Positano News - Notizie della Costiera Amalfitana Penisola Sorrentina Campania - Positano News

Stupro dell’Hotel Alimuri: riflessioni di una ventenne della penisola

Più informazioni su

Di stamattina è la notizia della condanna dei cinque ex dipendenti dell’hotel Alimuri di Meta, per lo stupro di una turista inglese in vacanza in penisola sorrentina.

Leggendo la notizia della condanna, mi torna alla mente uno scenario vissuto tempo fa, in cui amici discutono con toni da bar, tra il divertito, il menefreghista e l’indignato la vicenda.

C’è il padre di famiglia GL che ribadisce divertito la “facilità delle straniere”, facendo un discorsetto che si potrebbe sintetizzare con un: “a finale lei ci stava.”

Una totale mancanza di empatia, compassione, comprensione. Non per UNA donna. QUELLA donna. Ma per tutte le donne. Compresa me, e le altre donne presenti e assenti.

In quell’occasione GL ha valutato l’evento con la superficialità – e perché no, la curiosità – di chi è abituato a vedere questi scenari di violenze di gruppo dei film porno. L’immaginario di quest’uomo, così come l’immaginario collettivo, ne è stato influenzato.

Sta di fatto che titilla il palato di persone che non riescono a scindere la fantasia dalla realtà. E’ di una persona reale che stiamo parlando. Tanto reale quanto sua moglie, sua figlia, sua madre. Quanto me.

Me, una ragazza ventenne, spesso scambiata per una straniera sulle spiagge di Meta e Sorrento per via dei suoi colori chiari. Più volte ho sentito gruppi di amici ipotizzare ad alta voce (tanto io non avrei capito essendo straniera) scenari simili a quelli dell’Hotel Alimuri, che avrebbero visto me come inconsapevole protagonista. Una, due, tre volte. Ragazzi della mia età, o anche ragazzetti tredicenni che già nutrono di questi orrori il proprio immaginario.

Ho cercato di riderci sopra, sono stata tentata di parlare ai ragazzi in italiano per metterli a disagio. Invece non ho detto niente e sono tornata a casa col magone.

Avrei voluto raccontare questi episodi a GL. Dirgli che non sono capitati solo a me, ma anche a vere straniere, ragazze in vacanza per conto loro chiamate “Darling” davanti a loro in un’inglese stentato, e “Questa troia” girandosi con gli amici.

Questa duplicità, caro padre di famiglia, mi spaventa ogni volta che sono in spiaggia, in un bar o in discoteca da sola. Non sono una straniera, è vero, sono “dei vostri”, ma questo in qualche modo non mi fa sentire meglio.

C’è chi si immedesima nelle mamme dei carnefici

Posso capire che un uomo cresciuto nel clima retrogrado dei nostri luoghi non abbia mai sviluppato l’empatia necessaria per immedesimarsi in una donna.

La cosa che mi ha più ferito è stato come anche le donne presenti si siano chiuse ad ogni forma di empatia verso la turista inglese. Parlo di persone che mi sono vicine e che ho sempre considerato modelli di affetto, generosità e bontà.

Quella straniera veniva vista evidentemente come “altro da loro”, e dunque come empatizzare con una donna straniera che decide di fidarsi del prossimo? Che forse si approccia in maniera più libera e aperta all’incontro, ma non per questo merita di essere violentata.

Capisco sia estremamente difficile ammettere che ci sarebbero potute essere loro al posto di quella signora inglese. Vorrebbe dire ammettere che anche loro sono in pericolo. Che in una sottocultura che ammette certi atteggiamenti da parte degli uomini come “nella loro natura”, o li liquida come “bravate”, siamo tutte in pericolo, appena proviamo a vivere con spensieratezza.

Invece, in maniera netta, decidono di immedesimarsi nella parte delle madri delle vittime. “A quei ragazzi è stata rovinata la vita.”

“E’ terribile, pensa se al posto di questi ragazzi ci fossero stati i nostri figli!”

E dunque è così che avete educato i vostri figli? Allo stupro di gruppo? A vantarsi delle violenze nelle chat, come se fosse un gioco?

E invece legare la sessualità al rispetto per l’altro gliel’avete insegnato? L’integrità morale, è qualcosa di cui avete dato l’esempio? La comprensione, l’empatia per chi soffre?

E gli avete parlato della vostra esperienza come donne? Gli avete detto che da ragazze vi dava fastidio chi vi faceva commenti pesanti per strada? E che più volte vi siete sentite obbligate a fare qualcosa che non vi andava, e che avete imparato a non cedere alle pressione psicologiche? Che la paura vi ha sempre impedito di viaggiare da sole. Che giudicate le altre donne per sentirvi più al sicuro? Che il “se l’era cercata” vi fa sentire meglio perché voi “non ve la cerchereste” mai?

Una visione appiattita dello stupro.

L’immagine associata alla notizia su alcuni web-magazine è un volto di donna che si protegge con le mani da un’aggressione. Immagine stereotipata che rimanda alla visione di ML, una ragazza poco più grande di me che su Facebook commenta: “Perché forse io ho qualche ritardo mentale e credo che lo stupro sia quando ad una donna viene impedito di muoversi e la si costringe a fare atti sessuali, magari mi sbaglio,” che restituisce una visione appiattita e semplicistica della dinamica della violenza sessuale.

Non basta salire a casa di un uomo per “starci”. O tantomeno andarci a braccetto. Si può stare anche già nudi in un letto, ma è sacrosanta la propria volontà di sottrarsi in qualunque momento si provi disagio. Sappiamo che la violenza prima ancora di essere fisica è psicologica. Ma in qualunque forma essa si manifesti, è solo quando si comprende di averla subita che si può denunciare il fatto.

ML su Facebook liquida la turista inglese come “una psicopatica,” associandosi al mare di uomini che condanna ogni volontà e sentimento di una donna come un capriccio, una psicosi, qualcosa di fastidioso che deve essere messo a tacere. Come giustificare la leggerezza di ML?

Forse ML è stata a sua volta chiamata psicopatica e capricciosa da uomini e donne nella sua vita. Se riconoscesse dei sentimenti, delle volontà alla signora inglese, ML dovrebbe riconoscere di aver sbagliato anche lei stessa ad assoggettarsi alla legge dei padri, dei mariti, quando la legge del proprio cuore le diceva altrimenti.

La lezione da estrapolare.

E’ cominciato con il movimento #metoo. Nove, sette, quattro anni di galera sono solo una conseguenza di un comportamento predatorio – una conseguenza non scontata in un sistema giudiziario che troppo spesso chiede alle donne vittime di stupro “come erano vestite” – ovvero addossando loro ogni colpa e responsabilità.

Non conosco personalmente i ragazzi che si sono macchiati di queste azioni, ma conosco tanti ragazzi simili a loro in atteggiamenti e pensieri. Conosco molte persone che con tanta leggerezza hanno preso le loro parti.

Non è stato semplice per me, una ragazza della penisola come tante, capire come le persone attorno a me, che consideravo di buon cuore, potessero dare forza a un sistema che rende me più insicura, loro più deboli, i ragazzi e gli uomini onnipotenti, prepotenti, ma anche predisposti, da una società come la nostra, ad azioni aberranti, che ne compromettono il futuro e gli anneriscono l’animo.

Questo articolo è molto personale, e guarda alle cause e le conseguenze rispetto al singolo e alla collettività, invece che i dettagli giudiziari di un caso specifico. E’ un modo di cercare di comprendere il punto di vista di chi sostiene o giustifica l’approfittarsi del prossimo, e parlare a coloro a cui non ho saputo dire in faccia tutte queste cose, ammutolita dalla rabbia e dallo sconforto.

Il dolore di quella turista inglese è il nostro. Le azioni di qui ragazzi sono la nostra bestia nera, quella della nostra cultura. Spero che questa crudeltà continuerà a far posto sempre di più ad un’energia femminile di cura, amore, comprensione.

E che noi donne cominceremo a sentirci donne, prima che madri. E che da madri insegneremo ai nostri figli empatia, compassione, responsabilità.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Positano News, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Peppe Ferraioli

    Brava, condivido il tuo pensiero, speriamo che si possa cambiare.

  2. Scritto da Peppe Ferraioli

    Brava

  3. Scritto da Max

    Brava, ottime argomentazioni, ti fanno onore.