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I ringraziamenti di Angelo Tajani a Positanonews per le informazioni date ci riempie di gioia

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E' bello ricevere i ringraziamenti per il lavoro svolto anche durante le giornate di festa fra la Costa d' Amalfi e Sorrento e non possiamo che ringraziare di cuore Angelo Tajani per questo e le decine di migliai di lettori sparsi in 144 paesi di tutto il mondo

 Desidero ringraziare la direzione e la redazione di Positano News per la notevole quantità e qualità di notizie e cronache dalla costiere amalfitana e sorrentina che diffonde consentendo ai cittadini nella diaspora un collegamento giornaliero con i Patri Lidi

Angelo Tajani Svezia

Da Lettorediprovincia.blogspot.it riportiamo un articolo su Tajani (a sinistra nella foto) mentre presenta il suo libro "Miraggio svedese"

Lo scorso venerdì 21 marzo abbiamo ospitato, in Biblioteca “Manara” a Borgotaro, Angelo Tajani, scrittore e giornalista. Nato ad Amalfi, dopo aver incontrato una svedese, destinata a diventare sua moglie, emigrerà in Svezia. Tajani ha lavorato per oltre un trentennio nel settore alberghiero in Italia, Germania e Svezia, dove ha diretto i più prestigiosi alberghi di Stoccolma. Dagli anni '80 si è dedicato solo al giornalismo, collaborando con Il Giorno di Milano, Il Mattino di Napoli, il settimanale Oggi. Suoi articoli sono apparsi anche sulla Gazzetta di Parma, l'Arena di Verona e diversi settimanali svedesi. Dal '69 è iscritto all'Ordine dei giornalisti. Nel 1983 ha vinto il prestigioso Tarì d'oro della città di Amalfi e nel 1988 un riconoscimento dalla città di Tarsogno (PR).
Il miraggio svedese” è, a mio avviso, un libro molto importante.
Un libro che ci riconsegna la memoria di un'emigrazione per tanti versi anomala, diversa. Non solo perchè la Svezia non era meta comune degli emigranti italiani, ma anche perchè, come ben illustrato dall'autore, si è trattato di un'emigrazione per certi aspetti pilotata, organizzata. E' l'emigrazione di una precisa categoria, di persone con determinate abilità professionali. Non è l'emigrazione disperata di chi fugge da una vita di miserie e privazioni. Chi parte è mosso anche dal desiderio di migliorare i proprio guadagni, certo, ma è gente che il lavoro in Italia lo aveva, che si poteva vestire bene, con abiti di ottima fattura e magari si poteva permettere anche un Borsalino, un lusso per l'epoca. Quel che emerge chiaramente dal libro è che queste persone si sono trovate, loro malgrado, al centro di interessi più grandi di loro, tra i traffici e gli affari di un Agnelli o di un Wallenberg, che si scambiavano operai specializzati, come fossero pedine. Pedine che però erano uomini.
Uomini invogliati a partire da articoli scritti ad hoc sui giornali (si veda l'articolo apparso sul “Popolo” l'11 giugno 1946), illusi di trasferirsi nel paese del bengodi, nel paese senza poveri, ricchissimo di risorse, dove tutti hanno una casa confortevole e ricchi salari. Tutto questo si rivelerà presto un miraggio, un miraggio svedese, come giustamente titola il libro: Questi uomini si sentono ben presto ingannati, con un salario ridotto da altissime tasse e senza le tutele di cui avrebbero goduto in Italia. Un paese che, all'arrivo, li sottopone a procedure umilianti di disinfezione, e poi li accoglie in modo freddo, diffidente. Ma un paese in cui, pian piano, gli italiani si fanno benvolere, tanto che molti si sposano e si integrano, pur mantenendo le proprie tradizioni e la propria lingua.
Soprattutto è una storia raccolta dalle loro labbra, dalla viva voce dei protagonisti, dalle tante interviste raccolte dall'autore, che ci restituiscono le loro storie, i loro ricordi, in un racconto avvincente, che non può lasciare indifferenti, e che ci riporta alla memoria i racconti dei tanti parenti e amici del nostro Borgo che hanno percorso le strade dell'emigrazione e ci hanno spesso ricordato “com'è amaro il pane dell'esule”…
 
                                                                    Massimo Beccarelli

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