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Ravello, bimbo morto dopo pranzo a Scala. Tre indagati

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Ravello, Costiera amalfitana .  Rischiano un processo per omicidio colposo i ristoratori di Scala che lo scorso ottobre servirono un piatto di scialatielli al bimbo inglese W.C., morto per le conseguenze di uno choc anafilattico. Il sostituto procuratore Elena Cosentino ha chiuso l’inchiesta, notificando a tre persone un avviso di conclusione delle indagini che collega la morte del bambino al latte contenuto nell’impasto degli scialatielli, a cui il piccolo di 7 anni era allergico. Indagati sono la titolare del ristorante, Francesca Ferrigno, il cuoco Luigi Cioffi e la maitre Ester Ferrigno, a cui sarebbe stata comunicata l’allergia alimentare del bambino. Decisiva per l’inchiesta è stata la consulenza dei medici legali Gaetano Buonocore, Umberto Ferbo e Giovanni Gallotta, che hanno confermato alla Procura la diagnosi di un decesso per choc anafilattico, escludendo eventuali concorsi di colpa a carico dei medici che prestarono i soccorsi al bambino. La consulenza è giunta alla conclusione che quando il bimbo si sentì male e i medici tentarono di salvarlo era già troppo tardi per evitare il peggio. La tragedia avvenne il 27 ottobre. Il piccolo era giunto n Costa amalfitana insieme ai genitori, con una comitiva di connazionali dalla contea inglese West Sussex. Avevano mangiato nel ristorante di Scala, dove erano arrivati in pullman da Sorrento, e la madre ha raccontato di avere ordinato per lui un piatto di pasta al sugo senza formaggio, spiegando che il figlio era allergico al lattosio. Forse la richiesta non fu compresa nei dettagli, o forse nessuno pensò che tra gli ingredienti della pasta fatta a mano potesse esservi del latte. Certo è che passò all’incirca un’ora e il bambino si sentì male e perse i sensi. Il malore lo colse nei pressi della galleria di Ravello, dove la comitiva con cui viaggiava era appena scesa dall’autobus turistico per iniziare l’escursione. A soccorrerlo per primo fu il medico della cittadina, poi il trasporto all’ospedale di Castiglione dove il personale riuscì a ripristinare il battito cardiaco. Il cuore era però rimasto fermo per quindici minuti e le conseguenze furono fatali. Non bastò il trasferimento d’urgenza all’ospedale Santobono di Napoli, il piccolo paziente spirò tre giorni dopo e nel frattempo i carabinieri del Nas avevano già avviato le indagini acquisendo elementi nel ristorante di Scala. Sotto choc i gestori . «Sono genitori e stanno vivendo il dolore della mamma e del padre del bambino» commentò l’avvocato Marcello Giani, che con la collega Stefania Forlani ne ha assunto la difesa. Ora potranno presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal magistrato, poi potrebbe arrivare nei loro confronti la richiesta di rinvio a giudizio. di Clemy De Maio, La Città di Salerno

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