
I pomodorini vesuviani viaggiano verso la dop e il Piennolo d'oro di Gragnano del prossimo primo marzo potrebbe consacrarli. Nel settore agroalimentare niente nasce per caso. L'uso, d'origine ottocentesca, di riunire in piennoli (grappoli tenuti insieme da fili di fibra vegetale) i pomodorini coltivati nei comuni alle pendici del Vesuvio ma anche nelle aree che vanno dalla costa di Sorrento a quella di Amalfi e sui Monti Lattari, è stato indotto, infatti, dalla necessità di conservare le succose bacche rosse anche nei mesi invernali. E visto che le varietà tradizionali dell'area (comunemente identificate con i termini fiaschella, lampadina, patanara, principe Borghese, re Umberto) presentavano caratteristiche adatte alla conservazione, prime fra tutte la doppiezza della buccia e la forza di attaccatura al peduncolo, ecco spiegata la fortuna dei pomodorini vesuviani. Per dare maggiore protezione a un prodotto fortemente tipizzato e per accentuarne il legame territoriale, nel 2004 un gruppetto di agricoltori vesuviani, col supporto della Coldiretti e dell'Ente Parco nazionale del Vesuvio, ha avviato l'iter per il riconoscimento della denominazione d'origine protetta al Pomodorino del piennolo del Vesuvio. Ora, poco più di tre anni dopo, alle succose bacche vesuviane, prodotte secondo le rigide regole del disciplinare, è stata accordata la protezione nazionale transitoria, che è l'anticamera della concessione del marchio dop da parte dell'Unione europea. Se, come pare, non sorgeranno intoppi l'iter si concluderà entro l'estate.
Ma quali pomodorini potranno fregiarsi del prestigioso marchio dop? Innanzitutto, quelli di forma ovale, con apice appuntito (il cosiddetto pizzo). Il loro peso non dovrà superare i 25 grammi. Maturi, presentano un colore esterno vermiglio, mentre quelli conservati al piennolo sono rosso scuro. La polpa interna è comunque rossa e ha un caratteristico sapore dolce-acidulo. La zona di produzione comprende diciotto comuni dell'area vesuviana, quasi tutti rientranti nel perimetro del Parco. Vanno coltivati in campo aperto, non è ammessa cioè la coltivazione nelle serre. Le piante sono sostenute con fili e cannucce in modo che le bacche non tocchino il suolo e abbiano un'esposizione uniforme ai raggi del sole. La raccolta dei pomodorini, poi, deve essere effettuata, rigorosamente a mano, nel periodo compreso tra il 20 giugno e il 31 agosto. «Il nostro — afferma con fierezza Pasquale Imperato, produttore e presidente del comitato promotore della dop — è l'unico pomodoro che, coltivato nelle condizioni pedoclimatiche dell'area vesuviana, riesce a essere conservato anche per un anno dopo la raccolta. Il riconoscimento della dop ci consentirà di affrontare con maggiore forza la competizione sul mercato nazionale e internazionale».
E ispirato al pomodorino vesuviano è il concorso gastronomico regionale «Piennolo d'oro», organizzato dal giovane patron Andrea Riccio, che sarà ospitato dal Premiato Pastificio Afeltra di Gragnano, dove gli chef di 26 ristoranti campani si sfideranno con primi piatti realizzati appunto con le succulente bacche vesuviane. I premi ai primi due classificati saranno assegnati il 5 marzo durante il gala di chiusura. In omaggio al territorio per accompagnare i piatti saranno serviti i vini della cantina Podere del Tirone di Trecase. Tappe di avvicinamento alla manifestazione: lunedì 18 febbraio al ristorante Villa Antiqua di Torre del Greco incontro con la Federazione italiana cuochi; il 21 a Gragnano per la vetrina dedicata alla stampa specializzata.
G. C.