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Pompei. Vincono i custodi, vigilanza ridotta di notte. Rivisti i turni, stop agli scioperi. Ma aumenta il rischio furti

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Pompei. Si può ritenere conclusa la vertenza scavi sul nodo della riorganizzazione del lavoro dei custodi. Più vigilanti di giorno e meno di notte. Passa il piano proposto dai sindacati: la soprintendenza ha dovuto cedere pur di porre fine alle ostilità. In termini concreti significa che il rischio di lasciare fuori dal sito migliaia di turisti, mentre i sindacati incrociano le braccia per protesta, è stato eliminato. Sul piano della sicurezza dell’area archeologica, però, aumentano le probabilità di rischio delle incursioni notturne. Allo stato attuale la rete di videosorveglianza, composta da 180 telecamere che vigilano sui 44 ettari e su 1500 edifici, non è sufficiente per garantire la sicurezza di tutta l’area archeologica e dei suoi tesori. Eliminare dal turno di notte le unità di vigilanza, affidando il controllo degli scavi alle sole telecamere, potrebbe esporre ad un serio pericolo – più di quanto non lo siano già – gli affreschi delle domus. Sono tanti gli episodi di furto e danneggiamento scoperti, a fatto compiuto, in zone non coperte dalle telecamere e, cosa ancor più grave, i cui autori non hanno ancora un nome ed un volto. Come è accaduto nel caso eclatante del furto dell’affresco della dea Artemide dalla domus di Nettuno, scoperto lo scorso 12 marzo ma chissà quando compiuto. Le telecamere del sistema di videosorveglianza, infatti, non coprono via Consolare, l’area tra Porta Ercolano e via delle Terme in cui si è consumato il furto misterioso. Il ladro della dea Artemide potrebbe essere entrato di giorno, acquistando un biglietto come un normale turista, essersi nascosto in una zona chiusa al pubblico e priva di telecamere, attendendo la notte per compiere il colpo, per poi lasciare il sito all’indomani. Questo è il prezzo che deve pagare l’area archeologica per non essere più chiusa dalle assemblee sindacali? Per adesso il soprintendente è soddisfatto. «L’accordo in questione, che ha avuto la piena condivisione di tutte le sigle sindacali presenti, è un passo in più verso una migliore tutela e fruizione dei siti vesuviani – ha dichiarato il soprintendente Massimo Osanna – anche nel pieno rispetto delle attività dei lavoratori degli scavi che vedono più equamente ridistribuito il loro carico di lavoro su aree archeologiche, come ben noto, estremamente vaste». L’accordo definitivo sulla riorganizzazione del servizio di vigilanza riguarda tutti i siti archeologici vesuviani. Dopo una serie di incontri – e scontri – tra la soprintendenza e le sigle sindacali dei lavoratori delle aree archeologiche, è stato raggiunto l’accordo finale che, attraverso la razionalizzazione delle risorse umane, «consentirà –precisano dalla soprintendenza – una migliore e più funzionale gestione dei turni degli addetti alla vigilanza». La ridistribuzione delle squadre ha interessato il personale di vigilanza in servizio in tutti i siti archeologici della soprintendenza, per uniformare ed equilibrare la composizione delle squadre. Le novità del piano, proposto dai sindacati e approvato dalla soprintendenza, prevede la definizione di compiti specifici dei coordinatori; la compresenza di due coordinatori per il turno antimeridiano e pomeridiano, con una rotazione, in via sperimentale, degli stessi su base semestrale e la riorganizzazione del funzionamento della sala regia. Il punto che lascia molto pensare e che crea un vuoto sulla sicurezza dell’area archeologica è il penultimo dell’accordo: la ridefinizione delle squadre di vigilanza notturna dei vari siti che ha, in particolare, consentito di recuperare diverse unità lavorative per i turni diurni. Ciò significa togliere uomini dai turni di notte per metterli nei turni di giorno. Di certo ne beneficeranno i turisti che, così, potranno avere una più vasta offerta di domus visitabili. Tutto però a discapito della sicurezza notturna di 1500 edifici tra domus, edifici pubblici ed attività commerciali; 242mila metri quadrati di struttura muraria; 17mila metri quadrati di superficie con pittura; 12mila metri quadrati di superficie pavimentata; 20mila metri quadrati di superficie coperta; 15mila metri quadrati di unità edilizia; 3mila e 500 metri quadrati di cintura di fortificazione. (Susy Malafronte – Il Mattino)  

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