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Dal Nord alla Costa d’Amalfi. Terrazze al sole. Il paesaggio e la vita italiana nella pittura dei viaggiatori del XX secolo

Lo sguardo, quello di Massimo Bignardi che incrocia altri sguardi; i luoghi, quelli che ha attraversato sui passi dei grand tourist che lo hanno preceduto sulle tracce della bellezza. Da qualche giorno è in libreria «Terrazze al sole. Il paesaggio e la vita italiana nella pittura dei viaggiatori del XX secolo» (Liguori editore), ultimo lavoro dello storico e critico d’arte salernitano. È un libro dedicato al viaggio in Italia nel XX secolo, frutto di una ricerca attenta e sapiente (la premessa è il progetto «Territori del Sole» sfociato nella mostra tenutasi a Budapest nel 1994) ma è soprattutto un viaggio interiore, con itinerari, tappe, scelte che hanno segnato, lascia intendere l’autore, un importante periodo della sua vita. A firmare l’introduzione di questo libro «bellissimo perché pone al centro due questioni cruciali: lo sguardo e i luoghi» – si parte dalle coste liguri, con il soggiorno di Kandinskij per raggiungere Ben Nicholson tra le colline toscane, Escher tra i monti dell’Abruzzo per poi scendere giù sulla costa d’Amalfi, fino alla Sicilia dei contemporanei Susanne Ristow e Dirk Westermann – è il paesologo Franco Arminio.
Bignardi, qual è il fil rouge che tiene insieme sguardi e luoghi?
«Il viaggio ha segnato la mia vita sia perché da 40 anni, ad ogni inizio d’anno accademico, mi aspetta un treno o un autobus per andare dapprima, nel 1982 in Calabria, poi a Urbino, Milano, Napoli e infine da 15 anni a Siena, sia perché il viaggio lascia tracce indelebili nella nostra coscienza in quanto segna un nuovo incontro, un’ulteriore occasione di confronto, una relazione. La possibilità di ricostruire, nel corso di questi ultimi tre decenni, innanzi tutto attraverso le opere, le lettere e la documentazione, i viaggi di tanti artisti stranieri giunti nell’Italia del XX secolo, mi ha sollecitato a tessere, nella dimensione di un sé collettivo, una rete di rapporti empatici con i personaggi che, uno ad uno, incontravo nei miei studi. È difficile spiegare in poche parole la relazione che lega le pagine dedicate al soggiorno in Liguria di Kandinskij in compagnia di Gabriele Münter e la stagione che io, in quei mesi di ricerca, vivevo. Così sarà per il soggiorno di Gubler a Lipari, non distante dalla mia Stromboli, dalla marina grande di Scilla, o per Kokoschka nel suo ultimo viaggio in Puglia, o per Magritte e il suo soggiorno ischitano a metà degli 60 poco distante dalla mia casa. In fondo, sostiene Pessoa, il viaggio è sempre interiore, è come l’incontro che si ha con un’opera d’arte che assume i contorni di una relazione intima».
È un libro che sfiora l’autobiografia?
«Non lo è se il lettore si allontana dall’idea di trovare nelle pagine l’immediato rapporto con le mie esperienze, la vita, le passioni o le cadute nelle gole incise da pause di silenzio. Lo specchio non c’è. È la figura opaca che attraversa la scrittura e fa da voce narrante, a volte sono i luoghi e s’intuisce con chiarezza quando parlo della Costa di Amalfi e degli artisti che vi hanno trovato riparo dall’Europa in fiamme o dalla falsa euforia degli anni del miracolo economico: Minori con Lisa Krugel, Positano con Lubbers, Kokoschka, Ruta, Harloff e tanti altri, Amalfi con i più giovani Zimmer, Selim Abdullah sono luoghi della mia infanzia, le tappe del mio immaginario primordiale, il desiderio aurorale del viaggio che oggi torna con insistenza».
Un anno intenso quello appena trascorso…
«Beh, «Terrazze» è stato preceduto dalla pubblicazione del primo volume degli scritti di Enrico Crispolti sulla questione meridionale dell’arte, dal saggio sul quartiere di Kirchberg a Lussemburgo, oltre a diverse mostre e direzioni di cantieri d’arte Ambientale».
Quali sono i suoi programmi invece per il 2020?
«Da settembre lascio l’insegnamento universitario per raggiunti limiti di età. Potrei restare fino al 2023, ma ho preferito dare la possibilità a giovani ricercatori di trovare una loro stabilità. Nei progetti immediati c’è l’impegno al FRaC Baronissi consolidando maggiormente una struttura di forte promozione dell’arte contemporanea in area regionale, la direzione dei cantieri di operatività ambientale di Tuoro sul Trasimeno, di Trequanda in Toscana e del Baldofestival a Caprino Veronese. Per il prossimo Natale l’uscita di La Lune et le Soleil, un libro dedicato a Joan Miró. Infine da qualche anno accarezzo l’idea di andare in Andalusia, ove spero potrebbe aprirsi una possibilità di insegnamento».
E Salerno?
«A chi per quasi quarant’anni ha fatto convivere la memoria con la realtà, l’ondivago sentirsi tra esterno ed interno, torna difficile immaginare un progetto».
Erminia Pellecchia , Il Mattino

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