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Stinga, paesaggi costieri con l´anima. Un’antologica a Villa Fiorentino dell’artista che ritrae la Sorrento degli anni Cinquanta.

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 Antonino Siniscalchi Ha scelto un titolo che meglio di ogni altro lega il suo gesto creativo alla sua terra. «Tra paesaggi costieri e giardini dell’anima»: si chiama così la mostra antologica di Vincenzo Stinga che si inaugura sabato alle 18 a Villa Fiorentino. Sorrentino di origini, romano di adozione, l’artista non ha mai rinnegato nelle sue opere il patrimonio ispiratore della propria terra natìa. Con questa rassegna antologica, patrocinata dal Comune e dalla Fondazione Sorrento, ripercorre cinquant’anni di carriera, un viaggio sulla sua esperienza professionale e umana, con l’obiettivo di fermare nel tempo emozioni, sensazioni e stati d’animo. Vincenzo Stinga è anche l’autore di pregevoli affreschi che caratterizzano sale e ambienti dell’Hilton Sorrento Palace, del Bellevue Syrene, di Villa Angelina a Praiano e di altre prestigiose strutture ricettive delle due costiere, ha disegnato le tarsie di Giuseppe e Franco Rocco della Cattedrale di Sorrento. Torna in costiera con un percorso rappresentativo della sua arte, dopo aver esposto in diverse città italiane e straniere. In vetrina oltre cento opere di grandi e medie dimensioni esposte nella «Casa bianca» sul corso Italia. La mostra, con ingresso libero, si potrà visitare tutti i giorni, fino al 28 giugno, festivi compresi, dalle 10 alle 13 e alle 17 alle 21. I paesaggi e i giardini della costiera, parafrasando il tema dell’appuntamento sorrentino, riflettono la passione dell’artista per la propria terra, attraverso i caratteristici agrumeti, ma non solo. Nei suoi quadri, Vincenzo Stinga, pur lavorando tra Roma e Sorrento, non ha mai abbandonato l’abitudine di trarre dal paese dove è nato i motivi ispiratori del suo impegno artistico. Il percorso dei giardini si sviluppa tra ortensie, gelsomini, aranci e limoni, ma anche attraverso i terrazzamenti dei terreni agricoli ancora intatti i quali l’artista sviluppa in un’unica teoria il racconto suggestivo e fascinoso del tipico paesaggio contadino, con alberi di limoni, arance, piante ornamentali amorevolmente curate, ulivi. L’obiettivo riservato ai paesaggi, spazia dagli scorci panoramici agli angoli che ancora custodiscono reperti archeologici e testimonianze dell’antica Sorrento. Dalle sue opere, insomma, riflettono i suoi gesti, ora impulsivi, ora pacati e rigo|rosi, per ricostruire immagini, ricordi e suggestioni che ricordano Sorrento dagli anni Cinquanta, agli albori della sua attività pittorica, ai giorni nostri, un itinerario in cui l’artista esalta la sua trasversalità, dal ciclo dedicato a Silvestr Scedrin nel 1989 alle decorazioni della Sala delle Ginestre all’Hilton Sorrento-Palace nel 1991, alle tarsie delle porte della Cattedrale di Sorrento o a quelle dedicate a Torquato Tasso. Un percorso artistico che Anna Villari illustra con dovizia di particolari nel catalogo della mostra di Sorrento: «Incanta la pittura di Vincenzo Stinga – spiega la critica d’arte -, proprio perché si muove tra la chiarezza delle forma, la assoluta realtà del dato e del dettaglio, la nitidezza smagliante e quasi feroce dei colori, e quel mondo fluttuante, problematico, indefinito, doloroso alle volte che è il mondo della memoria, personale e storica, del confronto con l’esterno e con se stessi. La libera ricerca di semplicità complesse, come le chiama lui, si muove tra le sollecitazioni del presente, in anni di impegno personale e collettivo, di politica viva, e le eredità del passato artistico più o meno vicino: eredità credo non sempre consapevoli, ma alle volte quasi magicamente istintive, intuite». (Il Mattino)

inserito da A. Cinque

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