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Salerno. I parroci aprono alle famiglie gay. Messe per tutti. Battesimo e catechismo per i figli di coppie omosessuali

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I parroci salernitani aprono le porte alle famiglie gay che potranno partecipare alle funzioni liturgiche, far battezzare i propri bambini, iscriverli al catechismo. Beninteso, questo non significa riconoscere uno status giuridico ad un’unione che la Chiesa continua a non accettare ma, sulla scia di Papa Francesco, le parole d’ordine sono apertura e dialogo. Così risponde la diocesi salernitana all’ingorgo che rischia di crearsi da oggi in città. Da una parte l’inizio delle manifestazioni delle famiglie omosex, intenzionate a rivendicare il rispetto dei propri diritti. Dall’altra la festa dei giovani al Duomo e il meeting dei Salesiani a San Giovanni Bosco. Ma chi teme tensioni, assicurano i parroci, è fuori strada. «Stiamo per celebrare il 25 aprile e la libertà è il dono più grande per gli esseri umani – spiega don Mario Salerno della chiesa di San Demetrio – Abbiamo il dovere umano e cristiano dell’accoglienza, a prescindere dalle diversità canoniche e giuridiche. Non sono un moralista, anche se per noi il concetto di famiglia è ben diverso. Per quello che mi riguarda le famiglie omosessuali possono partecipare alle nostre Messe e noi saremo pronti ad accogliere i loro figli». Una coppia gay non potrà ricevere l’eucaristia «ma del resto – precisa ancora don Mario – neppure una coppia eterosessuale che convive al di fuori del matrimonio». L’arcivescovo Luigi Moretti era stato perentorio, sostenendo che «il concetto di famiglia è uno soltanto, altrimenti parliamo d’altro». «E’ evidente che abbiamo posizioni differenti rispetto a quelle delle famiglie Arcobaleno, ma non chiuderemo la porta in faccia a nessuno. Da sempre battezziamo i figli di coppie atee, non a caso sono previsti padrini e madrine chiamate ad accompagnare i piccoli nel loro cammino di fede», incalza don Pasquale Martino dei Salesiani. Sulla stessa lunghezza d’onda anche don Nello Senatore della chiesa di Gesù Risorto: «Grande rispetto per tutti, ma partiamo da posizioni differenti. Per noi la famiglia è composta da un uomo, una donna e dai figli, pur non volendo giudicare le scelte ed i sentimenti di nessuno. Quanto all’accoglienza, le nostre chiese sono da sempre aperte a tutti. Anche se accogliere non equivale a legittimare». A sottolineare l’importanza di non giudicare è don Felice Moliterno, giovane parroco della chiesa di Sant’Agostino: «La Chiesa non punta il dito contro nessuno. Anzi, c’è massimo rispetto per idee ed opinioni di tutti, perché ognuno è libero di intraprendere il percorso che ritiene migliore per se stesso. E’ chiaro che la nostra immagine di famiglia è ben altra, ma se due mamme dovessero rivolgersi a me chiedendomi di seguire il loro bambino nei nostri corsi di catechismo, non avrei alcuna difficoltà a dire di sì. Anzi, lo riterrei un mio dovere, come quello di aprire le Messe a tutti perché, come ci insegna Papa Francesco, l’unica strada percorribile è quella del dialogo». I “talebani” del vincolo, però esistono. Soprattutto a Salerno, città dove secondo la presidente nazionale di famiglie Arcobaleno, Giuseppina La Delfa, la percentuale di bigottismo è talmente elevata da spingere molte coppie a vivere nell’ombra. «Sono disgustata da questo ostruzionismo – tuona Pina Mossuto di Spazio donna – Se due uomini o due donne vogliono un figlio non ho nulla da eccepire. I problemi per cui combattere sono ben altri e chi non lo capisce vive nell’oscurantismo». A darle manforte, Ottavia Voza di Arcigay: « Anche per noi ognuno è libero di avere le proprie opinioni. L’importante è che certe forme di intolleranza non abbiano la pretesa di incidere sulla legislazione che è ancora ferma al palo. Il nostro interlocutore è lo Stato laico». Che finora, a livello locale come a livello nazionale, ha fatto orecchie da mercante. (Barbara Cangiano – La Città di Salerno)

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