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Massa Lubrense i cinquecento anni della Cattedrale con il Cardinale Sepe – VIDEO

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Massa Lubrense, Penisola sorrentina. Una storia lunga cinquecento anni, fatta non solo di preghiere e di grazie ricevute ma anche di eventi che è giusto recuperare dall’oblio. Sabato  pomeriggio, alle 18, la ex cattedrale di Massa Lubrense ha festeggiato il mezzo millennio. In splendida salute. Da Napoli è arrivato il cardinale Sepe che  ha officiato la celebrazione solenne, coadiuvato da tutto il clero locale e dal giovane parroco Rito Maresca e si è rivolto alla cittadinanza massese sviluppando un concetto che va ben oltre il messaggio augurale: «Ho accettato con gioia l’invito perché questa chiesa non è stata, e non sarà mai, “solo” un tempio cristiano, ma un punto di riferimento per scandire il tempo della città e assecondare la crescita morale del territorio». Un faro, insomma, come quello situato sulla sommità del Vervece, il grande scoglio che somiglia ad un caprone ispido e grosso – donde il nome, mutuato da Vervex che vuol dire, appunto, caprone – e un tempo lo è stato per davvero, perché la prima cattedrale venne edificata tra la spiaggetta di Fontanelle, sulle macerie di un tempio pagano, e il molo del borgo dei pescatori, quasi immersa nel mare per consentire alle madri e alle mogli dei pescatori di pregare perché il mare si mostrasse clemente per i loro cari che a forza di remi sfidavano ogni notte le correnti di Punta Campanella. Spesso traditrici, come ha mirabilmente scritto Norman Douglas in “La terra delle sirene”, il bestseller interamente dedicato ai contrafforti dolci che vanno verso Sant’Agata e verso la cala di Ieranto (ora gestita dal Fai che l’ha salvata), dalla quale per decenni si è estratta la pietra che dette vita alla prima Italsider. Da Fontanelle, in seguito, la cattedrale emigrò all’Annunziata, ma durò poco perché fu rasa al suolo dalle bombe di Ferrante I d’Aragona che così intese “punire” Massa Lubrense rimasta fedele agli odiati angioini. La festa della cattedrale segna un riavvicinamento tra Massa Lubrense e Napoli. Un tempo i rapporti culturali, artistici ma soprattutto commerciali tra le due comunità erano intensi e il luogo d’incontro era la porta che si chiamò di Massa, all’altezza dell’Immacolatella, dove attraccavano i velieri. I commercianti massesi trafficavano in olio, noci, limoni e trecce di fior di latte allestendo l’esposizione della preziosa mercanzia al riparo della porta. Una fascinosa tradizione che si è perduta e la festa della cattedrale la riporta, almeno virtualmente e per un giorno, di attualità. «Questo aspetto, unito a quello religioso, è molto importante», dice Stefano Ruocco, presidente dell’Archeoclub, che ha allestito una mostra ripercorrendo i 500 anni della chiesa con una foto per ogni anno. «Abbiamo ricostruito la storia dell’episcopato, la rivalità con Sorrento – Massa rivendica la prima sede del Vescovado – e abbiamo posto nella giusta luce le splendide maioliche del pavimento firmate da Ignazio Chiaiese, uno dei maestri riggiolari più famosi». Chiudiamo con il messaggio del parroco Rito Maresca per riportare il discorso alla sua matrice religiosa: «Con la guida illuminata del cardinale Sepe riusciremo a dare il giusto risalto alle “pietre morte” della Cattedrale ma anche a quelle “vive” dei giovani sui quali dobbiamo costruire il futuro». Carlo Franco

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