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19/03/2008

FESTA DEL PAPA´, DECALOGO DEL BUON PADRE

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Un buon papà non si angoscia pensando che non sarà mai un padre "all'altezza": è il primo punto del "decalogo del buon papà", elaborato dall'Isp (Istituto di studi sulla paternità), in occasione del 19 marzo.

Un buon padre, recita il decalogo, è disposto a rinunciare a parte del tempo di lavoro e di quello libero per stare con i figli; non risponde mai "perché no" (o "perché è così", o "perché lo dico io") alla richiesta di motivare un divieto; non si preoccupa tanto di quello che deve fare "per" i figli, quanto di cosa fare "con" i figli; collabora con la madre dei suoi figli, sia nel lavoro di cura sia in quello domestico, ma evita il ribaltamento di ruoli (in altre parole non fa il "mammo"); non si vergogna di esprimere tenerezza verso i figli, ma è anche capace di dire "no": un "no" motivato, fermo, autorevole; mantiene sempre la parola data; non sfoga mai sui figli (o sulla loro mamma) il suo nervosismo; se deve punire i figli non ricorre mai (salvo casi eccezionali) allo scapaccione; non insegna nulla di diverso da ciò che lui stesso fa. "I decaloghi - osserva il presidente dell'Istituto, Maurizio Quilici - sono sempre riduttivi e anche quello dell'Isp non pretende di riassumere in poche regole un impegno complesso come quello del padre. Tuttavia, può servire a far riflettere. Perché da un modo nuovo di essere padre può nascere un modo più sereno di essere figlio". 

FESTA DEL PAPA': MA I PADRI SONO SENZA FIGLI
Gli uomini vorrebbero piu' figli, ma in quel di Bolzano ci sono 4200 padri soli.

Il 19 marzo e' la festa dedicata al papa'. Nel giorno dedicato a San Giuseppe i padri, pero', fanno il bilancio della loro vita familiare. In provincia di Bolzano vi sono oltre 4200 famiglie di padri soli. Il 18,5 per cento vorrebbe avere piu' figli in condizioni migliori, mentre l'eta' media degli uomini che mettono su famiglia, aumenta. Lo dice uno studio dell'Astat.

 

Del contingente italiano impegnato in Afghanistan nella missione di pace, nella capitale sono dislocati più di mille militari in attività di controllo del territorio e di ricostruzione del Paese. Di essi, circa un quarto sono residenti nella provincia di Cuneo.

Sono 250 gli ufficiali, sottufficiali e volontari provenienti dalla Granda, di cui circa centocinquanta sono domiciliati nel capoluogo. La maggior parte di questi militari, uomini e donne, prestano servizio nella caserma Ignazio Vian di San Rocco Castagnaretta presso il secondo Reggimento alpini.

 

Hanno già alle spalle diverse missioni all¹estero, e quasi nessuno è alla sua prima esperienza. Con l’esercito di volontari, l’età media del soldato professionista nei reparti operativi si è alzata. Non ci troviamo più di fronte al coscritto diciottenne, ma a soldati la cui età varia dai 20 ai 30 anni. Per questo motivo molti di loro si trovano sempre più spesso non solo a scrivere calorose lettere alla morosa da un Paese lontano, ma a doversi tenere in contatto con la moglie e i figli.

 

A ridosso della Festa del papà, questo articolo vuole tracciare brevi ritratti di alcuni dei genitori presenti in missione e raccontarne la storia e le impressioni.

 

Il primo che avviciniamo è il comandante del contingente, colonnello Michele Risi (nella foto in alto), triestino, residente da circa un anno a Borgo San Dalmazzo, dove si è trasferito con la moglie Cate e il figlio Marco Cristiano. «La vicinanza delle famiglie ai militari in missione riveste la massima importanza per dare la possibilità ai soldati di essere completamente presenti a loro stessi e di non avvertire troppo la lontananza da casa. Le missioni attuali durano in media 5-6 mesi, un periodo non trascurabile, che può creare disagi tra i familiari del personale militare, specie nelle giovani coppie. Per lenire tali disagi alle mogli e alle fidanzate dei militari, il secondo Reggimento alpini sta costituendo un centro di supporto alle famiglie che concorre a risolvere il disbrigo delle problematiche quotidiane che di solito in famiglia vengono svolte dal consorte partito. Per l¹istituzione del centro devo anzitutto ringraziare mia moglie, Cate, che, visti i risultati di tale organizzazione, quale ufficiale dell’esercito statunitense, mi ha invogliato a creare una struttura simile e il dottor Corrado Biolet di Borgo San Dalmazzo, da sempre vicino a tutte le iniziative del secondo Reggimento».

 

Dell’importanza rivestita dal centro di supporto alle famiglie è consapevole il caporal maggiore scelto Francesco Criscuolo (nella foto assieme al caporal maggiore scelto Christian Pinna e al caporal maggiore scelto Andrea Trentacoste), 27 anni, conduttore di automezzi, originario di Napoli, ma residente da 9 anni a Cuneo. Sposato con Mariarosaria, ha tre figli: Francesco di 3 anni e due gemelli, Christian e Simone, di appena 4 mesi.

Con due bambini piccolissimi i miei colleghi della caserma e i veci dell’Associazione nazionale alpini mi stanno dando una grande mano, specie nel portare avanti tante faccende burocratiche che in questo momento mia moglie avrebbe difficoltà a seguire. Ma la mia vera fortuna è avere due splendidi genitori che mi hanno seguito a Cuneo per stare maggiormente vicino ai tre nipotini. Essere padre è una responsabilità grandissima ,e non avendo la possibilità di essere sempre presente a casa, per motivi di lavoro, il regalo più bello che i miei potevano farmi è stato quello di trasferirsi. Adesso che so che mia moglie e i miei figli sono in ottime mani, io posso stare ancora più tranquillo. Sì, perché il problema della distanza lo sento relativamente:  è la mia quarta missione all¹estero e noi qui siamo impegnati tutto il giorno nelle attività di distribuzione di aiuti e di sicurezza sul territorio. Il tempo passa veloce. Per chi è a casa, la questione è diversa».

 

Su questo argomento concorda un pari grado di Criscuolo, Christian Pinna, 30 anni, originario di Oristano, sposato con Olga, ragazza cuneese che due anni fa ha dato alla luce il piccolo Gabriele: «Lavorando a stretto contatto con il comandante di Italfor, sono molto spesso in giro per la capitale e ho potuto apprezzarne i grandi cambiamenti rispetto alla prima volta che sono venuto qui, nel 2006. Strade asfaltate, ricostruzione in atto, meno donne che indossano il burqa. Siamo qui per un grande progetto umanitario. Sono molto fiero di quello che stiamo facendo. Certo, la famiglia è sempre al centro dei miei pensieri. Ma la mia compagna e la sua famiglia sono persone davvero speciali. Se la sanno cavare benissimo anche senza di me».

 

Lo stesso ottimismo è condiviso dal primo maresciallo Mauro Greco, 45 anni, sottufficiale più anziano della prima Compagnia di manovra, impegnata soprattutto nel controllo del territorio nella base avanzata che gli alpini hanno a circa 40 chilometri a sud di Kabul

Nel Cuneese dal 1982, il maresciallo ha seguito gli ultimi spostamenti dei reparti del battaglione Saluzzo: prima a Dronero, poi a Boves, quindi a Borgo San Dalmazzo e infine a Cuneo. È sposato con Adriana e ha un bambina, Michela, di 12 anni.

 

«Sento ogni sera la mia famiglia e dico sempre loro di stare tranquilli per papà. Adesso che mia figlia sta entrando nell’adolescenza ha preso il distacco dal padre in un modo meno problematico delle volte precedenti. Capisce che siamo in Afghanistan per portare aiuto a un popolo in difficoltà. Certo, non è bello essere lontano dalle persone che ami per tanto tempo. Con Michela abbiamo un ottimo rapporto. In questo momento della sua vita è per me importante starle vicino. Come combattiamo la lontananza? Con il telefono e con le postazioni Internet. Certo non è come stare a casa, ma poterle dare un abbraccio virtuale ogni sera è comunque una grande opportunità. Se solo penso che 14 anni fa, in Mozambico, chiamavo casa una volta ogni due settimane (quando andava bene) per mezzo di una radio e per una manciata di minuti, allora penso che tutto sommato non siamo così sfortunati. Anzi».

Il caporal maggiore scelto Angelo Sangiovanni (nella foto a fianco), 28 anni, sposato con Maria Rita, due figli (Salvatore e Giuseppe) più uno in arrivo giusto per il ritorno da Kabul, ha le idee chiare sul futuro della prole: «Almeno uno dei due maschietti mi piacerebbe molto che seguisse le orme di papà. Questa è la mia settima missione, ma la prima dentro il plotone alpieri, unità d¹élite del Reggimento. Mi trovo molto bene a lavorare con colleghi così in gamba. I nostri compiti sono quelli da unità esplorante: effettuare ricognizioni preventive, costituire dei posti di osservazione per monitorare i movimenti nelle valli, ma anche garantire la sicurezza durante le distribuzioni di aiuti umanitari. I miei piccoli sanno che papà sa il fatto suo e non devono essere preoccupati per me. Se mai sono io che mi preoccupo per loro. E, se posso sfruttare la carta stampata vorrei tanto raccomandarmi con Salvatore, che fa la terza elementare a Peveragno, di seguire con attenzione le lezioni delle maestre e di studiare. A Giuseppe, che è ancora all¹asilo, voglio dire che quando gioca a calcio deve continuare a fare tanti bei gol e dedicarli a papà esattamente come mi ha detto ieri al telefono».

 

Anche il tenente colonnello Giovanni Pezzo, 42 anni, bovesano, fa alcune raccomandazioni ai figli: «A Matteo, che frequenta la Facoltà di scienze infermieristiche all¹Università a Cuneo, dico solo che sono davvero orgoglioso di tutto quello che sta facendo. Gli ricordo inoltre, compatibilmente con gli studi, di non trascurare il suo impegno presso la Croce rossa di Borgo. Alla più piccola, Sara, voglio dire che è sempre nel cuore di papà e di stare vicino alla mamma e alla nonna durante la mia assenza».

Residente a Borgo San Dalmazzo da più di dieci anni è il caporal maggiore scelto Andrea Trentacoste, 28 anni, sposato con Antonella, tre figli: Magalie (8 anni) e i due gemellini Carlo e Greta (2): «Quando chiamo casa ricordo sempre che il tempo passa veloce e di non preoccuparsi. Negli ultimi quattro anni il secondo Reggimento alpini ha fatto tre missioni all¹estero, due in Afghanistan e una in Kosovo, quindi Antonella è abituata ai miei lunghi periodi di assenza. Mia moglie si è perfettamente integrata nel tessuto sociale cuneese e così la bambina più grande. Certo, per lei il distacco da papà non è facile così come non lo è per me. Ma le dico sempre che se siamo qui è per fare del bene a dei bambini meno fortunati di lei. E nel dire questo vorrei ricordare tutti i donatori della provincia che, con il progetto Granda-Kabul, hanno contribuito a dare un sorriso a davvero tanti tanti piccoli afghani».

Uno che può confermare quanto detto da Trentacoste è il caporal maggiore scelto Alessandro Triscali, 28 anni, sposato con Maria Carleo, anche loro di Borgo: «Come comandante di squadra fucilieri, sono spesso impegnato nei distretti cittadini a svolgere non solo attività di controllo del territorio, ma soprattutto di aiuto alla popolazione. Quello appena trascorso è stato un inverno molto freddo qui in Afghanistan e di fondamentale importanza sono stati gli aiuti raccolti grazie alla generosità degli abitanti della provincia. Nelle distribuzioni di gennaio e febbraio sono state consegnati alla popolazione centinaia di capi di vestiario caldi, ma pure legna e razioni di viveri acquistati anche con i contributi della

Granda-Kabul».   

 

                                       Michele De Lucia




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