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Natale e il significato della “festa”

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Con questo articolo comincia la collaborazione con Positanonews Penisola Sorrentina del professor Domenico Casa, insegnante di filosofia originario di Piano di Sorrento Negli ultimi anni non è raro sentire il lamento che si leva da più parti nei confronti delle festività natalizie. Secondo alcuni esse genererebbero forme di angoscia e di depressione. False sarebbero, inoltre, le manifestazioni di benevolenza e di altruismo, visti la litigiosità e i conflitti che contrassegnano i rapporti durante gran parte dell’anno. In realtà, negli ultimi decenni, si è andato smarrendo il senso della festa divenuta per lo più un assoggettamento alle leggi del mercato e una corsa al regalo, da un lato, e di sofferenza per chi il mercato espelle sempre di più dal suo mondo, dall’altro. Si sa che a Natale il mercato celebra la sua festa maggiore e spera soprattutto nei portafogli pingui e riboccanti. Meno si interessa agli spiccioli della gente che, con gli anni, è diventata sempre più indigente. Benché anche quelli, gli spiccioli, messi insieme, non siano affatto spregevoli. Ma il significato della festa è altro rispetto alle imposizioni del mercato che divide e esclude. Sia nelle civiltà antropologiche che in quelle moderne, come nelle sue espressioni religiose o civili, la festa risponde ad esigenze molto più profonde e autentiche. Si va dal bisogno di salvezza, tipico delle culture religiose, alla necessità, soprattutto nel dominio della modernità, di sospensione del ciclo produzione-consumo. Tutti abbiamo bisogno, contrariamente a quanto sostenuto da certe forme di calvinismo esasperato che vorrebbe ridurre l’uomo a lavoratore, di momenti di pausa, di svago, di gioco, di divertimento. Questi momenti sono diffusi in gran parte dell’anno, nel mondo giovanile (basti pensare alla “febbre del sabato sera”) e non solo. Ma la “festa” è essenzialmente “l’esplosione periodica organizzata del tempo libero…che dovrebbe, in teoria, riacquistare all’uomo la dimensione “umana” perduta nel lavoro”: (Encilopedia delle religioni, a cura di Alfonso M. Di Nola, vol II, pag. 1588. Vallecchi Editore). La festa si configura anche come “luogo” in cui si ricostruisce e si riafferma la propria identità sociale, attraverso lo stare insieme, il recupero del senso di appartenenza, il sentirsi membro di un corpo non smembrato dalle vicissitudini della vita. Non a caso moltissimi “emigranti” attendono le festività natalizie, estive, per rientrare nei luoghi di origine. La festa, pertanto, è solo un “pretesto” per “ritrovarsi”, sia come singoli che come comunità. Nel Natale che si avvicina, benché “il modulo di salvazione sia quasi del tutto scomparso, rimangono o vanno emergendo nuove istanze di libertà” e di liberazione da un crescente processo di deumanizzazione.

Domenico Casa

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