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Lamentarsi fa male a se stessi e agli altri che ascoltano

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È difficile non cedere alla tentazione di lamentarsi. Poter raccontare agli altri quelli che sono i nostri problemi, spesso utilizzati come alibi per giustificare rendimenti non al top, è un’attività alla quale sono dediti in molti.

Lo scopo è il più delle volte quello di sfogarsi, lasciando che l’altro ci risollevi il morale, mostrandoci soluzioni che il nostro sguardo, appannato dal pessimismo, non riesce più a vedere. In altri casi, però, la lamentela è fine a se stessa. Non si è in grado di ascoltare l’altro, non si vuole apprendere dai suoi consigli, preferendo crogiolarsi nel mare di negatività nel quale si è sprofondati. Così facendo, però, in quel mare si è destinati ad affogare.

I pensieri negativi, infatti, portano alla nascita di nuovi pensieri negativi e il pessimismo, quello inalato dagli altri o sbuffato da noi stessi, genera un vortice di malessere, in grado di provocare effetti non solo sulla salute psichica, ma anche su quella fisica.

L’autore e studioso della natura umana Steven Parton, come racconta The Inc. Life, ha elencato tre motivi scientifici per i quali secondo lui è pericoloso per il nostro cervello e per il nostro fisico lamentarsi in continuazione.

Pensieri negativi generano nuovi pensieri negativi

“I neuroni del cervello umano sono connessi tra loro dalle sinapsi, separate dal cosiddetto spazio sinaptico. Ogni volta che si formula un pensiero una sinapsi si collega a un’altra, creando così un ponte attraverso il quale vengono trasportate le informazioni. Il cervello si modella in base a questa attività e la ripetizione di pensieri pessimisti porta le coppie di sinapsi che rappresentano inclinazioni negative a trovarsi più vicine tra loro. Nel momento in cui si formulano nuovi pensieri sarà più probabile che il più veloce a formarsi sarà quello che avrà una distanze minore da percorrere”. Formulare pensieri negativi facilita dunque la nuova formazione di una visione pessimistica dei fatti. La vostra personalità ne risente e finirà per diventare una calamita per le calamità.
Frequentare persone pessimiste aumenta la negatività

“Quando stiamo accanto a qualcuno che sta vivendo un’emozione forte (sia essa rabbia, felicità o tristezza) il nostro cervello sperimenta la stessa emozione, immaginando cosa l’altro stia attraversando. E ancora una volta entrano in azione le sinapsi del cervello”. L’empatia dunque è una brutta bestia quando si ha a che fare con persone tristi e negative. Coltivando un rapporto con una persona pessimista di natura è possibile che ascoltare le sue lamentele tutto il giorno possa in qualche modo infettare anche noi. Un avvertimento che certamente non deve tradursi in un invito ad abbandonare gli amici nel momento del bisogno.
Lo stress agisce anche sulla salute fisica

“Quando il cervello è dedito a pensieri negativi si indebolisce il sistema immunitario. La pressione sanguigna si alza e aumenta il rischio di malattie cardiache, obesità e diabete. Si interferisce sulle capacità di apprendimento e sulla memoria”. Il cortisolo, l’ormone dello stress, è il principale responsabile di questi disturbi. Adagiarsi fra pensieri negativi non ha dunque conseguenze solo sulla salute psichica, ma anche su quella fisica. Un’ulteriore buona motivazione per cercare di pensare positivo.

Lamentarsi fa male a se stessi e agli altri che ascoltano Le continue lamentele, soprattutto se ascoltate in modo passivo, rendono assonnati e di cattivo umore: questo è risaputo. Ma quello che molti non sanno è che l’ampiezza dei problemi provocati potrebbe estendersi ben oltre l’umore del momento e provocare veri e propri danni cerebrali nel ricevente. Chiacchiere non costruttive e lagnanze, infatti, sono il risultato di un atteggiamento arcaico che ha come scopo quello di liberarsi di stati emotivi opprimenti.

A farne le spese, però, è chi subisce l’influsso passivo di tali lamentele. Esse, difatti, producono onde magnetiche le quali spengono letteralmente i neuroni dell’ippocampo, i quali hanno, tra l’altro, la funzione di risolvere i problemi. L’esposizione a chiacchiere o negatività varie, che duri più di mezz’ora, è nociva per il cervello, sia che provenga da persone reali sia che sia un prodotto dei media.

Evitare le chiacchiere vuote
La buona notizia è che queste lagnanze possono spesso essere evitate; la cattiva, invece, è che non sempre avremo voglia di farlo. Infatti, la televisione, primo media a diffondere chiacchiere che non arricchiscono in alcun modo la conversazione né l’ascoltatore, può essere spenta ogni volta che l’ascoltatore, reso consapevole, lo nota. Una persona in carne e ossa non può chiaramente essere “spenta”, ma possiamo sempre invitarla a respirare profondamente per calmarsi.

Ciò che però dobbiamo valutare è che la lamentela è diventata una parte così importante della nostra vita quotidiana che, inconsapevolmente, ne siamo divenuti assuefatti. Spesso le persone non sono consapevoli degli effetti negativi comportati dalle lamentela ed hanno davvero voglia di metterla in atto, interpretandola probabilmente come una sorta di sfogo.

Quando siamo noi a lamentarci
Di conseguenza, non solo a volte non saremo motivati a deviare la conversazione quando il nostro interlocutore si sta lagnando, ma saremo noi stessi a volerlo fare. Che cosa accade in questo caso? Le conseguenze potrebbero essere molto peggiori di quelle che immaginiamo. Con il consolidarsi dell’abitudine a lamentarsi, infatti, i neuroni si specializzano in contenuti di basso livello.

Così facendo, il cervello perde in inventiva, creatività, capacità di risolvere le difficoltà e le situazioni critiche. Tutte queste abilità sono, invece, proprie di un cervello in movimento, volto a creare, proprio delle persone consapevoli che alla lamentela preferiscono il pensiero attivo, in grado di trasformare le crisi in opportunità.

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Commenti

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  1. Scritto da Peppe concord

    Il problema è che del presente non ci sono possibilità di soluzioni e ci si lamenta per forza mentre se vogliamo positività la troviamo nel passato. Io con i miei amici e parenti, del passato ne parliamo sempre col sorriso, del presente e del futuro invece con la faccia quasi sempre contrariata. Non sono lamenti sono foto della realtà.

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