscermi ma da noi vogliono soldi nessuno mai che si interessa a due vecchi che vivono soli in una baracca. Una delle mie figlie che vive a Salerno mi ha anche chiesto se conoscevo qualcuno che le prestasse soldi ad interesse. Ecco cosa sono i figli».
Da Il Mattino