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“Con straordinario trasporto”, celebrazione delle magnifiche macchine a spalla italiane. foto

Con Straordinario Trasporto” è una mostra allestita nella chiesa sconsacrata di San Sisto nel cuore di Milano, sede dello Studio Museo Francesco Messina, visitabile fino al prossimo 14 febbraio 2020 che riunisce per la prima volta: i Gigli di Nola, la Varia di Palmi, la Faradda dei Candelieri di Sassari, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, appartenenti alla – Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane– patrimonio dell’UNESCO, e i Ceri di Gubbio il cui iter per essere riconosciuti Patrimonio dell’Umanità è in corso d’opera e di definizione. La mostra milanese è curata da Patrizia Giancotti (antropologa e fotografa), Patrizia Nardi (responsabile tecnico-scientifico progetti Unesco per la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane) e da Maria Fratelli (dirigente Case Museo Progetti Speciali Comune di Milano). Una mostra – evento dove alle ‘Macchine a Spalla‘ferme’ e prive dei corpi che le sorreggono e le vivificano durante il percorso, replicano le immagini tratte dai film di Francesco De Melis – compositore, etnomusicologo, regista : Un patrimonio sulle spalle prodotto dall’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia e – Prodigio in slow motion – . Dice Patrizia Giancotti: “Quello che muove le ‘Grandi Macchine’ è un impeto comune che le conduce alla meta. Sono la metafora dell’impresa impossibile”. A proposito di quest’impeto per l’impresa impossibile ci piace menzionare  anche i riti pasquali tipici della penisola sorrentina, anche se in questo caso non siamo in presenza di macchine ma è  la statua della Madonna o del Cristo morto protagonista dello straordinario trasporto nato in contesti storici e culturali che meritano altrettanta attenzione e analisi antropologica. Perdonate questa digressione partigiana, e  torniamo alla mostra meneghina aggiungendo che lo spazio espositivo dedicato a queste macchine ci permette riflessioni etnologiche e antropologiche, come scrive Mircea Eliade, in un contesto metastorico dove si elude l’imbalsamazione culturale di tali rituali o, peggio, una loro manipolazione e mercificazione con finalità economiche e di mercato imposte dall’imperante economia neocapitalista e se ne apprezza tutta la potenza espressiva.
a cura di Luigi De Rosa

(le foto sono tratte dal web, se desiderate approfondire l’argomento vi consiglio “Riti popolari” di Domenico Sabino su “Alias” da Il Manifesto ediz. del 25 gennaio 2020)

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