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Operazione della Finanza: sigilli a numerosi immobili in varie località cilentane di proprietà di un imprenditore

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Maxi confisca per tre milioni e mezzo di euro di beni immobili ad un noto imprenditore immobiliare con precedenti penali per estorsione. Il nuovo provvedimento, eseguito nell’ambito dell’operazione denominata “Shylock” dai finanzieri della compagnia di Agropoli, agli ordini del capitano Fabio Antonacchio, coordinati dal procuratore Giancarlo Grippo e dal sostituto procuratore Valeria Palmieri, è stato emesso dal tribunale di Salerno dopo complesse indagini. La confisca ha riguardato 25 unità immobiliari (7 fabbricati e 18 terreni) situate ad Ascea, Pisciotta, Vallo della Lucania, Castelnuovo Cilento. L’emissione della misura di prevenzione patrimoniale è giunta al termine di un’indagine avviata d’iniziativa alla fine del 2012 dalle fiamme gialle, che hanno eseguito investigazioni patrimoniali passando al setaccio le operazioni finanziarie ed immobiliari effettuate dall’uomo e dal suo nucleo familiare, direttamente o tramite diverse società con cui lo stesso, negli ultimi 13 anni, ha condotto investimenti immobiliari nei principali centri costieri del Cilento. Le indagini a luglio scorso avevano già portato all’esecuzione di una prima misura di prevenzione patrimoniale con riferimento alle partecipazioni di controllo in due società immobiliari e le quote in 11 immobili (2 fabbricati e 9 terreni) situati a Pollica, acquistate diversi anni fa con i guadagni dell’attività estorsiva ed usuraria posta in essere dall’uomo. Difatti, pur avendo dichiarato redditi pari a zero dal 2000 al 2006, a partire dal 2003 l’imprenditore è riuscito ad acquisire le partecipazioni nelle due società, poi incrementate fino ad ottenerne la maggioranza per esercitarne il controllo, con un apporto pro quota superiore a 500.000 euro. Gli inquirenti hanno escluso che l’acquisto delle quote sia avvenuto con denaro pulito. Nel corso delle udienze i difensori hanno tentato di dimostrare la provenienza lecita di tali “sproporzionate” iniezioni di capitali nelle sue società, sostenendo, con delle attestazioni di notorietà, che le ingenti risorse provenivano totalmente da laute “sovvenzioni” erogate dai suoceri, quando in realtà dai bilanci delle due società a responsabilità limitata i medesimi non figuravano né quali soci, né tantomeno come meri finanziatori. In base alle evidenze investigative la Procura ha richiesto al tribunale l’estensione della misura di prevenzione agli immobili detenuti direttamente dalle due società immobiliari controllate dall’imprenditore. (Angela Sabetta – La Città)

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