
L'assessore regionale usa il pugno di ferro e abolisce la struttura che costava più di un milione di euro: «Produce qualche pezzo di carta»
NAPOLI – Gerardo Marotta, fondatore dell’Istituto degli Studi filosofici, è un «giacobino» e «odia Napoli, perchè la vorrebbe cambiata», mentre i napoletani hanno il «complesso» delle loro tradizioni. L’assessore regionale Claudio Velardi non rispetta la «sacralità» di uno dei personaggi più «in» di Napoli, tra gli ispiratori del «Rinascimento napoletano». E spara a palle incatenate contro di lui, contro il primissimo livello della cultura cittadina (e non solo), contro un personaggio finora considerato una sorta di «intoccabile», soprattutto dalla cultura di sinistra.
Il vulcanico assessore poi lancia il progetto di un museo della canzone napoletana - magari nel complesso di San Domenico Maggiore - in difesa di un patrimonio che la città sembra valorizzare poco, affrontando la questione delle «anime» della città. «C’è un bellissimo archivio sonoro, ma è praticamente non fruibile», aggiunge.
L'attacco a Marotta è di quelli che faranno a lungo discutere, anche se qualcuno ritiene che l'assessore campano, ex braccio destro di D'Alema, lo sferri solo per accendere i riflettori sulle cose che sta facendo. «A Napoli - dice Velardi - abbiamo il complesso delle nostre tradizioni, un complesso provinciale. Su di noi hanno agito, e fanno male, la cultura giacobina e quella lazzarona. L’elite giacobina non ama questa città. Gerardo Marotta, ad esempio, è uno che odia Napoli, perchè la vorrebbe a tutti i costi cambiata. E lo dico con molto affetto...». Parole che stanno già facendo scalpore nelll'«intellighenzia», abituata a venerare il presidente di Palazzo Serra di Cassano, amico personale di Giorgio Napoletano e di Francesco Cossiga, oltre che riferimento della cultura unamanista di mezz'Europa (insignito della lauree Honoris causa in Filosofia presso Università di Bielefeld e la Erasmus Universiteit di Rotterdam, in Pedagogia presso l’Università di Urbino, della laurea in filosofia alla Sorbona di Parigi) .
Intanto saltano le prime teste. Claudio Velardi, assessore al Turismo e ai Beni Culturali della regione Campania, abolisce l’Osservatorio sul turismo. «E’ inutile», ha affermato questa mattina agli studenti del corso di Laurea in Scienze del Turismo della Federico II di Napoli. «Al momento in Campania si spendono 1 milione mezzo di euro per un osservatorio che ogni due tre mesi produce qualche pezzo di carta con dati relativi a cose accadute nel passato. Io lo abolisco». Categorico. Non usa mezze parole e giudica negativamente il lavoro dell’osservatorio degli ultimi mesi: «In piena emergenza rifiuti mi hanno consegnato dei dati del novembre 2007. Ma siamo matti? Ho attivato le procedure, che sono complesse, per revocare il contratto – ha spiegato – Farò in modo che si faccia in fretta». Ma Claudio Velardi non lascia, anzi raddoppia; ha intenzione di stipulare una convenzione con l’Università per ottenere i dati relativi al settore turistico della regione Campania.
«Le società miste in Campania sono un ossimoro, perchè a prevalere è sempre, ancora oggi, il pubblico», dice Velardi nel corso di un incontro con gli studenti della Federico II. «Nei Beni culturali - aggiunge - la gestione deve andare in mano ai privati, anche se la tutela resta pubblica. Il pubblico deve fare dei passi indietro». Sulle società miste, Velardi dichiara : «In Campania le società miste hanno un 51% di partecipazione pubblica, e un 49% è in mano ai privati, questo dato nessuno lo ha ancora svelato, ma la società mista è tale se il privato ha la maggioranza: è questa la nozione dei manuali di economia. Noi siamo nella logica totalmente opposta: il pubblico è la maggioranza e gestisce, il privato si accompagna perchè prende qualche briciola. È pazzesco». «Il quadro va decisamente rovesciato. Io vorrei cominciare -continua - a capovolgere questa logica per dare slancio al privato, in particolare nei Beni culturali e nel Turismo, gli ambiti di cui mi occupo, che sono stati affossati dalla questa logica pubblica persistente. A Napoli in Campania arrivano un sacco di soldi pubblici e tutto questo ha afflosciato il mercato».
fonte: corrieredelmezzogiorno.it