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Housing sociale di Sant’Agnello sotto accusa. Esposto del WWF “Vietato a Sorrento e altrove e qui si fa!” Il commento di Mare M5S foto

Housing sociale di Sant’Agnello sotto accusa. Esposto del WWF “Vietato a Sorrento e altrove e qui si!” Il commento di Mare M5S . Vincenzo Iurillo su Il Fatto Quotidiano ha riacceso i riflettori sulla vicenda Housing sociale di Sant’Agnello. In questo articolo si parla di intrecci vari da inchiesta giornalistica, della società di Elefante e Quagliarella, ex giocatore del Napoli originario di Castellammare di Stabia, di 52 appartamenti voluti dall’amministrazione di Piergiorgio Sagristani che è praticamente agli ultimi sgoccioli , mancano solo i servizi praticamente, ci sono state tante polemiche sul fatto che i costi fossero poco “sociali” , sulle procedure etc, ma nessuno ha fatto ricorso al Tar , il Tribunale Regionale della Campania che a Napoli ha poi bocciato altre housing sociali simili, e quindi dal punto di vista amministrativo non vi sono nessun tipo di irregolarità rilevate. Ma dove si è fatto ricorso il Tar ha bocciato inesorabilmente la procedura, quindi , a detta degli esponenti, è solo per questo che quest’opera non è stata bloccata. Sarà così? Intanto sarà la Procura della Repubblica di Torre Annunziata a vagliare il tutto.

Qui l’articolo de Il Fatto Quotidiano a firma di Vincenzo Iurillo 

 

Questa la reazione del Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Piano di Sorrento Salvatore Mare che ha così commentato:

La ricostruzione di Vincenzo Iurillo sul Fatto Quotidiano, a seguito di un esposto del WWF risalente ad un paio di anni fa, è terribile: giudici, costruttori, imprenditori, armatori, tutti collegati in un sodalizio, in uno scambio reciproco, il do ut des “costiero”, che avrebbe trovato terreno fertile nel feudo santanellese.
Mi appare vano riprendere strade già percorse in solitario, la mia posizione è già stata assunta ed è chiara e va al di là delle persone, giacché sono e sarò sempre garantista. D’altro canto lo dice l’articolo 27, comma 2, della Costituzione, quella che insieme alla maggioranza degli italiani ho difeso il 4 dicembre del 2016: «L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva». Se non bastasse mi rifaccio anche all’articolo 6, comma 2, della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo: «Ogni persona accusata di un reato è presunta innocente sino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente accertata».
Ma il fatto politico è altra cosa: il conflitto d’interessi non può essere inteso solo verso l’avversario, ma dev’essere al centro di ogni forza politica che si appresti a governare o stia amministrando un ente pubblico. Un amministratore dev’essere limpido, non può essere chiacchierato; deve risolvere o mettere a tacere tutte le voci e le accuse, e solo dopo potrà essere sereno nella gestione della cosa pubblica.

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