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I sapori della Costiera esportati sul lago d´Orta

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 Cannavacciuolo porta in Piemonte la cucina mediterranea

Vico Equense – Brilla lontano dalla terra natia ma il suo talento richiama direttamente i profumi ed i sapori del sud. È Antonino Cannavacciuolo, originario della penisola sorrentina, chef del ristorante dell’hotel Villa Crespi, un meraviglioso palazzo in stile moresco incastonato nello scenario suggestivo del Lago d’Orta in Piemonte. Con il suo collega ed amico Gennaro Esposito – entrambi nati e cresciuti professionalmente a Vico Equense – è stabilmente insediato nella top ten dei ristoranti italiani della guida Espresso. Destino incrociato per queste due star dei fornelli che, a meno di quarant’anni, hanno conquistato un posto di primo piano nel gotha della gastronomia internazionale. I due chef nascono entrambi in quest’angolo di costiera sorrentina baciato dal dio dei gourmet, e già adolescenti frequentano scuola alberghiera e cucine dei ristoranti. A separarli pochi anni di età, ad unirli la passione per i prodotti locali e la tradizione gastronomica appresa direttamente in famiglia. Gennaro Esposito, dopo importanti esperienze in Italia ed all’estero decide che il suo futuro è nel luogo di nascita e comincia l’avventura della Torre del Saracino, il ristorante del borgo di Marina d’Aequa, oggi divenuto meta di buongustai più raffinati. Diverso il percorso per Antonino Cannavacciuolo, che prima va in giro nei grandi ristoranti di Francia e poi decide di fermarsi sulle sponde del lago d’Orta, «rapito» da Cinzia Primatesta, che diventerà sua moglie, e da quel vero gioiello dell’hotellerie che oggi è Villa Crespi. In pochi anni arriva il successo e la consacrazione per uno stile di cucina originale che richiama direttamente quanto di più antico posa esserci nella memoria gustativa e nella manualità di un cuoco formatosi all’ombra del Vesuvio. «Il Mediterraneo in visita al lago, si innamorò delle Alpi, e decise di portar loro in dote i suoi preziosi sapori», è il manifesto di questo giovane cuoco che fin dall’aspetto incarna l’idea del buon mangiare. «Per me la cucina è l’espressione dell’essenza della vita e come tale è una continua ricerca di crescita e di maturità. Lo stesso piatto può modificarsi nel tempo così come ciascuno di noi cambia interiormente di giorno in giorno. Prendo l’essenza stessa della materia prima e ritoccandola con pochi altri ingredienti cerco di raggiungere e ritrovare l’equilibrio del medesimo prodotto», dice Antonino Cannavacciuolo. Non è un caso, allora, che il suo stile in cucina nasce anche dall’impiego di ingredienti tipicamente piemontesi che si sposano perfettamente con materie prime e sapori che sono la quintessenza della sua nativa penisola sorrentina. Esempi: ravioli al plin partenopei, dove il ragù costituisce il ripieno della sfoglia tipica piemontese, o la pasta di Gragnano che, nel formato delle linguine si unisce ai calamaretti spillo ed al pane di Fobello. (Francesco Aiello il Mattino)

inserito da A. Cinque

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